7 dicembre 2019
Aggiornato 22:00

Francia, domani il ballottaggio delle primarie. Fillon incassa l'endorsement di Putin

Primarie della destra francese, ultimo atto. Domani mattina si tornerà a votare in Francia per il ballottaggio a una settimana dal primo turno che ha visto l'affermazione a sorpresa d Francois Fillon

PARIGI - Primarie della destra francese, ultimo atto. Domani mattina si tornerà a votare in Francia per il ballottaggio a una settimana dal primo turno che ha visto l'esclusione di Nicolas Sarkozy e l'affermazione a sorpresa d Francois Fillon contro il favorito della vigilia Alain Juppé. I sondaggi dell'ultimo momento sembrano confermare la tendenza: Fillon appare favoritissimo col 65% delle intenzioni di voto contro il 35% di Juppé.

L'endorsement di Putin
Nel dibattito politico di giovedì sera è arrivato persino l’endorsement di Vladimir Putin.  «È la prima volta, credo, che il presidente russo interviene nel dibattito di un’elezione per indicare il suo candidato – ha detto Alain Juppé – Questo mi ha sorpreso un po’, l’ho visto in televisione ieri e mi ha sorpreso un po’». «Dico semplicemente che tocca a noi sederci intorno a un tavolo con i russi, senza chiederne conto agli americani, e insieme a loro cercare di ricreare un legame se non di fiducia, ma che ci permetta almeno di avvicinare la Russia verso l’Europa», è la replica di Fillon.

L'ultimo dibattito
Giovedì sera l'ultimo dibattito tra i due sfidanti per la candidatura all'Eliseo ha rimesso al centro «la sostanza» delle questioni politiche sul tappeto, segnando per la prima volta un ammorbidimento degli aspri toni polemici che hanno contrassegnato questa campagna. Davani a oltre otto milioni e mezzo di telespettatori, Francois Fillon ha rivendicato la radicalità del suo progetto mentre Juppé ha contrattaccato rimproverando al rivale l'illusorietà di progetti troppo ambiziosi ma irrealizzabili.

Un progetto radicale
«E' vero il mio progetto è più radicale, forse più difficile da realizzare» ha esordito Fillon facendo due promesse ambiziose: «ridurre della metà la disoccupazione» nell'arco di cinque anni e fare della Francia «la prima potenza europea» nell'arco di dieci anni, e il tutto con una drastica - e thatcheriana - cura di austerità.  Per la Francia, ha proseguito Fillon, serve «uno scatto psicologico», capire e far capire all'estero che la Francia può essere riformata. Tra le misure più immediate, la ridefinizione del codice del lavoro, l'allungamento dell'orario di lavoro, la revisione del sistema pensionistico e, soprattutto, la soppressione di un mezzo milioni di funzionari pubblici.

Brutalità
E proprio su quest'ultimo punto ha contrattaccato Juppé, che replicando al suo rivale si è espresso a favore di «riforme profonde e credibili» ma «senza brutalità». E' chiaro, ha detto Juppé, che abolire 500.000 posti di lavoro nell'amministrazione pubblica «non è possibile», anzi - ha aggiunto - porsi un obbiettivo del genere vuol dire fare una promessa che non si può realizzare.

I temi della morale
Fillon e Juppé sono quindi tornati sui temi della morale, che li hanno sempre divisi nel corso della campagna elettorale. Fillon, tradizionalista e cattolico, ha cercato di chiarire alcuni punti irrisolti, tornando in particolare sul tema dell'aborto. Fillon ha precisato di non aver intenzione di rimettere in causa l'interruzione volontaria di gravidanza anche se da cattolico personalmente non è d'accordo.

Multiculturalismo e società
Opposta, tra i due, anche l'immagine della società francese, con Fillon nettamente contrario a qualsiasi visione «multiculturalista» e Juppé convinto invece che «l'identità della Francia sia in primo luogo nella diversità».

Rapporti con la Russia
E poi la politica estera. E qui nel dibattito si è insinuata l'ombra del convitato di pietra Vladimir Putin. Juppé si è detto senza mezzi termini «scioccato» dal fatto che in una campagna elettorale francese il presidente russo «abbia pubblicamente scelto il suo candidato», facendo riferimento alle dichiarazioni del leader del Cremlino e ai suoi rapporti notoriamente ottimi (e secondo alcuni discutibili) con Fillon. Ma quest'ultimo si è difeso: «con Putin abbiamo lavorato insieme nei cinque anni in cui sono stato premier...e sono le sole relazioni che abbiamo, non c'è altro». E in ogni caso, ha aggiunto, non bisogna isolare il Cremlino, cosa che favorirebbe «reazioni e riflessi nazionalisti». Sia chiaro, ha concluso: buone relazioni con Mosca non significa rinnegare o trascurare «l'alleanza» della Francia con gli Usa.