27 novembre 2020
Aggiornato 00:00
Ambiente & Diritti

Sfruttamento risorse minaccia i popoli indigeni del Sudamerica

Lo sfruttamento delle risorse naturali presenti nelle regioni più remote dell'America del Sud rappresenta la «più grande minaccia» per le popolazioni indigene che vivono isolate. Questo il monito espresso dalla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo.

WASHINGTON - Lo sfruttamento delle risorse naturali presenti nelle regioni più remote dell'America del Sud rappresenta la «più grande minaccia» per le popolazioni indigene che vivono isolate. Questo il monito espresso dalla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo.
Un un rapporto di 80 pagine, la Commissione ha sottolineato come le incursioni nei territori dove vivono questi popoli siano «mirate allo sfruttamento delle risorse naturali», che «rappresenta probabilmente la più grande minaccia ai diritti» di queste popolazioni. Nel rapporto vengono quindi portati ad esempio i casi di sfruttamento delle foreste in Perù, Brasile ed Ecuador, così come quelli di estrazione degli idrocarburi in Bolivia o le attività minerarie in Venezuela.

SONO CIRCA 200 I POPOLI INDIGENI - Secondo la Commissione, nei paesi interessati sono oltre nove milioni gli ettari di terreno definite zone protette, ma «in pratica il divieto di accesso a queste aree non viene sempre rispettato». L'organizzazione ha quindi esortato i paesi sudamericani a riconoscere e a proteggere i diritti delle comunità isolate e ad astenersi da qualsiasi contatto con loro: «Evitare contatti non desiderati consente di eliminare la gran parte delle minacce e di garantire il rispetto dei diritti di questi popoli».
Sono circa 200 i popoli indigeni e circa 10.000 le persone che vivono in zone remote della giungla amazzonica e nella regione del Gran Chaco, che si estende tra Paraguay, Bolivia, Argentina e Brasile.