Terrorismo

Quando cadrà lo Stato islamico, l'Europa sarà finalmente al sicuro?

La fine del Califfato in Iraq e in Siria è ormai imminente, ma l'Europa continua a essere sotto attacco. Viene quindi da chiedersi se, con la definitiva caduta del sedicente Califfato, l'Europa sarà finalmente al sicuro

RAQQA - Abbiamo davvero sconfitto lo Stato Islamico? Le immagini, provenienti da diverse fonti giornalistici, di una Raqqa spettrale, letteralmente rasa al suolo, sono la dimostrazione più lapariana di quanto la tanto vagheggiata fine dello Stato islamico sia ormai vicina. Contemporaneamente, però, mentre sul terreno l'arretramento quasi definitivo dei guerrieri di Daesh è innegabile, l'attacco alla metro di Londra dimostra che il rischio terrorismo in Occidente è tutt'altro che estirpato. Viene da chiedersi se, con la definitiva caduta del sedicente Califfato, l'Europa sarà finalmente al sicuro. Ma la risposta a questa domanda potrebbe essere tutt'altro che rassicurante. Che fine faranno i combattenti Isis dopo la fine dell'Isis, e in particolar modo i foreign fighters occorsi in Siria per aderire al richiamo del Califfo?

Gli irriducibili
Secondo la rivista americana The Atlantic, bisogna considerare diversi scenari. Un primo gruppo di miliziani, che potremmo definire i «combattenti irriducibili», rimarranno in Siria e in Iraq per la resistenza. Si tratterà in particolare della cerchia più stretta intorno al leader Abu Bakr al-Baghdadi e ai suoi uomini di maggior fiducia. Questi guerriglieri continueranno a combattere in una rete terroristica clandestina, e non abbandoneranno il verbo della Jihad. Al contrario, potranno stringere nuove alleanze sul terreno con altri gruppi terroristici, come al Qaeda, Jabhat Fateh al-Sham e Ahrar al-Sham, provando a cercare nuova linfa in aree non strettamente controllate con il governo centrale, o in inedite collaborazioni con altri gruppi.

I mercenari
Ci saranno quindi i «giocatori liberi», combattenti mercenari che non potranno fare rientro nei loro Paesi d'origine. E' probabile che costoro tenteranno di spostarsi individuando un nuovo teatro di guerra fecondo per l'attecchire del terrorismo. Costoro continueranno, in questo modo, la «progenie» dei primi mujahideen trasnazionali, che hanno iniziato a combattere in Afghanistan contro l'Urss e in Cecenia.

I foreign fighters
Ma quelli che più dobbiamo temere direttamente sono i foreign fighters, i miliziani giunti da Pesi arabi come Turchia o Arabia saudita, dall'Europa o dagli Usa, che proveranno a tornare a casa. Con sé porteranno, naturalmente, l'intenzione di seminare la jihad e spargere il terrore. La conflagrazione dello Stato Islamico, dunque, pone un rischio importante all'Europa e all'Occidente. Starà ai servizi di sicurezza riuscire a contenere la minaccia.

I foreign fighters delusi
Ma i foreign fighters, a loro volta, non sono tutti uguali. Alcuni di loro saranno i «delusi», quelli che sono partiti per la Siria inseguendo un’utopia e provando a dare risposta alla loro vocazione per combattere in nome di Allah, e che alla fine si sono trovati davanti a qualcosa di molto diverso da quanto si sarebbero aspettati. Ma non è detto che, in quanto delusi dalle promesse del Califfo, una volta tornati in Occidente saranno innocui: anzi, potrebbero essere utilizzati per istruire altri giovani radicali.

I foreign fighters disimpegnati
Un ulteriore sottogruppo di rimpatriati possono essere definiti «disimpegnati ma non disillusi». Si tratta di miliziani motivati ​​a unirsi alla lotta, che però possono abbandonarla per diversi motivi, anche personali. Questi, pur temporanemante distratti dalla causa, restano comunque asserviti al verbo jihadista, e costituiscono dunque un pericolo.

Gli operativi
Infine, l’ultimo sottogruppo dei rimpatriati sono i cosiddetti «operativi», combattenti di ritorno che hanno come obiettivo primario quello di rianimare le cellule estremiste dormienti, di reclutare nuovi membri, o di condurre attacchi come lupi solitari. In questo senso, sono i più pericolosi in assoluto per l'Occidente, perché saranno nelle condizioni di realizzare attentati anche sotto il comando di ciò che resta dell’ISIS in Medio Oriente. Già oggi, sembra che molti foreign fighters siano presenti in Europa o alle sue porte, in Turchia. E il crollo di Daesh nella terra del Califfo non fermerà la loro follia.