12 dicembre 2018
Aggiornato 12:30

Il Consiglio di Sicurezza boccia la richiesta di condanna russa sulla Siria. Tensione con Usa alle stelle

Una durissima presa di posizione quella annunciata da Nikki Haley durante un Consiglio di sicurezza carico di tensione
L'ambasciatore russo presso l'Onu Vasily Nebenzya durante la decisione sulla Siria
L'ambasciatore russo presso l'Onu Vasily Nebenzya durante la decisione sulla Siria ()

NEW YORK - Gli Stati uniti hanno ancora «il colpo in canna». L’avvertimento, neppure tanto velato, è dell’ambasciatrisce americana all’Onu, Nikki Haley. Il raid di ieri notte contro presunte installazioni militari chimiche in Siria è da considerarsi concluso. Ma in caso di nuovi attacchi con armi proibite, Washington è «pronta» a intervenire ancora. Una durissima presa di posizione, quella annunciata dalla diplomatica statunitense, durante un Consiglio di sicurezza carico di tensione anche per la denuncia, altrettanto ferma, di Mosca, che ha definito l’iniziativa di Stati uniti, Francia e Gran Bretagna «un’aggressione» inaccettabile e illegale. E così, dopo le bombe e gli appelli alla moderazione, le prime prove di dialogo sono finite in un sostanziale fallimento, certificando una certa distanza tra le posizioni, un ostacolo alla necessità individuata dal presidente francese Emmanuel Macron di riconsegnare «nell’unità» alle Nazioni unite «l’iniziativa sul piano politico, chimico e umanitario».

Respinta condanna russa
Il Consiglio ha respinto la richiesta russa di condannare gli attacchi. La bozza presentata da Mosca ha ottenuto solo tre voti, molto al di sotto dei nove richiesti per l’adozione. Otto paesi hanno votato contro e quattro si sono astenuti. La Russia aveva chiesto al Consiglio Onu di votare, a conclusione dei colloqui, la sua proposta di risoluzione. Il testo russo denunciava i raid occidentali, compiuti poche ore prima dell’inizio della missione in Siria da parte dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), allo scopo di raccogliere prove sui presunti attacchi chimici del 7 aprile a Duma, e chiedeva la fine «immediata» della «aggressione» contro la Siria.

Ora tocca alla Francia
Ora sarà la Francia a presentare al più presto una propria bozza per uscire dall’impasse siriana. Ad annunciare l’iniziativa è stato l’ambasciatore francese al Palazzo di Vetro, François Delattre. «Presenteremo una bozza di risoluzione il prima possibile con i nostri partner britannici e americani», ha affermato. Secondo una fonte diplomatica, Parigi chiederebbe in particolare la creazione di un meccanismo d’inchiesta sull’uso di armi chimiche, l’immediato accesso umanitario illimitato in Siria e una nuova dinamica per il processo di pace a Ginevra sotto l’egida dell’Onu.

Colloqui a Londra
Oggi, intanto, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti dovrebbero avere dei colloqui a Londra per concordare le loro ulteriori azioni riguardo alla situazione in Siria, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, che oggi ha avuto anche una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina Angelino Alfano. I due ministri, in particolare, hanno ribadito il comune impegno a sostenere il processo negoziale sotto l’egida dell’inviato Onu Staffan de Mistura, auspicando la collaborazione di tutti gli attori internazionali e regionali coinvolti per prevenire un’escalation.