2 dicembre 2022
Aggiornato 17:30

Novità sull'autonomia caudale delle lucertole

Gli ecologisti trovano la tessera che manca al puzzle

Gli animali hanno differenti meccanismi di difesa. I porcospini lanciano gli aculei, le formiche malesi possono farsi esplodere e il bradipo si avvolge a palla per somigliare a un nido sull'albero. Forse il più strano dei meccanismi di difesa è l'autotomia caudale delle lucertole, ossia il fatto che perdono la coda. Una nuova ricerca pubblicata nella rivista Evolution chiarisce cos'è che dà alla lucertola la capacità di separarsi dalla sua coda quando è attaccata da un predatore. Secondo l'equipe di ricerca greco-americana che ha condotto lo studio, il fattore chiave è il veleno.

Osservata in molte lucertole, l'autotomia caudale si verifica quando le vertebre alla giunzione tra la coda e la pelvi sono indebolite e si spezzano facilmente. La lucertola contrae strettamente i muscoli nella parte posteriore della pelvi, spezzando le vertebre e innescando il distacco della coda. Separandosi dalla sua coda, la lucertola spera che il predatore si concentri su di essa, dandole il tempo di fuggire.

In passato gli esperti avevano ipotizzato che la pressione dei predatori controllasse la facilità con cui le lucertole si separano dalla loro coda. Quanto maggiore è il numero di predatori che si nutrono di lucertole, tanto più forte è la necessità che l'autotomia caudale funzioni.

Malgrado i suoi vantaggi, l'autotomia caudale ha anche un lato negativo. Ridotta mobilità, crescita rallentata e rango sociale inferiore possono ripercuotersi sull'esistenza delle lucertole. Gli esperti hanno affermato tuttavia che la capacità di perdere la coda si mantiene se i predatori infestano la zona.

Guidata dagli ecologisti della università del Michigan (USA), l'equipe di ricerca ha usato una combinazione di test di laboratorio e misurazioni sul terreno condotte in Grecia e in alcune isole del Mare Egeo, che sono abitate da differenti assembramenti di predatori. Lo studio ha testato oltre 200 lucertole insettivore di 15 specie; sono state fatte distinzioni tra lucertole che hanno perso la coda e lucertole che hanno conservato quella originale (la coda rigenerata è, di solito, deforme).

Gli ecologisti hanno studiato le correlazioni tra percentuale d'autotomia e presenza o assenza di differenti tipi di predatori di lucertole nei dieci punti di raccolta dello studio. La percentuale d'autotomia misura la facilità con cui le lucertole perdono la coda. Secondo i ricercatori, l'autotomia diventa più facile man mano che la percentuale cresce.

I ricercatori hanno scoperto che mentre le prove suffragano la teoria della pressione dei predatori, questi non sono stati creati uguali.

«I soli predatori che contano veramente sono le vipere», ha spiegato il coautore Professor Johannes Foufopoulos della School of Natural Resources and Environment e facoltà di Ecologia e biologia evolutiva dell'università del Michigan. «Nell'Egeo le vipere sono predatori di lucertole specializzati», ha aggiunto. «Per cui è logico, a posteriori, che la principale difesa delle lucertole sia diretta contro il loro principale nemico, la vipera, anche se nessuno aveva visto il nesso fino ad ora».

Secondo il Professor Foufopoulos, le peculiarità degli attacchi delle vipere rivestono un ruolo fondamentale. L'autotomia caudale risulta utile negli attacchi non velenosi solo quando la coda è saldamente in potere del predatore, ha detto il ricercatore. La capacità di separarsi dalla coda quanto più rapidamente possibile diventa particolarmente importante quando una vipera mette a nudo i denti e si avventa. Ed ha aggiunto che anche un contatto di striscio con la coda della lucertola può iniettare una dose letale di veleno.

«La coda l'hai persa, ma hai salvato la vita», ha sottolineato il Professor Foufopoulos. «E puoi sempre fartene crescere un'altra».

Allo studio hanno partecipato anche l'università di Atene e il Museo di Storia naturale di Creta, in Grecia, e la Yale University negli Stati Uniti.

Per maggiori informazioni:

Evolution:
http://www3.interscience.wiley.com/journal/117958524/home

Università del Michigan:
http://www.umich.edu

Università di Atene:
http://uoa.gr/uoauk/uoaindex.htm