27 giugno 2017
Aggiornato 02:00
Spazio | Missione Cassini

L'Italia decisiva per la missione Cassini

A sottolinearlo il presidente dell'ASI Roberto Battiston a conclusione del 65° meeting del Project Science Group che ha visto riuniti oltre cento scienziati da tutto il mondo per fare il punto sullo stato della missione congiunta NASA, ESA e ASI dedicata allo studio del sistema di Saturno.

ROMA - «Cassini-Huygens è la prima missione di esplorazione del sistema solare a cui l'Italia e l'Europa hanno partecipato. È una pietra fondamentale dell'attuale conoscenza del più spettacolare dei pianeti esterni del sistema solare, ma dimostra soprattutto come la cooperazione internazionale può aumentare e dare maggiori possibilità di conoscenza per l'uomo dell'universo in cui abita. Siamo orgogliosi di esserci con un apporto decisivo. Tra l'altro, senza l'Italia nessun dato sarebbe mai arrivato a Terra». A sottolinearlo il presidente dell'Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston a conclusione del 65° meeting del Project Science Group della missione Cassini che ha visto riuniti - per la quinta volta in Italia e per la prima nella sede dell'Asi - oltre cento scienziati da tutto il mondo per fare il punto sullo stato della missione congiunta Nasa, Esa e Asi dedicata allo studio del sistema di Saturno.

Tuffo nell'atmosfera di Saturno - L'incontro - spiega l'Asi - è stato anche il momento per fare il punto sulla pianificazione e le scelte delle operazione dei prossimi 6/7 mesi e in generale quelli più a lungo termine, in vista del fine missione stabilito nel 2017. La missione si è distinta per 10 anni di successi in crescendo e gli scienziati si attendono ancora molte scoperte fino al gran finale tra due anni. «Sarà questa un'ultima grande manovra, con la quale - sottolinea l'Agenzia - la sonda Cassini si tufferà dentro l'atmosfera di Saturno e grazie alla grande antenna, realizzata dall'Asi con il contributo dell'industria spaziale italiana, invierà a Terra immagini e dati che faranno conoscere meglio e approfonditamente il pianeta degli anelli».

Di grande rilievo il contributo dell'Asi alla missione. In base ad un accordo di collaborazione bilaterale con la Nasa, in Italia sono state sviluppati l'antenna, cuore delle telecomunicazioni della sonda e parti fondamentali del radar, lo spettrometro VIMS e il sottosistema di radioscienza (RSIS). L'Asi ha inoltre sviluppato, per la sonda Huygens, lo strumento H-Asi, Huygens Atmospheric Structure Instrument, che ha misurato le proprietà fisiche dell'atmosfera e della superficie di Titano.
«Uno degli obiettivi principali della missione, immaginata dall'inizio degli anni '80, era - ricorda Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell'Asi e Program Manager per la parte italiana - la scoperta della superficie sconosciuta di Titano, nascosta dalle fitte nubi. Oggi, grazie agli strumenti scientifici italiani, sappiamo come è fatta. Abbiamo determinato temperatura e pressione atmosferica di Titano durante la discesa di Huygens, scoperta la composizione chimica della superficie grazie allo spettrometro ad immagine VIMS, determinata l'esistenza di un oceano di acqua nelle profondità di Titano ed Encelado e attraverso il radar abbiamo appreso dell'esistenza di vasti laghi di metano ed etano. A queste informazioni, recentemente, si è aggiunta anche la scoperta, avvenuta grazie all'intuizione di un giovane ricercatore italiano, della profondità e della quantità totale di questi mari di idrocarburi. Se Titano fosse a noi vicino avremmo a disposizione una riserva di idrocarburi pressoché infinita».