20 febbraio 2020
Aggiornato 03:00
un business in crescita

Perchè il food è il settore giusto per fare startup

Dal food delivery, al cibo fatto con la stampa 3D, all'e-commerce. Ecco tre buoni esempi del perchè il Made in Italy è settore giusto per fare innovazione

Shutterstock

ROMA - Il mercato c'è ed è pure abbondate se pensate che, ad esempio, solo quello del food delivery si attesta intorno ai 94 miliardi di dollari nel 2015. Competitor? Neppure così tanti, anche perchè quando si parla del Made in Italy è facile cadere in piedi. Il cibo del Belpaese lo amano tutti al di fuori dei confini prettamente italiani: pasta, pizza, gelato. Sull'ondata del Made in Italy sono tanti gli imprenditori che hanno fatto successo.

Il food delivery
In Italia, secondo i dati più recenti, il food delivery ha un giro d'affari pari a 400 milioni di euro. Una fetta di mercato decisamente appetibile e le startup nate nel settore lo confermano. Just Eat, Foodora, Moovenda, Foodinho: la consegna di cibo a domicilio sta praticamente spopolando in molte delle maggiori città d'Italia. Le soluzioni sono delle più disparate: dalle consegne di cibo d'alta qualità a chi punta sulla velocità o sui mezzi di trasporto più innovativi. Un'innovazione che non si arresta al solo aspetto delle consegne a domicilio, ma diventa altresì un'opportunità di lavoro: flotte di fattorini in bicicletta o motorino sparsi per le città del Belpaese. Che sia per pagarsi la retta universitaria o che diventi un vero e proprio lavoro non importa. E' anche l'era dei fattorini innovativi e dovremmo abituarci all'idea, sempre che non vengano presto superati dai robot. Ma con tutte le problematiche annesse alla responsabilità della macchina, è molto probabile che il fattorino del food delivery resista ancora a lungo. Ed è facile dirlo visto che sul web, fancendo zapping tra i vari siti dedicati alle offerte di lavoro, è un mestiere che va per la maggiore. E' un business territoriale perchè ogni città pare come se avesse la sua startup food delivery di fiducia, ma è il mercato dell'Italia del Sud a essere ancora piuttosto inesplorato e promettente.

I ragazzi di Eattiamo
I ragazzi di Eattiamo (Credit courtesy Eattiamo)

Il cibo stampato in 3D
Il food delivery non è l'unica soluzione possibile in campo di food innovation. Preparatevi perchè è molto probabile che presto le tagliatelle al ragù che ci troveremo nel piatto saranno fatte con la stampa 3D. Solo nei migliori film futuristici? Non proprio. A Reggio Emilia è nato il primo laboratorio all'interno del quale si può sperimentare la tecnologia applicata al mondo del cibo, l'Officucina. Stampanti 3D che producono cioccolatini, elettronica nella pratica della tracciabilità dei prodotti, tagli laser per incidere e personalizzare il cibo. Insomma, un vero e proprio laboratorio creativo dal quale nascono idee che possono, di fatto, cambiare il modo di concepire oggi la cucina. Il laboratorio è, attualmente a disposizione degli studenti del Food Innovation Program, master di secondo livello dedicato a food e innovazione, promosso da Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore), Future Food Institute di Bologna (FFI), e Institute for the Future di Palo Alto (IFTF). I fortunati studenti, durante una parte del loro percorso formativo, si trovano a lavorare proprio all’interno di OffiCucina dove sperimentano e creano nuovi prodotti e soluzioni. «Nella scorsa edizione abbiamo stampato per la prima volta in 3D - ci racconta Francesco Bombardi, l'architetto che ha messo a punto il progetto di Officucina - un cioccolatino all’aceto balsamico, un tortellino alla zucca e della pasta di fagioli. La tecnologia sta entrando a far parte delle nostre vite in modo sempre più radicale e diventa efficace quando non si nota più la differenza tra un prodotto manuale e uno ‘digitale’. La tecnologia è in grado di dare esperienze di cibo differenti e nuove texture, nuove forme che prima non potevamo creare». Del resto siamo la patria del buon cibo, vorrà pur dire qualcosa, no?

Cibo ed e-commerce
E fin qui abbiamo parlato solo del mercato italiano. Ma quello estero? Ad apprezzare la cucina del Belpaese sono soprattutto gli stranieri ed è facile capire perchè. E oltre ad apprezzarla la vogliono anche direttamente a casa. Lo dicono i numeri che vedono per un paese come il Montenegro il 76% di ordinazioni di cibo solo italiano, oppure la Polonia dove gli ordini di cibo Made in Italy toccano il 36%, 45% se ci spostiamo in Georgia. Insomma, invece di fare food delivery qui in Italia perchè non intercettare anche il mercato estero? Del resto, una startup che ha pensato a una cosa simile, è volata fino a New York per un programma di accelerazione tra i più importanti del mondo. Eattiamo ha pensato ai produttori locali (in Italia sono circa 400mila) e mira a essere il "cuore italiano di ogni food e-commerce». La piattaforma seleziona i piccoli produttori locali di cibo e li catapulta nel mondo dell’e-commerce. In un anno di vita la startup ha fatto più di 1500 spedizioni in Scozia, Svizzera, Francia, Germania, Belgio e Inghilterra. Anche qui la fetta di mercato è bella consistente. Insomma, se siete ancora indecisi sul settore da innovare provate a buttarvi nel food.