Intervista al Corriere

Mogherini: «Da giovane? Lavoravo in un call center e militavo nei Giovani comunisti»

In un'intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Ue Federica Mogherini racconta gli inizi della sua carriera politica. Iniziata militando nella Federazione giovani comunisti italiani, e lavorando in un call center durante gli studi

La responsabile per la Politica estera dell'Ue Federica Mogherini
La responsabile per la Politica estera dell'Ue Federica Mogherini (EPA/MARIO RUIZ)

ROMA - Il soprannome Lady Pesc che i giornali le hanno affibbiato non le piace: «Di Lady conosco solo Lady Oscar», afferma. Perché l'Alto rappresentato per la Politica Estera e di Sicurezza dell'Ue, per semplicità, preferisce farsi chiamare semplicemente «Federica». Almeno così racconta al Corriere, che l'ha intervistata durante una passeggiata per Firenze. Mogherini ricorda la diffidenza degli oppositori quando approdò al ministero degli Esteri italiani prima e all'Ue poi. Ue sul cui destino sembra essere piuttosto ottimista:  «L’elezione di Macron dimostra una cosa semplice: chi prevedeva che l’Unione Europea si sarebbe sciolta si sbagliava». E agli euroscettici ribatte: «Se non ti piace una riforma del governo italiano, non cominci a dire che sei anti-italiano. Al massimo auspichi un cambio delle politiche di governo». Perché, sostiene, per competere con le grandi potenze mondiali quali Cina, Stati Uniti, India, «l'unica protezione possibile è quella europea»

«Salvare vite? Un dovere»
Sullo scandalo delle Ong, Mogherini preferisce non commentare. Ma una cosa la dice:  «Al largo della Libia è in corso un’operazione militare europea. Facciamo lotta agli scafisti, ma anche salvataggio. Salvare una vita umana in mare è un dovere. Per tutti. Punto». Quindi, aggiunge anche un confronto con altri Paesi che ospitano molti più rifugiati di quanto non facciano i Paesi europei: «In Giordania e in Libano ci sono milioni di rifugiati. In Etiopia sono più di 800.000. In molti Paesi europei scarseggia l’onestà intellettuale: nessuno mi potrà mai convincere che 100, 1.000 o anche 10.000 rifugiati possano costituire un problema economico o sociale per uno Stato europeo». 

Gioventù nella Federazione comunisti italiani e un lavoro in call center
Mogherini ammette di occuparsi di migranti da quando era una ragazza. E da lì l'intervista vira sull'adolescenza e sulla giovinezza di Lady Pesc. Originaria di Roma Nord, intorno a Ponte Milvio, padre regista, il sabato sera in pizzeria e la domenica pomeriggio sul divano a guardare la Formula 1. Quindi l'inizio dell'esperienza politica, come rappresentante d'istituto al liceo Lucrezio Caro, poi nella Federazione giovani comunisti italiani, sezione di via della Farnesina: la stessa cui era iscritto Berlinguer. Il comunismo del Pci ai tempi della guerra fredda, dice, non l'ha mai vissuto: «All’epoca ero impegnata soprattutto nell’Associazione «Nero e non solo», ci occupavamo di razzismo. Mi sono riavvicinata al Pds solo nel 1996, con la campagna elettorale per Prodi. A quei tempi, per guadagnare qualcosa durante gli studi lavoravo in un minuscolo call center».

Filo-obamiana?
Da centralinista a promettente studentessa di Scienze Politiche di quella che orgogliosamente chiama la «generazione Erasmus». E alla domanda se non sia troppo filo-obamiana, visto che, per celebrare il trentennale del progetto Erasmus, ha postato in rete un video con il poster di Obama, risponde: «Quello che si intravede è il manifesto della campagna di Obama nel 2007: c’è scritto Hope, speranza. Ce l’ho da allora. Mi ricorda che anche le cose che sembrano impossibili possono realizzarsi». Ma poi ammette: «Il mio staff mi prende ancora in giro per il sorriso a trentadue denti che sfoggiai in occasione della prima foto con Obama». Ma anche con il consigliere di Trump Mike Pence - giura - ha un buon rapporto. Nonostante alcune differenze di vedute.