29 giugno 2017
Aggiornato 11:00
Reuters: truppe russe in Egitto. Mosca smentisce

Libia, Haftar lancia l'offensiva sulla Mezzaluna petrolifera

Le truppe fedeli al generale Khalifa Haftar hanno lanciato oggi la loro offensiva per riprendere il controllo di due importanti siti petroliferi del Nord-Est della Libia

BENGASI - Le truppe fedeli al generale Khalifa Haftar hanno lanciato oggi la loro offensiva per riprendere il controllo di due importanti siti petroliferi del Nord-Est della Libia. La perdita del complesso di Raf Lanus e di Al Sidra, il 3 marzo scorso, a vantaggio delle Brigate di Difesa di Bengasi, era stato un duro colpo alle ambizioni dell'uomo forte della Cirenaica. Haftar si è preso dieci giorni per pianificare la sua risposta e questa mattina «ha dato i suoi ordini per liberare la Mezzaluna petrolifera», ha spiegato un portavoce delle forze lealiste, Khalifa al Abidi.

Un'area strategica
L'area, che comprende un porto e un aeroporto, è considerata strategica da Haftar, ma anche dai suoi principali avversari. Dopo averne preso il controllo, le Brigate di Difesa di Bengasi - fedeli al governo islamista di Salvezza nazionale autosospesosi dopo l'accordo in Marocco - lo hanno ceduto alle Guardie delle strutture petrolifere, gruppo un tempo autonomo, poi riconosciuto da Tripoli e ora al servizio del governo presieduto da Fayez al Sarraj. Dal giorno in cui le Brigate hanno occupato la regione, l'Esercito nazionale libico autoproclamato da Haftar si è accontentato di condurre raid aerei quotidiani su alcune postazioni specifiche del nemico, senza però affondare il colpo.

Propaganda
Analogamente, il generale ha dato ordine ai suoi uomini di procedere con la propaganda. «Una vasta campagna di terra e di aria» era già stata annunciata, a scopo intimidatorio, il 6 marzo scorso. In un video postato su Facebook e ritrasmesso dal canale Lybia al Hadath, un portavoce delle truppe di Haftar, il colonnello Ahmad al-Mismari, aveva invitato i libici a «limitare i movimenti nella zona tra Ras Lanuf, a Est fino a Sirte e a Ovest», a partire dalle prime ore di quel giorno. Nello stesso annuncio, il colonnello al Mismari aveva invitato le forze fedeli al governo di accordo nazionale sostenuto dall'Onu di «rientrare nella città di Sirte per evitare di essere esposti ai bombardamenti» dell'aviazione di Haftar.

L'offensiva
 L'offensiva vera e propria è scattata però solo questa mattina. «Forze terrestri, navali e aeree stanno conducendo attacchi congiunti per liberare il porto di Ras Lanuf da gruppi terroristici», ha annunciato Khalifa al Abidi, un altro portavoce delle forze del generale dell'Est. Un attacco che, stando alla versione fornita dalla Brigate di Difesa di Bengasi, sarebbe stato respinto. Almeno, per il momento. «Le guardie delle strutture petrolifere che fanno capo al governo di Accordo Nazionale e le Brigate di Difesa di Bengasi hanno respinto un'attacco delle forze dell'Operazione al Karamah (Dignità, forze agli ordini del generale Haftar) sulla zona della Mezzaluna petrolifera», ha confermato il sito Ean Libya.

Scontri
Intanto, da ieri sera, scontri tra diversi gruppi armati sono in corso nell'Ovest di Tripoli, in particolare nei quartieri residenziali e commerciali di Hay al Andalous e Gargaresh. Colpi d'arma da fuoco ed esplosioni sono stati uditi alle prime ore di oggi in questi due quartieri situati a due chilometri dal centro della capitale libica: alcuni testimoni hanno riferito di «combattimenti in strada». Numerose arterie di comunicazione sono state bloccate e la maggior parte degli abitanti non è stata in grado di recarsi sul posto di lavoro o a scuola a causa delle violenze.

Mosca respinge le indiscrezioni della Reuters
A Mosca, infine, il ministero della Difesa russo ha smentito come «stupide» illazioni e mere «visioni» le indiscrezioni sulla presunta presenza in Egitto di «unità delle forze speciali russe». Il portavoce del ministero, generale Igor Konashenkov, ha tagliato corto: «Non ci sono forze speciali russe a Sidi Barrani (Repubblica araba d'Egitto)», a 90 km dal confine con la Libia, ha commentato.