21 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Ue

Glifosato, niente da fare: l'Europa sceglie di non scegliere

Non è stato raggiunto alcun accordo sul rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato. Solo 9 i Paesi che hanno votato contro

In sede Ue non è stato raggiunto alcun accordo sul rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato
In sede Ue non è stato raggiunto alcun accordo sul rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato ANSA

STRASBURGO - Non è stato raggiunto alcun accordo sul rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato. Tra i 9 Paesi che hanno votato contro (Belgio, Croazia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Malta, Slovenia e Svezia) anche l’Italia, che ha confermato le dichiarazioni dei giorni scorsi. Hanno votato invece a favore del rinnovo 16 Paesi (Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Spagna, Ungheria), mentre Germania e Portogallo si sono astenuti. Secondo fonti diplomatiche, adesso la Commissione si sta confrontando con i singoli governi per capire se ridurre il periodo di autorizzazione - inizialmente di 10 anni, dopo il voto di ieri dell’Europarlamento tra 7 e 5 - possa aprire la strada al rinnovo del temuto erbicida. Diventa quindi fondamentale che i governi votino contro il rinnovo e si indirizzino per il bando totale del glifosato. Questo è anche l'appello che Slow Food lancia forte e chiaro: "Qualsiasi altra strada vorrebbe dire andare contro l’opinione dei cittadini e disattendere le loro aspettative, espresse con l’iniziativa europea Stop Glifosato, che ha raccolto 1.070.865 firme». Oggi la voce di oltre un milione di cittadini europei e della società civile "è rimasta inascoltata e la loro volontà non rispettata" ha commentato il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, "ed è preoccupante che chi prende decisioni sulla nostra salute non si attivi in maniera forte per l’eliminazione totale di questo erbicida, classificato da importanti istituti di ricerca, tra cui quello dell'Oms, «probabilmente cancerogeno»».

Il no non basta: serve azione diplomatica
Votando contro, l’Italia ha scelto di stare dalla parte dell’ambiente e dei cittadini: "Adesso è fondamentale che i nostri rappresentanti mantengano questa posizione anche in caso di rimodulazione della richiesta da parte della Commissione», aggiunge il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale. «Ma chiediamo di più: affinché tutti i Paesi votino contro il rinnovo è necessario che l’Italia e gli altri Stati sensibili intraprendano un’azione diplomatica su chi, come Germania e Portogallo, si è astenuto e su chi, ben 16 Stati, ha addirittura votato a favore», conclude Pascale. 

L'alternativa c'è e si chiama agroecologia
Le ricerche scientifiche ci dicono che nel 45% dei terreni europei ci sono tracce di glifosato e che le particelle vengono disperse nell’ambiente con il vento e la pioggia, inquinando le falde acquifere e danneggiando le difese naturali delle piante, dei funghi e degli organismi viventi del suolo. Questa è la prova di come i residui della sostanza incidano sul suolo e, di conseguenza, sulla nostra salute. Produrre senza l’uso di glifosato è una pratica giù in uso e si chiama agroecologia. "Siamo fermamente convinti - prosegue Petrini - che eliminare questa sostanza dalla nostra dieta quotidiana sia un passo importante verso la salvaguardia della nostra salute e dell'ambiente. Ed è possibile solo cambiando modello produttivo e adottando pratiche agroecologiche».

In 20 anni +500% di contaminazione umana
In venti anni la contaminazione umana da glifosato è cresciuta del 500%. Un dato shock, contenuto tra i risultati di nuovo studio pubblicato sull’autorevole rivista americana Jama e condotto analizzando le urine in 100 anziani che vivono a Rancho Bernardo (California) in due periodi differenti, tra il 1993 (l'anno prima dell'introduzione, da parte della Monsanto, di coltivazioni geneticamente modificate resistenti al Roundup, nome commerciale dell'erbicida) e il 1996, e ancora tra il 2013 e il 2016, mostrano che l’esposizione umana all’erbicida è aumenta esponenzialmente, oltre le 5 volte: se nel 1996 i «contaminati» erano il 12% nel 2016 sono risultati essere ben il 70%. Le cause sarebbero la presenza diffusa dell’erbicida – dal cibo all’acqua fino ai terreni – che condiziona la nostra salute. «Siamo sempre più esposti a questa sostanza chimica», ha spiegato Paul J. Mills, Ph.D., professore presso la UC San Diego School of Medicine e autore principale dello studio pubblicato su Jama. «La maggior parte delle persone non si rende nemmeno conto che assumiamo quotidianamente il glifosato attraverso quello che mangiamo»