30 ottobre 2020
Aggiornato 01:30
esperimenti nello spazio

Colture spaziali, la NASA si prepara a coltivare le patate su Marte

Se le patate cresceranno in un clima avverso potranno adattarsi anche alle prossime variazioni climatiche del nostro pianeta. L'esperimento potrebbe, inoltre, costituire una soluzione per il grave problema della carestia

LIMA - Dopo le zinnie sbocciate a San Valentino e il successo della lattuga coltivata nello spazio sulla ISS, la NASA continua con i suoi esperimenti «agricoli» per capire se fiori e verdura possono essere coltivati nello spazio e crescere anche in condizioni avverse rispetto a quelle che si presentano sulla Terra. Questa volta è il turno delle patate: da marzo l’agenzia americana, insieme all’International Potato Center del Perù, condurrà degli esperimenti in un laboratorio di Lima per capire se le patate potranno essere coltivate anche su Marte.

Simulazione dell’atmosfera marziana
I tuberi selezionati sono un centinaio: quaranta specie originarie delle Ande, abituate a riprodursi anche in un terreno arido e roccioso, e sessanta geneticamente modificate per resistere a diversi patogeni e sopravvivere con poca acqua e sale. In uno speciale laboratorio di Lima sarà generata l’atmosfera presente su Marte, prevalentemente composta da anidride carbonica. Le patate saranno sottoposte a intense radiazioni ultraviolette e fatte crescere in un ambiente completamente estremo per valutare la loro crescita. Nel piccolo campo extraterrestre ricostituito al CIP, gli elevati livelli di biossido di carbonio (95% dell’atmosfera marziana) dovrebbero aiutare la crescita della pianta. La patata peruviana, una delle specie testate, è molto resistente in quanto è in grado di crescere a oltre 4.000 metri di altitudine.

Adattamento ai cambiamenti climatici della Terra
Se i ricercatori riuscissero a dimostrare che le patate in questione riescono a crescere anche in un ambiente ostile ed extraterrestre, significherebbe che sono in grado di adattarsi anche ai cambiamenti climatici della Terra previsti per i prossimi secoli. L’esperimento, peraltro, potrebbe diventare una possibile soluzione alla carestia che oggi colpisce 842 milioni di persone.