23 settembre 2018
Aggiornato 00:30

I demoni buoni: Soros, la finanza e la sinistra allo sbando

Ventisei anni fa la grande speculazione sulla Lira diede vita alla più grande manovra di svendita di beni comuni italiani. Non santifichiamo i demoni della finanza
Il magnate ungherese George Soros
Il magnate ungherese George Soros (EPA/CLEMENS BILAN)

ROMA - Nello sbando culturale di questi tempi emergono aspetti grotteschi e tragicomici. Lo speculatore finanziario che affossò la Lira nel 1992, invitato al Festival dell'economia di Trento, ha manifestato il dubbio che la Russia di Vladimir Putin finanzi un partito italiano di governo, la Lega di Matteo Salvini. Subito, la sinistra che da giorni impone la sua opposizione sul principio del terrore verso il primato dei mercati e del debito, si è compiaciuta di questa tesi. In un tempo di cecità ideologica tutto ciò che si reputa impossibile, inesorabilmente, accade. E quindi, nell'assoluta normalità, uno speculatore finanziario che ha realmente, materialmente, inciso sulla vita degli italiani è portato addirittura ad esempio che lancia moniti. Non è chiaro quale sarà il punto definitivo, soprattutto morale, nella discesa agli inferi della sinistra italiana, ormai dedita solo più alla finanza come unico motore dell'umanità. 

Soros, un benefattore
La figura è arcinota, ma è bene ricordarne alcune imprese per valutare le parole di questi giorni. Nonostante l'età, il tempo, nonostante i cambiamenti, alcuni tratti dell'essere umano rimangono intatti. E chi è stato uno speculatore, uno sfruttatore, semplicemente non può diventare un benefattore dell'umanità. A massimo, grazie ai soldi, può comprarsi la compiacenza di chi ne ha bisogno. Solo nel 2013 - in occasione di un altro incredibile evento, la vincita del Premio Terzani: non è possibile immaginare nulla di più lontano dallo scrittore fiorentino di Soros – lo speculatore che ha fatto dell'avidità umana un dogma e un premio, disse: «L'attacco speculativo contro la Lira fu una legittima operazione finanziaria». "Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere». Nulla di particolare, quindi: solo la plastica rappresentazione di un mondo hobbesiano, in cui gli uomini sono lupi. "Gli speculatori – aggiunse - fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie». Già questo pensiero, espresso con genuina freddezza e compiaciuta onnipotenza, dovrebbe inquadrare il personaggio.

Il più grande attacco all'Italia dal Dopoguerra
Quel tempo, per l'Italia fu il più tragico dal Dopoguerra: bombe, crisi istituzionale, crollo dei livelli economici, disoccupazione. E tutto fu originato da quell'attacco speculativo "privo di colpe" per gli speculatori: iene che divorano gli animali in difficoltà. Una visione messianica, apocalittica, del senso della vita. Soros, non solo non manifestò alcun pentimento, ma proseguì con le minacce – sempre al Premio Terzani: "In Italia la tregua non durerà a lungo. Siamo in una situazione lontana dall'equilibrio». "L'Italia - disse - "è in grave difficoltà anche se non è senza speranza. Con dei cambiamenti alla struttura dell'euro potrà risolvere i suoi problemi». La disarticolazione parziale del mercato del lavoro nel quinquennio 2013-2018 sono quanto Soros richiedeva, anche se il pezzo grosso, ovvero lo smantellamento della Costituzione per una imprevedibile congiuntura politica, non è riuscita. L'attacco all'Italia di colui che oggi viene visto dalla ormai morta sinistra come un valoroso guerriero anti populista, costrinse la Banca d'Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve auree per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30% e l'estromissione della Lira dal sistema monetario europeo. Per rientrarvi, il governo allora presieduto da Giuliano Amato impose una manovra da 94mila miliardi, che oggi indicizzati si possono inquadrare in un ordine di grandezza non inferiore ai 90 miliardi di euro. Per la prima volta fu imposta l'Imu e iniziò una serie di privatizzazioni di cui ancora oggi, vedi il caso Telecom nonché l'intero assetto bancario italiano, paghiamo il prezzo. Non solo: nel pieno dell'attacco speculativo tedesco, il governo Amato impose il prelievo forzoso sui conti correnti pari al sei per mille.

I buoni
Ma, come noto, il senso di colpa è difficile da gestire: così, dopo aver fatto per tutta la vita lo squalo e aver ridotto alla fame interi popoli, lo speculatore finanziario privo di colpe George Soros si è trasformato in un filantropo. D'altronde, l'immenso patrimonio accumulato sulle disgrazie altrui gli permette di essere di manica larga. Una compiaciuta campagna mediatica mondiale ha riposto nel cassetto dei ricordi la sua vita finanziaria e predatoria, e ha fatto emergere la bontà del suo cuore che, sviluppo recente, si batte contro i populismi del mondo. Populismi che vengono inquadrati, non senza malizia, all'interno di una cornice più ampia, quella dell'antisemitismo. Ora, del primo ministro Orban, acerrimo nemico di Soros, tutto si può pensare tranne che sia anti israeliano: si pensi alla sua reiterata intenzione di spostare l'ambiasciata ungherese a Gerusalemme, con grande plauso di Benjamin Nethanyahu e Donald Trump.

I rubli di Mosca, la vendetta
Questo personaggio, con cotanto passato ieri, ha adombrato l'ipotesi che la Russia, e quindi Putin, abbiamo finanziato la campagna elettorale del M5s-Lega: Soros quindi si è detto preoccupato per la vicinanza del nuovo governo italiano alla Russia. La leggenda dei rubli di Mosca che a valigie giungono in Italia è vecchia di decenni. E, in generale si può tornare indietro per secoli e incontrare sempre la stessa favola: il nemico alle porte che finanzia le opposizioni al fine di destabilizzare. Lo fece sicuramente l'Unione Sovietica con il Partito Comunista, probabilmente fino al 1974. Una serie di società fittizzie controllate dal partito vendevano consulenze, o materiale, in Urss, incassando dollari. Ma riportare quel contesto storico ad oggi è privo di razionalità: è solamente il tentativo di inquadrare la storia dentro un contesto binomiale: buoni, cattivi, bianco, nero.

Putin e l'Italia
Solo poche settimane fa una divisione corazzata statunitense è stata dispiegata in Polonia. Solo pochi giorni fa in Ucraina un giornalista definito anti Putin ha inscenato, in collaborazione con i servizi segreti locali, il suo falso omicidio. Dopo molti anni dall'accordo di pace nel Donbass – che piaccia o no ha fermato i pogrom antirussi dei neonazisti ucraini – persistono e anzi vengono acuite le sanzioni anti russe. Vladimir Putin e la Russia, che non possono essere inquadrati all'interno di una cornice novecentesca, sostengono chiunque ponga un freno all'accerchiamento militare della Russia, ormai completo, e tenti di porre fine a un regime di sanzioni ormai fuori dal tempo. Tutto il resto, ovvero i finanziamenti a pioggia verso Trump come verso Salvini o Di Maio, sono sciocchezze che hanno lo stesso valore della messa in scena del giornalista anti Putin di pochi giorni fa.

Rivedere le relazioni con la Russia
La nascita di questo governo tra i molti aspetti ambigui che reca ne ha chiaramente uno positivo: una seria e profonda riflessione sulle relazioni verso la Russia non solo dell'Italia, ma del blocco occidentale. Che da tempo, da anni, è attraversato da una isterica ondata di russofobia. Dal 2014 i miliardi perduti dalle imprese italiane sono stati dodici. In un paese con la disoccupazione giovanile al 40%, fondato sui lavoretti e il Jobs Act, incapace di avere una bilancia del pagamenti minimamente concorrenziale con la Germania, non è chiaro quale utilità superiore ci debba imporre questa cura dimagrante. E la situazione potrebbe perfino peggiorare se le ulteriori sanzioni antirusse paventate da Donald Trump dovessero aver corso. Il nuovo governo, che effettivamente si può classificare tanto filo russo quanto quelli precedenti sono stati anti russi, si è dato come orizzonte la ridiscussione in ambito internazionale di questo squilibrio, che, come unico risultato, penalizza tutti i soggetti coinvolti. Si vedrà cosa faranno, anche se la scelta come ministro degli esteri di Enzo Moavero Milanesi non fa sperare in grosse rivoluzioni.