26 giugno 2019
Aggiornato 21:30
NATO-Russia

Caccia Usa intercetta l'aereo del ministro della Difesa russo. E se fosse accaduto l'opposto...

Sono ormai 5 mesi che alla Casa Bianca si è insediato Donald Trump, ma ancora non c'è traccia del disgelo spesso prospettato. Anzi, con la Russia i rapporti vanno sempre peggio

ROMA - Sono ormai 5 mesi che alla Casa Bianca si è insediato Donald Trump, ma ancora non c'è traccia di quello che in campagna elettorale i media, in base alle dichiarazioni del candidato repubblicano, prospettavano come un «disgelo» con la Russia. Tutt'altro: il Russiagate continua a incombere minaccioso sulla testa del presidente Trump, che pare non aver cambiato un granché strategia nei rapporti con Mosca rispetto al suo predecessore. Lo si vede bene in Siria, dove gli Usa continuano a essere schierati con il fronte dei ribelli, nonostante Assad, sostenuto dai russi, sia ormai molto vicino alla vittoria. 

L'«incidente» del 21 giugno
Neppure le politiche della Nato sembrano cambiate dai tempi di Obama. Anzi. Lo dimostra un «incidente» di cui praticamente nessuno ha parlato e che, se fosse accaduto a parti inverse, avrebbe destato parecchio scalpore. Lo scorso 21 giugno, infatti, l’aereo del ministro russo della Difesa Sergei Shoigu, in volo da Mosca all’enclave russa di Kaliningrad lungo il Mar Baltico, è stato intercettato da un caccia statunitense dell’aeronautica polacca. L'F-16, dopo essersi provocatoriamente avvicinato, si è dovuto allontanare per l’intervento di un caccia Sukhoi SU-27 russo.

Esercitazioni su esercitazioni
Un episodio che ha tutto l'aspetto di una provocazione programmata, che rientra pienamente in quella che ormai da anni è l'aggressiva strategia Nato nei confronti di Mosca. Solo qualche giorno prima di quanto accaduto, proprio a ridosso del territorio russo si è svolta l'ennesima esercitazione Nato nel Mar Baltico, la Baltops, dall’1 al 16 giugno. Vi hanno partecipato oltre 50 navi e 50 aerei da guerra di Stati uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia e Paesi non membri ma partner dell'Alleanza, come Finlandia e Svezia. Dal 27 maggio scorso al 24 giugno, era infatti in corso la Saber Strike 2017, ciclo di esercitazioni diretto dalle forze armate statunitensi di stanza in Europa tra Polonia e Lituania. Proprio in quest'ultimo Paese, dal 12 al 23 giugno si è tenuta l'esercitazione Iron Wolf, che ha visti impegnati due gruppi di battaglia Nato «a presenza avanzata potenziata»: da un lato quello in Lituania sotto comando tedesco, comprendente truppe belghe, olandesi e norvegesi e, dal 2018, anche francesi, croate e ceche; dall'altro quello in Polonia sotto comando Usa, con truppe britanniche e rumene. E non è finita qui. Perché, dal 12 al 29 giugno, quindi, in Polonia ha avuto luogo l’esercitazione Coalition Warrior, al fine di sperimentare le più avanzate tecnologie in vista di un eventuale scontro con Mosca.

Una lunga lista di provocazioni
Come si vede, la lista delle ultime provocazioni della Nato è decisamente lunga. E non dobbiamo dimenticarci la recentissima adesione del Montenegro all'Alleanza atlantica. Tutte mosse che la Russia non può che interpretare come veri e propri atti d'aggressione. E che sono destinati, se nulla cambierà, a trascinarci in una nuova guerra fredda.