17 ottobre 2019
Aggiornato 13:01
Ma la tensione con la Cina si allenta

Corea del Nord, Trump: possibile grande conflitto. Ma strizza l'occhio alla Cina

Donald Trump non usa mezzi termini, e confessa che è possibile che, con la Corea del Nord, scoppi un «grande, grande conflitto». Intanto, si dice soddisfatto di come Xi Jinping stia tentando di gestire la crisi

WASHINGTON - Donald Trump non usa mezzi termini, specialmente quando si parla di Corea del Nord. Le cui provocazioni, ha fatto più volte capire il tycoon newyorchese, sono state tollerate durante l'era della «pazienza strategica» obamiana, ma sulle quali gli Usa di Trump non sono più disposti a transigere. Così, dopo settimane di avvertimenti (anche militari), il 45esimo Presidente avverte della effettiva possibilità di un "enorme, enorme conflitto" con la Pyongyang, anche se, aggiunge, lui preferirebbe risolvere la crisi per vie diplomatiche.

Grande guerra
Il nuovo monito arriva in una intervista rilasciata all'agenzia Reuters in occasione dei primi cento giorni della sua presidenza. «C'è la possibilità che si finisca con l'avere un grande, grande conflitto con la Corea del Nord. Senza dubbio - ha dichiarato il capo dello Stato americano - ci piacerebbe risolvere la questione a livello diplomatico, ma è molto difficile». Trump ha anche dichiarato di «sperare» che il leader nordcoreano stia agendo in modo razionale, ma a suo avviso la giovane età di Kim Jong-Un ha probabilmente contribuito a portare le cose al punto in cui sono ora. «Ha 27 anni. Suo padre muore, lui prende la guida del regime. Dite quello che vi pare ma non è una cosa semplice, non a quell'età».

La nuova «alleanza» con la Cina
Il tycoon si è però detto soddisfatto di come la Cina sta gestendo la crisi: credo che il presidente Xi Jinping, ha affermato, «ci stia davvero provando, in modo molto serio. Certo, non vuole vedere tumulti e morte. Non vuole certo questo. E' una brava persona, è davvero un brav'uomo e sono arrivato a conoscerlo molto bene». Un'affermazione che pare allentare la tensione che, nelle prime settimane di presidenza, tormentava le relazioni tra Washington e Pechino, a causa della telefonata intercorsa tra Trump e la leader di Taiwan, e delle minacce «commerciali» lanciate dal neo-Presidente Usa.

Disposti a trattare
Il segretario di Stato Rex Tillerson - che oggi presiederà una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla crisi con la Corea del Nord - ha intanto affermato che gli Usa sarebbero disposti ad avviare negoziati diretti con Pyongyang, ma solo se il regime nordcoreano rinuncerà a nuovi test missilistici o nucleari, in sostanza se rinuncerà a sviluppare un programma di armamento atomico. 

Dalla Corea del Sud picche sul pagamento del sistema antimissile
Intanto, però, la Corea del Sud ha risposto picche a Trump, che ha ipotizzato un pagamento per il sistema antimissile americano in via di dispiegamento in Sudcorea, dispositivo da un miliardo di dollari concepito per contrastare le minacce dalla Corea del Nord. «Ho informato la Corea del Sud che sarebbe opportuno che pagassero. E' un sistema da un miliardo di dollari. E' fenomenale, distrugge missili direttamente in cielo», ha detto il presidente Usa alla Reuters.

Il dispositivo
I primi elementi del sistema Thaad sono già arrivati nel Sud del Paese, a 250 chilometri da Seoul, che con Washington ha un trattato di sicurezza che risale alla guerra di Corea (1950-53), con 28mila soldati americani dispiegati a difesa dell'alleato strategico. E il governo sudcoreano ha fatto notare che il sistema antimissile è da considerare parte di questo patto. «Non ci sono cambiamenti nelle clausole di base», ha dichiarato il ministero della Difesa in un comunicato: in base all'accordo sulla presenza militare americana il Sud fornisce il territorio per il sistema Thaad e le relative infrastrutture e l'America deve pagare per il dispiegamento il funzionamento, ha spiegato il dicastero.