Ha difeso il decreto di Trump

Geert Wilders, il «ciclone» della destra olandese che vuole bandire l'Islam e il Corano

Uno tra i primi difensori del decreto di Donald Trump è stato Geert Wilders, leader dell'estrema destra olandese, favorito in vista delle elezioni del 15 marzo. Un politico che, sull'Islam, ha le idee chiare

Geert Wilders, leader del Pvv olandese.
Geert Wilders, leader del Pvv olandese. (SASCHA DITSCHER / ANSA)

AMSTERDAM - De-islamizzare il Paese, stop a richiedenti asilo e immigrati da Paesi islamici, proibizione di espressioni e manifestazioni legate alla religione musulmana che possano turbare l'ordine pubblico. No, non stiamo parlando del programma di Donald Trump, ma di un suo «collega» europeo. Si tratta di Geert Wilders, leader del partito di estrema destra olandese, il Pvv, superfavorito alle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo 15 marzo. Uno degli alleati «euroscettici» di Matteo Salvini a Bruxelles, Wilders ha le idee chiare, soprattutto sull'Islam. E di certo non è tra chi, in questi giorni, si profonde in critiche e condanne a proposito del «muslim ban» adottato dal tycoon americano. 

La difesa di Trump
Non a caso, in parlamento Wilders ha attaccato in Parlamento il ministro degli esteri olandese Bert Koenders, schierandosi a favore del decreto di Trump. «Finalmente l'America ha un presidente, finalmente un paese in Occidente ha un presidente che non solo mantiene le promesse, ma sostiene soprattutto che ‘la libertà dei miei cittadini è più importante di qualsiasi altra cosa», ha detto Wilders.

Purificare l'Olanda
Del resto, a voler leggere il programma della destra olandese, le idee di Donald Trump sembrano quasi «prudenti». Wilders non fa mistero di voler ingaggiare una vera e propria battaglia identitaria, per «purificare» l'Olanda da qualsiasi influenza islamica. E per liberarla dalla tirannia dell'Ue, da cui non fa mistero di voler uscire. Due operazioni distinte, ma accomunate dalla determinazione nel difendere quell'identità nazionale che, a suo avviso, si è persa a causa tanto degli «attentati» sovranazionali che giungono da Bruxelles, quanto da quelli che arrivano da più lontano, con l'immigrazione.

I sondaggi lo danno al 30%
Ricetta che sembra in grado di sedurre gli olandesi, a giudicare da alcuni sondaggi che danno la destra di Wilders vicina al 30%. Il partito liberale del premier Rutte sarebbe al 25%, i socialdemocratici fanalino di coda al 10%. Sintomo che anche in Olanda, come nel resto d'Europa (e non solo) le trite ricette della politica «tradizionale» e «benpensante» sono percepiti, dal popolo, sempre più lontane e inefficaci.

De-islamizzazione
Di certo, non si può dire che il programma di Wilders non sia riconoscibile, e di «rottura» rispetto ai partiti tradizionali. Il primo punto riguarda proprio la de-islamizzazione del Paese. Tra le misure proposte, lo stop all'arrivo richiedenti asilo e nuovi immigrati dai Paesi di religione islamica, con chiusura delle frontiere nazionali; la revoca dei permessi umanitari temporanei e la chiusura dei centri profughi; il divieto di indossare copricapi islamici nei luoghi pubblici; la proibizione di ogni altra espressione legata all'Islam «che violi l'ordine pubblico»; la carcerazione preventiva dei fondamentalisti islamici; la de-naturalizzazione e l'espulsione di chi, con doppia nazionalità, abbia violato la legge; la chiusura delle moschee e delle scuole islamiche, e addirittura la messa al bando del Corano.

Fuori dall'Ue, più spazio alla democrazia diretta
Il secondo punto riguarda invece i rapporti con l'Unione europea. Parola d'ordine, ovviamente, «divorzio»: seguire il prima possibile l'esempio della Brexit, e abbandonare Bruxelles ma soprattutto l'euro. Il terzo punto riguarda la democrazia diretta, alla quale si vuole restituire spazio attraverso i referendum. E poi c'è l'abbassamento delle tasse, l'abolizione delle spese sanitarie deducibili, lo stop a contributi pubblici diretti a arte, innovazione, aiuti allo sviluppo e simili, iniezione di denaro pubblico a favore di sicurezza e difesa.

E se il sistema politico proporzionale favorirà l'ipotesi di governi di coalizione, non c'è dubbio che Wilders abbia fin qui pazientemente costruito il suo successo politico, rivendicando orgogliosamente l'etichetta sprezzante di «populista» che i suoi avversarsi gli hanno appiccicato addosso. Rivali che, in effetti, stanno realizzando come il vento stia soffiando in poppa proprio per gli «odiati» populisti, tanto che, forse suborando l'avanzata di Wilders, il primo ministro Rutte ha recentemente invitato tutti coloro che non rispettano i costumi nazionali a lasciare l'Olanda. Di certo, le elezioni del 15 marzo costituiranno un termometro politico importante, anche a livello europeo. Anche perché, pochi mesi più tardi, sarà la volta della Francia, dove Marine Le Pen, la più temuta oppositrice del progetto europeo, ha buone possibilità di sbaragliare la concorrenza. Inaugurando, forse, l'inizio della fine dell'Ue.