23 giugno 2017
Aggiornato 14:00
Tra Mosca e Pechino è arrivato il terzo incomodo

Se la Cina guarda con timore i buoni rapporti tra Trump e Putin

Il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia sotto la presidenza di Donald Trump potrebbe raffreddare l'asse sino-russo. E mettere la Cina in una posizione di minoranza

WASHINGTON - Ancor prima di prendere possesso della Casa bianca, Donald Trump sta già cambiando le carte in tavola negli equilibri tra le grandi potenze e mettendo in discussione la tenuta di alleanze che oggi, apparentemente, sembrano solide e consolidate. Una per tutte: quella tra Russia e Cina.

Dubbi, certezze, pronostici
Che Trump abbia un'ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin è un fatto dichiarato più volte dallo stesso presidente. Che Putin abbia gradito l'elezione di Trump è un fatto evidente. Che l'abbia anche favorita direttamente scatenando hacker russi contro Hillary Clinton, è un sospetto di cui si dibatte sulle prime pagine dei giornali americani. Che la politica estera della prossima amministrazione Usa sarà molto meno ostile a Mosca di quella di Barack Obama è un fatto assai prevedibile.

La scelta di Tillerson
A confermarlo è venuta anche l'indicazione del prossimo segretario di Stato Usa in Rex Tillerson, il capo della compagnia petrolifera ExxonMobil, amico di lunga data dei russi e in particolare di Igor Sechin, il numero due di Rosneft e personaggio centrale nel sistema di potere incentrato su Putin.

I timori della Cina
Il riavvicinamento tra Washington e Mosca, tuttavia, suscita a Pechino il timore che un cuneo possa essere messo nell'alleanza tra Russia e Cina, la quale ha proprio nell'opposizione alle mire geopolitiche americane la sua principale ragion d'essere.

Screzi tra Trump e Pechino
Trump non ha mostrato affatto la stessa attitudine positiva che ha avuto con Mosca nei confronti di Pechino. Da un lato non ha fatto marcia indietro sulla minaccia elettorale di imporre consistenti dazi nei confronti delle merci cinesi, dall'altro ha fatto una secca apertura di credito nei confronti della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen, che ha spesso espresso posizioni indipendentisti in passato, e ha ventilato la possibilità di rivedere l'adesione alla dottrina dell'«Unica Cina», facendo schiumare rabbia Pechino.

La Cina tra Putin e Trump
«Se Putin e Trump diventano grandi amici, la Cina non ci può fare nulla ma deve essere pronta a un qualche livello di alienazione tra Mosca e Pechino», ha commentato l'analista politico Shi Yinhong al giornale britannico Guardian. Ed è proprio questo il tipo di preoccupazione che viene nutrita a Pechino, che è tuttavia anche un segno della fragilità di un'alleanza che si è molto rafforzata sotto la presidenza di Xi Jinping, ma che è finora stata nell'ordine delle cose in una regione nella quale Russia e Cina hanno la necessità di controbilanciare la presenza americana. Trump, tra l'altro ha ventilato l'ipotesi di un parziale disimpegno in campagna elettorale.

Tra Mosca e Pechino molti terzi incomodi
D'altronde l'alleanza tra Mosca e Pechino, se si toglie la presenza americana, appare assai meno solida in questo momento rispetto a qualche anno fa. Putin sta, per esempio, dialogando con il Giappone, concorrente regionale della Cina, sull'ipotesi di firmare un atteso trattato di pace previa soluzione dell'annosa disputa territoriale sulle Curili meridionali. Inoltre, la tendenza cinese ad allargare la sua influenza sull'Asia centrale, che Mosca da sempre considera proprio giardino di casa, e la pressione demografica cinese sull'Estremo oriente russo, un confine che in passato ha avuto una delimitazione poco chiara, rischiano di creare qualche attrito.

Messaggi rassicuranti
Sarà anche per questo che, dopo l'entusiasmo per la nomina di Tillerson - un uomo insignito in passato dal Cremlino dell'onorificenza dell'Ordine dell'Amicizia -, si è sentito il bisogno a Mosca di lanciare messaggi rassicuranti alla Cina. «È assolutamente illogico costruire eventuali previsioni per il futuro, soprattutto per indulgere in una sorta di sogno che tutto ad un tratto, durante la notte, improvvisamente, ogni cosa cambi e inizi a crescere secondo uno scenario, di successo delizioso. Noi siamo persone abbastanza sobrie, e siamo consapevoli che questo non accadrà», ha commentato l'addetto stampa presidenziale russo Dmitri Peskov rispondendo a una domanda.

Preoccupazioni
Pechino, dal canto suo, mostra inquietudine anche se tenta di gettare acqua sul fuoco. Il Global Times, un giornale legato al Partito comunista cinese, ha scritto ieri un editoriale nel quale enfaticamente spiega che «la nomina Tillerson non influirà sugli impegni sino-russi». Tuttavia, sempre nello stesso articolo, si ammette che c'è «nella pubblica opinione cinese» il timore che «una migliorata relazione tra Usa e Russia possa danneggiare i rapporti sino-russi». Questa preoccupazione «non è professionale», per il Global Times, ma «non è assurda».