22 aprile 2019
Aggiornato 05:30
A Milano l'Internet of Everythings Italian Forum di Cisco

L'India alla seconda rivoluzione hi-tech. L'Italia in attesa della prima

L'Internet of Things è un neologismo inglese che, tradotto in italiano, suona più o meno come «Internet delle cose»: ma, quel che più conta, rivoluzionerà la nostra vita. E, probabilmente, il Pil del'India, che viaggia a grandi passi verso l'Hi-Tech.

ROMA - L'Internet of Things è un neologismo inglese che, tradotto in italiano, suona più o meno come «Internet delle cose»: ma, quel che più conta, rivoluzionerà la nostra vita. E, probabilmente, il Pil del'India, che viaggia a grandi passi verso l'Hi-Tech.

CHE COS'E' L' IoT - L'Internet delle cose per noi avrà una portata rivoluzionaria. Si tratta dell'evoluzione dell'uso della rete, attraverso il collegamento virtuale degli oggetti che accompagnano la nostra vita di tutti i giorni: e non è un cambiamento di poco conto, perché le potenzialità sono molteplici. Le cose che utilizziamo quotidianamente possono rendersi riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Un esempio? La sveglia del mattino suonerà prima in caso di traffico, le piante comunicheranno da sole all'innaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, le vostre scarpe da ginnastica trasmetteranno tempi, velocità e distanza per farvi allenare con gli amici che vivono dall'altra parte del globo, fino ai vasetti delle medicine che avviseranno voi familiari se la nonna dimentica di prendere il farmaco. Si tratterà di vivere in un ambiente iperconnesso e pervasivo, grazie a molteplici tecnologie di comunicazione. L'obiettivo dell'internet delle cose è quello di migliorare la vita dell'uomo, dando un'identità elettronica alle cose e ai luoghi dell'ambiente fisico nel quale viviamo.

IL 2015 SARÀ L'ANNO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE- Considerando tutto ciò, è evidente che l'interesse mondiale per l'IoT continui a crescere. Il 2014 è stato l'anno della «scoperta», e il 2015 si avvia invece ad essere l'anno della rivoluzione: cambierà la nostra vita e il nostro modo di lavorare, la nostra economia, ma anche asset e modelli di business delle tech company e non solo. Proprio il prossimo 28 gennaio, si terrà a Milano l'Internet of Everythings Italian Forum di Cisco. Tutti gli occhi sono puntati sull'IoT, e in particolare quelli dei PVS come l'India, che sta programmando una seconda rivoluzione industriale dell'Hi-Tech e conta di farle raggiungere il 6% del Pil nazionale.

L'INDIA VIAGGIA A GRANDI PASSI VERSO L'HI-TECH - Proprio in India, all’inizio di dicembre, Cisco – che è una delle aziende leader nella fornitura di apparati di networking - ha stretto un accordo con la IlF Technologies (ITL), in occasione del Cisco India Summit 2014 tenutosi a Bangalore, per lo sviluppo congiunto di soluzioni per le infrastrutture digitali e le città «intelligenti» - cioè iperconnesse - nel paese. Nel mese di luglio, l’azienda ha firmato un accordo strategico con Electronics City Industries Association (Elcia) per istituire un Internet of Things (IoT) Innovation Hub in Bangalore, come parte della sua iniziativa. E gli investimenti nel settore non sono di poco conto, se si pensa che proprio la Cisco Investments, venture capital di Cisco, a giugno scorso ha aumentato l’importo stanziato per gli investimenti nelle imprese attive sull’IoT in India: portandoli a 40 milioni di dollari. Questo capitale fa parte del fondo di 250 milioni già stanziati da Cisco nel mese di febbraio 2014 per sostenere la rivoluzione dell'Hi-Tech nel paese.

UN PAESE IN BILICO TRA LA DIGITALIZZAZIONE E LE SUE TRADIZIONI - Se da un lato, però, l'India sembra avviarsi a grandi passi verso la seconda rivoluzione dell'Hi-Tech, c'é anche chi le contesta di essere «più che una tigre, un grande elefante che ha cominciato goffamente a mettersi in cammino»: sono le parole dell'ex amministratore delegato della Procter&Gamble India e tra i principali commentatori del paese. Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto che esistono ancora troppi ostacoli per fare affari in India. In un discorso indirizzato a un gruppo di amministratori delegati indiani e statunitensi, incontrato a Nuova Delhi, Obama ha detto stamattina che «ci sono ancora troppe barriere, troppi ostacoli da superare», pur lodando l'impegno del primo ministro, Narendra Modi, nel cercare di snellire la burocrazia. Obama era arrivato ieri mattina in India per la sua seconda visita nel Paese da quando è presidente, dopo quella nel 2010. L'India è un paese pieno di contrasti, un misto di tradizione e modernità: la abitano circa un miliardo di persone suddivise in quattro stratificazioni sociali e centinaia di substratificazioni regionali, si compone di 28 Stati e 6 Territori, e gli abitanti parlano circa 17 lingue riconosciute. La nuova India nasconde il Blackberry sotto il kurta e il portafoglio di Luis Vuitton tra le pieghe del saari. Sogna l'Hi-Tech e investe nell'IoT, ma non è disposta a rinunciare alle sue tradizioni locali. Quale delle sue anime avrà la meglio dipenderà anche dai riultati degli investimenti di Cisco nel paese di Ghandi.