25 giugno 2017
Aggiornato 00:00
-83 mila posti di lavoro durante il mandato di Obama

Trump stoppa la guerra di Obama contro il carbone. E se non fosse poi così male?

Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo volto a interrompere la guerra contro il carbone di Barack Obama. L'obiettivo: ricreare posti di lavoro nell'industria del carbone

WASHINGTON - Altro ordine esecutivo volto a smantellare l'eredità di Barack Obama. Questa volta, nel mirino di Donald Trump c'è la guerra al carbone e le restrizioni imposte a questo settore per la tutela dell'ambiente. L'obiettivo del tycoon, perseguire l'indipendenza energetica statunitense, togliendo i limiti posti dal suo predecessore. «La mia amministrazione sta mettendo fine alla guerra contro il carbone. Noi avremo carbone pulito», ha spiegato il 45esimo presidente degli Stati Uniti, aggiungendo con orgoglio: «Con il decreto esecutivo di oggi, ho fatto lo storico passo di cancellare le restrizioni sull'energia americana, di fermare l'intrusione del governo e di cancellare la normativa ammazza-lavoro».

Addio al piano di Obama
L'ordine dà quindi mandato all'Agenzia per l'ambiente di modificare il Clean Power Plan, il piano dell'amministrazione Obama che prevedeva una riduzione del 32% delle emissioni entro il 2030 attraverso la chiusura delle centrali a carbone e forti investimenti nelle rinnovabili. Un piano, in realtà, ancora oggi fermo. perché bloccato alla Corte suprema da una serie di cause legali.

Addio all'accordo di Parigi?
A livello internazionale e diplomatico, le decisioni di Trump potrebbero avere ricadute importanti. Perché le sue politiche difficilmente permetteranno di rispettare l'accordo sul clima di Parigi firmato nel 2015 anche dagli Stati Uniti. 

La strategia di Trump: più posti di lavoro nell'industria del carbone
Il tycoon newyorchese ha presentato la sua decisione come parte di una strategia più ampia, che non riguarda soltanto il perseguimento dell'indipendenza energetica degli States, ma anche la creazione di nuovi posti di lavoro nell'industria del carbone. "Rimetteremo i minatori al lavoro», ha detto Trump dopo aver firmato il decreto. In effetti, secondo un recente studio di Energy Policy, dal 2008 al 2012 l'industria del carbone avrebbe perso 50mila posti di lavoro; tra il 2012 e il 2015 il settore avrebbe visto un crollo di altri 33mila posti di lavoro, di cui 10.900 solo nel 2015. Attualmente, sarebbero 69.460 gli americani impiegati nell'industria del carbone.

Una questione controversa
Non tutti, però, sono concordi nell'interpretazione di questi dati. C'è chi ritiene, infatti, che il netto calo di posti di lavoro nel settore siano imputabili ai limiti imposti per contrastare il riscaldamento globale (e Trump è tra questi), e chi è convinto che il motivo sia un altro: sarebbe cioè l'impiego delle nuove tecnologie di estrazione e i bassi costi del gas naturale ad aver cancellato circa 22mila posti di lavoro. Secondo questa seconda scuola di pensiero, dunque, neppure togliendo i limiti imposti da Obama il suo successore riuscirà a rianimare un settore comunque destinato alla contrazione. 

Crollo del 15% dal 2008
Trump, evidentemente, non è di questo avviso. Il nuovo Comandante in Capo è tra chi pensa che la produzione di carbone sia crollata del 15% da quando, nel 2008, le compagnie sono state costrette a rispettare e dei limiti in virtù del rispetto per l'ambiente. Così, secondo uno studio della Energy Information Administration degli Stati Uniti, le compagnie hanno aperto 103 nuove miniere nel 2013, ma 271 sono rimaste inutilizzate o sono state chiuse definitivamente. Un drastico calo di attività a cui Trump è determinato a mettere fine.