Dopo Siria e Libia

Afghanistan, il nuovo-vecchio terreno di guerra tra Usa e Russia

Prima la Siria, poi la Libia, oggi l'Afghanistan: è questo il prossimo terreno di scontro tra Stati Uniti e Russia. Che già, in quel Paese, si erano fronteggiati alcuni decenni fa

Il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin
Il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin (EPA/VASSIL DONEV)

KABUL – Mentre si diradano le possibilità di un reset a tutti gli effetti nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia, si moltiplicano i fronti internazionali su cui Mosca sembra intenzionata a contendere a Washington il ruolo di superpotenza globale. Prima la Siria, campo su cui, dopo l'incertezza di Obama, il raid ordinato da Trump sembra rimettere in discussione gli equilibri; quindi la Libia, fronte su cui Mosca è sempre più attiva a sostegno del generale Haftar, nemico del governo (fallito in partenza) di unità nazionale sostenuto dall'Onu e dall'Occidente. Il terzo scenario su cui potrebbe giocarsi il braccio di ferro è l'Afghanistan. Un Paese che i russi conoscono bene, visto che lo lasciarono (ammaccati) dopo dieci anni nel 1989, poco prima che l'Unione sovietica implodesse.

Prima i russi, poi gli americani
A quel tempo, l'Afghanistan fu il terreno su cui gli Usa prepararono la sconfitta definitiva dell'Unione sovietica. Ma, dopo i russi, nel Paese dell'Asia centrale sono arrivati gli americani, a seguito dell'attentato alle Torri Gemelle. Era passato un decennio circa da quando gli Usa fiancheggiarono i talebani per cacciare i sovietici, e ora i loro acerrimi nemici diventavano proprio quegli stessi talebani. Colpevoli di aver protetto Osama Bin Laden, l'artefice dell'attentato alle Torri Gemelle.

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Quarant'anni di guerra
L'Afghanistan è, dunque, un Paese in guerra permanente da quarant'anni. L'avvento di Obama avrebbe dovuto riportare la pace e porre fine all'intervento americano, ma questo non è accaduto. Tutt'altro: la promessa del ritiro delle truppe è stata disattesa più e più volte. E' ancora presto per dire cosa succederà con Donald Trump, visto che l'Afghanistan è stato pressoché sempre assente dalla narrazione del tycoon. Di certo, il nuovo Presidente dovrà fare i conti con l'inedita (o meglio riedita) presenza russa.

Perché Mosca
Quando i sovietici si ritirarono dal Paese, rinunciarono di fatto alla propria influenza sull'Asia centrale, regione, tra le altre cose, ricchissima di giacimenti petroliferi. Regione che ad oggi è ancora occupata da truppe Nato, e le cui strategiche basi aeree sono nelle mani degli Stati Uniti. Ma non sono solo questi i motivi del rinnovato interesse russo per quel territorio: a impensierire Mosca c'è anche la sempre maggiore presenza dell'Isis nel Paese, e il narcotraffico che rimpolpa di droga la Russia.

La Russia vuole una mediazione con i talebani
Sembrano inscriversi in questo scenario le offerte di training militare e gli aiuti economici che Mosca ha avanzato a Kabul, anche grazie all'impegno dall'inviato speciale nel Paese Zamir Kabulov. Che conosce molto bene la Russia, visto che è stato ambasciatore a Kabul fino al 2009, e ha trattato con i talebani del Mullah Omar per la liberazione di prigionieri russi nel 1995. Non è forse un caso che proprio la Russia abbia di recente organizzato un incontro internazionale sull'Afghanistan con i rappresentati dei Paesi della regione, incontro a cui gli Stati Uniti non sono stati invitati. In previsione di tale occasione, Lavrov ha dichiarato che «i talebani devono essere inclusi in un dialogo costruttivo» per trovare una soluzione al conflitto afgano, come al radicamento del gruppo Stato Islamico. 

L'obiettivo mancato dall'Occidente, puntato da Mosca
Mosca si pone dunque l'obiettivo clamorosamente mancato dall'Occidente: quello, cioè, di cercare di pacificare un Paese distrutto da 40 anni di conflitto e di guerra civile, concedendo realisticamente ai talebani lo status di parte in causa. A Washington serpeggia già preoccupazione. Gli ufficiali del Pentagono accusano i russi di stabilire contatti con gli stessi talebani. Il generale Joseph Votel, supervisore delle forze americane nella regione, ha dichiarato davanti alla Commissione Servizi Armati del Senato che i russi starebbero «cercando di accrescere la loro influenza in quella tormentata area del globo». L'ipotesi degli ufficiali del Pentagono è che la Russia stia provando a minare la stabilità del governo di Kabul, offrendo ai talebani legittimazione internazionale (oltre che armi per la guerriglia), con il pretesto del loro impegno sul campo contro l'Isis.

14 aprile una nuova conferenza a Mosca
Dal canto suo, Mosca ha smentito. Kabulov ha risposto alle accuse imputando a Washington il tentativo di spostare l'attenzione dal suo clamoroso insuccesso nel Paese. Di certo, la Russia sembra destinata a diventare sempre più protagonista. Ospiterà infatti un'altra conferenza internazionale sull'Afghanistan il prossimo 14 aprile (con Tillerson a Mosca), in vista della quale ha esteso l'invito anche a Washington, che però pare aver declinato. L'unico a non aver ancora fatto sentire la propria voce in merito è Donald Trump. Del quale, oltretutto, conosciamo ormai bene l'imprevedibilità.