30 luglio 2021
Aggiornato 03:30
Fisica

Nuovo stop all'Lhc del Cern, si teme un vero big bang

A Ginevra si parla di «chiusura già programmata» per l'accelleratore di particelle

GINEVRA - Nuovo stop all'Lhc e, stavolta, per un lungo periodo, probabilmente un anno. L'annuncio, dato ieri alla Bbc dallo stesso Teve Mayers, il responsabile dell'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, era stato immediatamente seguito da parole di rassicurazione da parte dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che ha parlato di chiusura «già programmata». Ma oggi il quotidiano britannico The Independent rilancia, scrivendo nel titolo di «timori di un vero big bang». La chiusura servirebbe a correggere alcuni problemi di progettazione del circuito che potrebbe esplodere se portato a massimo regime.

Attualmente il Collider funziona con una potenza dimezzata, il porgetto per il quale è stato disegnato necessita della massima potenza, che non potrà essere raggiunta prima del 2013, diversi anni più tardi di quanto pianificato. I costi aggiuntivi per apportare queste correzioni alla guaina potranno essere coperti dal budget attuale.

Il Large Hadron Collider, formato da un circuito di 27 chilometri di lunghezza posto a cento metri di profondità alla frontiera franco-svizzera, era stato inaugurato con successo il 10 settembre 2008 per poi essere spento appena 36 ore dopo a causa di un guasto dovuto a un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti superconduttori della macchina. Nei successivi lavori di riparazione sono stati sistemati altri 53 magneti risultati difettosi, ed apportate diverse migliorie quali un rilevatore di livello di resistenza elettrica che permetterà di escludere l'alimentazione prima che un corto circuito possa danneggiare i componenti della macchina.

La prima accensione e l'immissione sperimentale di un fascio di protoni erano stati coronati da successo; le prime collisioni fra particelle (che rappresentano gli esprimenti veri e propri) erano state inizialmente previste per la fine dell'anno o i primi mesi del 2009: a regime gli urti fra particelle dovrebbero sviluppare un'energia pari a 14 TeV, un livello che dovrebbe avvicinarsi ulteriormente a quelli sperimentati nei primi istanti di vita dell'Universo.

La «particella di Dio» - Obiettivo a lungo termine dei ricercatori è quello di verificare l'esistenza delle particelle supersimmetriche e delle dimensioni nascoste previste dalla teoria delle stringhe, oltre a comprendere meglio l'esatta natura della materia ed energia «oscure» che costituiscono gran parte della massa dell'Universo; soprattutto, dovrebbe essere finalmente prodotto il «bosone di Higgs», l'ultima particella prevista dal modello standard della fisica quantistica ancora da scoprire.
Ribattezzata «particella di Dio», sarebbe all'origine della manifestazione della massa (e quindi, di riflesso, della gravità) e la conferma della sua esistenza potrebbe far compiere passi avanti nelle Teorie di Unificazione, verificate per le forze nucleari ed elettromagnetiche ma dalle quali la gravità rimane ancora esclusa.