4 giugno 2020
Aggiornato 06:30
i siti delle startup non funzionano

In Italia 1 startup su 2 non ha un sito responsive

Secondo un report stilato da Instilla, solo il 49,2% dei siti dichiarati dalle startup supera il Google Mobile Friendly Test. Questo significa che la metà non è responsive

Una startup su 2 non ha il sito responsive
Una startup su 2 non ha il sito responsive Shutterstock

ROMA - Meno di una startup su cinque ha il proprio sito internet che non funziona. Sui siti dichiarati, la metà di questi non è responsive. Un vero paradosso se consideriamo il fatto che gli startupper dovrebbero essere dei veri e propri maghi nella digitalizzazione della propria impresa. I risultati emergono da un report presentato da Instilla, società specializzata in marketing digitale, che ha preso in esame le startup iscritte al Registro delle Camere di Commercio al 31 dicembre 2015. Ed ebbene sì, sulle 5143 imprese iscritte al registro il 31 dicembre 2015, 2998 (il 58,3%) hanno indicato di avere un sito web. E di questi il 27,7% non funziona. In alcuni casi non è raggiungibile (55,9%), oppure in costruzione (41%).

Troppi siti web non funzionanti
Osservando il rapporto tra siti web dichiarati e siti web effettivamente funzionanti (rispetto alla data di inizio attività dichiarata) emerge come come la percentuale di siti web non funzionanti aumenti al crescere dell’anno di inizio attività, dal 14.3% del 2009 al 30.7% del 2015. Ma non è tutto, perché nella maggior parte dei casi gli utenti che visitano il sito delle startup non si ferma. E questo perché la piattaforme hanno una scarsa velocità di caricamento delle pagine, soprattutto dai dispositivi mobili. Il risultato è che cresce inesorabilmente il cosiddetto bounce rate, ovvero il tasso di visitatori che accedono al sito ed escono entro pochi secondi.

I siti delle startup non sono responsive
Il report, inoltre, ha analizzato anche il Google Mobile Friendly Test un test che consente di scoprire se Google riconosce il sito web come responsive, ovvero ottimizzato per la visualizzazione da smartphone e tablet. Il risultato è che solo il 68.1% dei siti web funzionanti (ovvero il 49.2% del totale dei siti web dichiarati) supera il Google Mobile Friendly Test. L’analisi evidenzia come siano le startup più «obsolete» ad avere problemi con il responsive. Realisticamente, le startup che hanno cominciato l’attività più tardi dovrebbero aver realizzato il proprio sito web più recentemente, quando l’attenzione a tematiche come la responsiveness era maggiormente diffusa.

Il Trentino-Alto Adige la regione più digitalizzata
In attitudine al grado di digitalizzazione, tra le regioni italiane la più virtuosa è il Trentino Alto-Adige con un 13,6%, seguita da Umbria e Liguria. Pessimi, invece i risultati per Fruili-Venezia Giulia con un 2,9%, Basilica e Marche. In linea di massima le startup più digitalizzate sono quelle che si occupano di software, mentre il fanalino di coda è rappresentato dalle startup che si occupano di elettronica.

Le startup italiane non sono digitali
Oggi, la presenza online - e in particolare quella mobile - sono buone proxy del grado di digitalizzazione di una startup. Un’impresa che oggi non ha un sito web accessibile da mobile difficilmente può aspirare a scalare globalmente. Gia a ottobre 2015 Amit Singhal, a capo di Google Serach, aveva annunciato che nel mese precedente le ricerche mobile avevano superato quelle desktop, raggiungendo i 100 miliardi di ricerche attraverso dispositivi mobili con display da 6 o meno pollici. Se la presenza mobile è indice di digitalizzazione, dall’analisi emerge chiaramente che le startup italiane iscritte al registro delle imprese non siano digitali.

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