13 giugno 2024
Aggiornato 08:30
Scienze biologiche

Cervi, in inverno cuore più lento e stomaco più freddo

I battiti del cuore di questi animali diminuiscono gradualmente dai 65-70 al minuto registrati in maggio fino a circa 40 al minuto durante l'inverno. Così regolano il metabolismo per far fronte alle basse temperature. Mappata l'evoluzione delle piante con semi

VIENNA - Battiti cardiaci più lenti e stomaco più freddo: i cervi programmano il loro metabolismo per conservare le riserve energetiche durante l'inverno. Lo hanno dimostrato Christopher Turbill e colleghi dell'University of Veterinary Medicine di Vienna (Austria) in uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology, in cui i battiti cardiaci e la temperatura dello stomaco di 15 femmine sono stati monitorati con uno speciale trasmettitore. Nonostante in qualsiasi periodo dell'anno la frequenza dei battiti del cuore decresca nei momenti di scarsità di cibo, durante i 18 mesi di studio i ricercatori hanno monitorato l'alimentazione dei cervi rilevando che, indipendentemente dalla quantità di cibo consumata, i battiti del cuore di questi animali diminuiscono gradualmente dai 65-70 al minuto registrati in maggio fino a circa 40 al minuto durante l'inverno. In modo simile, all'arrivo della primavera è stato osservato un forte aumento dei battiti anche se non aumenta il cibo a disposizione. I ricercatori hanno associato questo fenomeno a una diminuzione della temperatura dello stomaco che, insieme al raffreddamento delle estremità corporee dimostrato in studi precedenti, consente ai cervi di regolare il consumo di energia regolando la temperatura corporea. Secondo i ricercatori anche gli animali più grossi potrebbero sfruttare questo meccanismo per ridurre il metabolismo senza dover abbassare troppo la temperatura interna del corpo.

Mappata l'evoluzione delle piante con semi - I ricercatori del New York Plant Genomics Consortium hanno costruito la mappa delle relazioni evolutive di 150 specie di piante che producono semi. La notizia arriva dalle pagine di PloS Genetics e i dati sono a disposizione dell'intera comunità scientifica che potrà utilizzarli per identificare i geni associati a caratteristiche di interesse agronomico, come la qualità dei semi e di altri prodotti utilizzati, ad esempio, dall'industria alimentare o tessile. La mappa è stata ottenuta grazie alla filogenomica funzionale, un metodo basato sull'analisi della struttura e della funzione dei geni. Lo studio ha incluso sia piante che producono fiori, sia piante che non fioriscono, e ha organizzato in un albero filogenetico circa 23.000 gruppi di geni in base alle loro relazioni evolutive. I ricercatori hanno anche identificato i geni responsabili della diversità fra le singole specie, individuando le piante più antiche e svelando i meccanismi genetici importanti per l'evoluzione. Secondo Dennis Stevenson del New York Botanical Garden (Usa) queste informazioni permetteranno di «studiare l'evoluzione di caratteristiche come la resistenza alla siccità e alle malattie o la produttività delle coltivazioni».