29 settembre 2020
Aggiornato 11:00
il primo robot

«La Dea dei robot», viaggio nelle origini della meccatronica

Un viaggio nella nascita della meccatronica e nell'azienda che ha dato vita al progetto e alla produzione della prima macchina di misura tridimensionale di precisione al mondo, la DEA di Torino. Un libro che vi consigliamo di leggere

TORINO – La meccatronica e la robotica partono dal Nord, dalla città che per antonomasia rappresenta la patria della rivoluzione industriale italiana, un po’ il teatro delle migrazioni, specie quelle dal Meridione. E pensare che Torino ha fatto la storia della robotica industriale e ora, immersi nelle stampanti 3D, stentiamo a riconoscerlo. Nel 2017, secondo la IFR (International Federation of Robotics), lavoreranno nel mondo oltre due milioni di robot industriali. La crescita media del settore nei prossimi anni è stimata attorno al 12%. A fine 2008, l’industria della robotica ha creato tra gli otto e i dieci milioni di posti di lavoro, in gran parte destinati a tecnici altamente specializzati. Il nostro Paese (con 4701 unità vendute nel 2013, pari al 10,9% della produzione europea) ha da sempre svolto un ruolo importante nella robotica mondiale. Proprio in Italia, infatti, sono nati tre tipi di robot: quello di misura, di montaggio e il laser.

La nascita della meccatronica
«Noi esperti di elettronica ai tempi non pensavamo di certo che la tecnologia avrebbe fatto i passi che ha fatto. Nessuno si sarebbe mai aspettato uno smartphone o un gps. Pensi che con lo stradario in mano avevamo progettato di mettere agli angoli delle strade dei trasmettitori che avrebbero potuto segnalare dove ci trovavamo con l’automobile. Il navigatore non c’era neppure balzato per l’anticamera del cervello». Mi parla senza timidezza Tito Gaudio, autore del libro «La Dea dei robot» edito da Cartman Edizioni, pensando a quando lavorava alla DEA di Torino, azienda pioniera e storica nel panorama mondiale della meccatronica, fondata da colui che può definirsi il padre di questa scienza che unisce l’elettronica e la meccanica, Franco Sartorio, passato a miglior vita nel 2012. Un’azienda entrata nella storia per la sua «Macchina di misura», che in pochi anni fu acquistata in tutto il mondo da clienti come Boeing, Mercedes, Ford, General Motors, Toyota. È alla DEA, infatti, che si deve il progetto e la produzione della prima macchina di misura tridimensionale di precisione al mondo. L’innovazione del passato, raccontata in un libro che ripercorre in modo semplice la storia della prima giornata di lavoro di Tito, arrivato dalla Calabria a Torino il 13 settembre 1965. «Ho fatto una promessa a Franco perché lui alla sua azienda ci teneva, anche se oggi mi vergogno di pensare che in tanti non si ricordano neppure il suo nome - mi racconta Tito -. Niente drammi, però. Il libro è divertente e racconta le tappe importanti della mia vita lavorativa alla DEA. Ho cercato di scrivere come se stessi raccontando la meccatronica a un contadino perché, intendiamoci, questi non sono argomenti facili». Ma Tito è un esperto: dopo 15 anni di lavoro a La Stampa come esperto di elettronica (nell’ambito dell’agricoltura) non si può certo dire che non sappia il fatto suo.

La Dea dei robot
Nel frattempo di strada la meccatronica e l’elttronica ne ha fatta anche se Tito e i suoi compagni non se l’aspettavano: «Ho partecipato al primo progetto per bancomat - mi dice Tito -. Era stupefacente, ho potuto toccare i bit con mano. Cose che oggi non si fanno più dove paradossalmente tutto è diventato più complesso e incomprensibile». Sì, perché l’era dei robot (e non solo quelli industriali) spazia ormai in moltissimi ambiti, con problematiche annesse, come quelle relative alla cosiddetta intelligenza artificiale e alla forza lavoro. «Io non penso assolutamente che i robot causeranno una diminuzione della forza lavoro - continua Tito -. Penso piuttosto che nasceranno nuove figure professionali, certo più tecniche e specializzate, ma non che ci sarà meno lavoro per le generazioni future». Il tema è complesso e sfiora l’etica e la morale. Ma non è di questo che parla «La Dea dei robot», perché qui il focus è sulla DEA, su quelli che furono i primi passi dell’elettronica nel mondo della meccanica, delle scoperte, della voglia di farcela. «Quel primo robot mi sembrava una macchina della tortura - conclude Tito -. Ma non importa perché il libro è una dedica a Franco, al padre di tutto questo mondo che dovremmo imparare e continuare a ricordare».

L’autore
Tito Gaudio, nato in Calabria nel 1948, vive e lavora a Torino. Dopo aver conseguito uno dei primi diplomi in elettronica, viene assunto come apprendista alla Dea (Digital Electronic Automation). Lasciata l’azienda nel 1972 per mettersi in proprio insieme ad altri soci, si dedica per quindici anni alla progettazione e allo sviluppo di sistemi di automazione per conto terzi (Olivetti, Italtel, Ferrero, CERN…). Nel 1988 fonda la Elex srl (www.elex.it), specializzata nel controllo elettronico degli accessi, di cui è tutt’ora amministratore. Giornalista dal 1980, ha collaborato, tra gli altri, con La Stampa e il Corriere della Sera. É autore di Il badge magnetico (Franco Angeli, 2002), Entro anch’io? No, tu no! (Edis, 2007) e del racconto Lo chiamerò Nicola (primo premio nella Sezione Narrativa del concorso letterario «Nicola tra storia e leggenda, un Beato che per noi è già Santo», Comune di Longobardi, Cosenza 2009). Ha coniato il neologismo agronica (elettronica applicata all’agricoltura), oggi inserito nei vocabolari della lingua italiana.

L’editore
Cartman Edizioni è nata a Torino nel 2005. Oltre dieci anni di attività editoriale, incentrata sulla pubblicazione di saggi universitari legati alla musica, all’arte e alla comunicazione; fotografici di viaggio, manuali sulla LIS (Lingua Italiana dei Segni) e di argomento sociale; poesie, autobiografie e romanzi. La valorizzazione delle competenze individuali e l’interazione con il pubblico e lettori si manifesta anche attraverso l’organizzazione di corsi e la promozione di concorsi letterari.