25 settembre 2018
Aggiornato 20:30

Quei fondi Ue alla Turchia per respingere i rifugiati: la Commissione nega

Ecco cosa hanno ammesso, e cosa negato, a Burxelles a proposito delle tranche di 'aiuto' alla Turchia
Migranti appena sbarcati in Grecia dalla Turchia
Migranti appena sbarcati in Grecia dalla Turchia (ANSA / oxfam)

BRUXELLES - Un portavoce della Commissione Europea, Carlos Martin Ruiz de Gordejuela, ha ammesso qualche giorno fa a Bruxelles che un parte dei fondi Ue di assistenza per la Turchia, nel quadro delle politiche di pre-adesione, è stata destinata al rafforzamento della sorveglianza e della gestione delle frontiere turche. Tuttavia, ha escluso che possa essere stata usata per equipaggiamenti militari o «attrezzature letali» volte a impedire l’attraversamento delle stesse frontiere da parte di persone bisognose di protezione internazionale (profughi, sfollati, rifugiati etc.). Lo ha detto rispondendo durante una conferenza stampa alle domande di un giornalista sulle rivelazioni di un’inchiesta pubblicata il 25 marzo dalle testate Poliken, Danwatch, Mediapart e dalla rete European Investigative Collaborations.

L'inchiesta 
L’inchiesta dei giornalisti investigativi aveva concluso che i fondi Ue hanno permesso alla Turchia di equipaggiarsi di veicoli blindati che sorvegliano le frontiere per impedire il passaggio dei profughi lungo il confine turco-siriano, dove 42 civili sarebbero stati uccisi dallo scorso mese di settembre, e di altri mezzi blindati ancora più pesanti, capaci di resistere a mine e granate, ufficialmente per sorvegliare le frontiere greco-turche.

Il secondo fondo da 3 mld
Mercoledì 14 marzo, il commissario per l’immigrazione dell’UE, Dimitris Avrampoulos, ha annunciato che la Commissione aveva concordato l’erogazione del secondo fondo di 3 miliardi di euro alla Turchia per la gestione dei rifugiati siriani. Le tranche, la prima delle quali era stata erogata nel marzo 2016, sono previste dall’accordo sull’immigrazione firmato dall’UE e dalla Turchia, il 18 marzo 2016, il cui obiettivo era quello di bloccare i flussi migratori diretti in Europa, per limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. Ne è conseguita la chiusura della rotta balcanica. In cambio, l’Unione Europea aveva donato un fondo iniziarle di 3 miliardi di euro per sostenere la Turchia nella gestione dei rifugiati siriani. Tuttavia, il 14 febbraio 2017, Amnesty International ha pubblicato un reclamo, in cui ha denunciato che migliaia di rifugiati, destinati a essere rimandati in Turchia, sono stati lasciati in un limbo nelle isole greche, vivendo in condizioni di grave disagio. Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, ha definito l’accordo sull’immigrazione firmato con Ankara «un disastro»

Le altre concessioni
«Ha senso che seguiamo la stessa divisione di due anni fa, con l’UE che mobilita 1 milione di euro, mentre gi Stati membri ne mettono a disposizione 2», ha spiegato il commissario Avrampoulos. In base al patto, tutti i migranti irregolari, giunti in Grecia successivamente al 20 marzo 2016, devono essere rimandati in Turchia, dove, in base al principio del non-respingimento, vengono e protetti secondo gli standard previsti dal diritto internazionale. Oltre a fornire miliardi di fondi in cambio, l’UE ha accordato altre concessioni alla Turchia, come l’accelerazione dei piani per il rilascio dei visti per i cittadini turchi e il rilancio dei negoziati per la sua adesione al blocco, che attualmente sono in fase di stallo a causa delle accuse mosse da Bruxelles contro Ankara in merito a gravi violazioni dei diritti umani a seguito di un colpo di stato fallito del 15 luglio 2016. Una fetta sostanziale dei fondi promessi dall’Unione Europea alla Turchia per aiutare i rifugiati siriani non è ancora stata attivamente sbloccata per rispondere ai loro bisogni, ha affermato il ministro per gli Affari Europei della Turchia.