NYTimes parla di un piano segreto recapitato a Trump

Ucraina, al via il cessate il fuoco. Ma la crisi rimane un nodo insoluto

Nelle stesse ore in cui si celebrava il terzo anniversario della rivolta di Maidan, a Monaco le diplomazie del Quartetto normanno mettevano a punto un cessate il fuoco. Sì, ma poi?

La cancelliera tedesca Angela Merkel con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.
La cancelliera tedesca Angela Merkel con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. (EPA/PHILIPP GUELLAND)

KIEV - Mentre ricorre in questi giorni il terzo anniversario del bagno di sangue di Maidan, epilogo della rivoluzione che condusse alla fuga dell'allora presidente Viktor Yanukovich e al cambio di regime con l'installazione di un governo filoccidentale, la questione ucraina rimane la spina nel fianco per la diplomazia internazionale. Tre anni dopo i tragici eventi e quello che a Mosca fu considerato un vero e proprio colpo di stato, l'ex repubblica sovietica si trova ancora in una situazione di emergenza politica, economica e sociale, a causa del conseguente conflitto scoppiato nel suo Sud-est a maggioranza russofona.

Il cessate il fuoco
Nelle stesse ore in cui ricorreva l'anniversario della rivolta di Maidan, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov annunciava una tregua tra i ribelli filorussi e l'esercito ucraino, entrata in vigore proprio oggi nell'Est dell'Ucraina. Una tregua messa a punto a margine della Conferenza sulla sicurezza, dove si è tenuto un incontro dei capi delle diplomazie del cosiddetto 'Quartetto normanno', composto, oltre che da Russia e Ucraina, da Francia e Germania.

Speranze o illusioni?
Dando l'annuncio dell'intesa per il cessate il fuoco, dopo la nuova ondata di violenze nelle regioni separatiste, Lavrov ha parlato di un accordo «positivo» , ma ha denunciato l'assenza di «importanti progressi» durante la riunione. Dal canto suo, il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin ha detto ai giornalisti di non essere soddisfatto dell’accordo raggiunto. Del resto, il cessate il fuoco concordato è solo un timido progresso nella direzione di una pace sempre più difficile. 

Accuse
Il presidente Petro Poroshenko, in occasione della prima cerimonia in ricordo delle vittime di Maidan, è ritornato al accusare la Russia di voler destabilizzare l'Ucraina ed ha affermato che «non essendo in grado di raggiungere la vittoria in un confronto aperto con le nostre forze armate, il nemico sta cercando di minare la situazione nel nostro Paese dall'interno, sfruttando l'anniversario».

La mossa di Putin
Intanto, il presidente russo Vladimir Putin firmava un decreto che certifica la validità in Russia dei documenti dei residenti di svariate aree dell'Ucraina dell'Est, nello specifico delle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk. Lo ha riferito l'ufficio stampa del Cremlino, precisando l'ampia tipologia dei documenti 'parificati' a quelli russi, dalle carte di identità ai diplomi scolastici, alle patenti. Questi documenti sono stati rilasciati da enti ucraini e la mossa del presidente russo non mancherà di irritare le autorità di Kiev, nel momento in cui le tensioni nel Sud-Est ucraino sfociano in nuovi scontri e in un nuovo clima di muro contro muro tra Russia e Ucraina.

Intanto, a Monaco...
La notizia del decreto presidenziale russo è giunta proprio nei minuti in cui a Monaco, a margine della Conferenza sulla sicurezza, iniziava la riunione del cosiddetto 'Quartetto normanno' sulla crisi ucraina. Intanto, sempre a Monaco, il presidente ucraino Petro Poroshenko incontrava il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, invitandolo a visitare l'Ucraina nel corso dell'anno.

Critiche da Berlino
Le reazioni internazionali non hanno tardato ad arrivare. In particolare quella del Governo tedesco, che ha definito «inaccettabile» il riconoscimento russo dei passaporti separatisti ucraini. «Il riconoscimento dei documenti di viaggio della cosiddetta Repubblica di Lugansk e Donetsk mina l'unità dell'Ucraina», ha detto Steffen Seibert, «e contraddice direttamente tutto ciò su cui si è raggiunto l'accordo di Minsk e quindi è inaccettabile».

Corruzione
Di certo, la guerra ignorata dai media ha trasformato l'Ucraina in uno Stato fallito, tenuto in vita solo dai lauti aiuti concetti dall'Ue e dal Fondo Monetario Internazionale. La piaga della corruzione è tutt'altro che estirpata, tanto che secondo il nuovo ranking pubblicato da Transparency international alla fine di gennaio l'Ucraina rimane il paese più corrotto in Europa, alla posizione numero 131, in compagnia di altre repubbliche ex sovietiche come Russia e Kazakistan.

Economia
L'economia, cresciuta l'1% nel 2016 e con la previsione della Banca Mondiale di una nuova spinta per quest'anno del 2%, nel triennio di guerra è crollata però di oltre il 15% e la lentezza delle riforme strutturali ha già costretto il Fondo monetario a sospendere per oltre un anno il programma quadriennale di oltre 17 miliardi di dollari. Lo stesso Ministero dell'Economia ucraino ha affermato di recente che la crescita nel 2017 sarà inferiore comunque alle più ottimistiche previsioni interne e non supererà il 2,4%. L'inflazione oltre il 40% e la disoccupazione intorno al 10% rimangono indicatori preoccupanti, senza contare che la povertà assoluta, di chi sopravvive con meno di 5 dollari al giorno, è quasi raddoppiata nei primi due anni di guerra raggiungendo quasi il 6% della popolazione, mentre quella media è cresciuta nello stesso periodo dal 15 al 22%.

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Un piano segreto di Trump?
Intanto, secondo il New York Times il legale personale del presidente Usa Donald Trump gli avrebbe consegnato un piano di pace per l'Ucraina messo a punto da non diplomatici, facendo infuriare Kiev. L'avvocato Michael Cohen è percepito come una persona a cui Trump si rivolge quando ha grossi problemi e non è un diplomatico, ma è sposato con una donna ucraina, ha scritto il quotidiano. Il piano sarebbe stato preparato, tra gli altri, da Andrii Artemenko, un parlamentare ucraino che vede nella presenza di Trump alla Casa Bianca «un'opportunità per promuovere un piano di pace per l'Ucraina». Artemenko «sostiene di aver prova 'nomi di società, trasferimenti bancari' che dimostrano la corruzione del presidente ucraino Petro Poroshenko e che potrebbero contribuire la sua destituzione. E Artemenko dice di aver ricevuto l'incoraggiamento dai collaboratori di alto livello di Putin» si legge ancora sul NyTimes. Artemenko vedrebbe «in Trump un'opportunità di promuovere un piano di pace in Ucraina».

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Le reazioni di Kiev
Kiev però non ci sta. L'ambasciatore ucraino negli Stati uniti, Valeriy Chaly, interpellato dal Times, ha respinto il progetto. «E' una patente violazione della Costituzione» ha scritto in risposta alle richieste di commento del quotidiano. «Idee del genere possono essere proposte o promosse solo da chi rappresenta apertamente o segretamente gli interessi della Russia». Che la ricostruzione del New York Times sia veritiera o meno, di certo fotografa le tensioni crescenti in merito alla crisi ucraina, anche in relazione al cambio di guardia a Washington. Quel conflitto è infatti considerabile un banco di prova essenziale per il nuovo Presidente, noto per aver dichiarato la sua intenzione di ricostruire i tormentati rapporti con la Russia. Di recente, le sue dichiarazioni ostili a Kiev sono state compensate da un riallineamento sulla posizione consueta: Mosca deve riconsegnare la Crimea all'Ucraina e rispettare gli accordi di Minsk. Il quadro, insomma, appare ancora difficile da decodificare.

Le pressioni su Trump
Di certo, le pressioni sul nuovo Comandante in Capo sono enormi. Lo conferma la lettera indirizzata a Trump dal senatore John McCain che, dopo aver passato in rassegna le truppe ucraine lo scorso 31 dicembre, ha scritto: «Il fatto che l’aumento degli attacchi abbia avuto luogo il giorno dopo la sua conversazione telefonica è un chiaro segnale del fatto che Vladimir Putin sia sta muovendo velocemente per testarla come comandante in capo. La replica americana avrà delle conseguenze durature». E intanto LIndsay Graham, anche lui in visita sul fronte con McCain, dichiarava: «La vostra battaglia è la nostra battaglia. Il 2017 sarà l’anno dell’offensiva […] e i russi pagheranno un prezzo più duro».