14 giugno 2024
Aggiornato 08:00
Barack Obama in veste di rassicuratore

In Europa l'ultimo tentativo di Obama di frenare la «rottamazione» firmata Donald Trump

Se c'è una cosa che emerge dai tentativi di rassicurazione di Barack Obama agli alleati europei è, paradossalmente, la sua preoccupazione. Per un'eredità che Trump ha promesso di rottamare

ATENE - L'ultima volta che Barack Obama ha risposto, dall'estero, alle domande dei giornalisti su Donald Trump, le sue risposte sono state tutt'altro che diplomatiche. Il presidente Usa definì, infatti, l'allora candidato repubblicano un piazzista «incompetente» dalle idee «stravaganti», dando peraltro la chiara impressione, durante il suo ultimo viaggio in Asia a settembre, di ripudiare quel miliardario che esprimeva idee tanto opposte rispetto alla sua agenda presidenziale. 

Obama il rassicuratore
Oggi, mentre Barack Obama sta effettuando l'ultimo tour europeo della sua presidenza ormai in scadenza, i toni sono del tutto cambiati. Certo, di acqua sotto i ponti ne è passata da allora: perché quel magnate poco competente e dalle idee bizzarre sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. E l'attuale (ancora per pochissimo) inquilino della Casa Bianca si è assunto il compito di rassicurare gli alleati travolti dal «ciclone Trump»

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Acqua sul fuoco
In queste vesti, dunque, Obama ha iniziato il suo viaggio europeo, peraltro preceduto dalla prima conferenza stampa dopo quella immediatamente successiva all'elezione di Donald Trump. Una conferenza che preannuncia i toni da «acqua sul fuoco» che Obama terrà durante tutto il suo tour di questi giorni. «Questo lavoro ha la capacità di risvegliarti», ha detto Obama, alludendo a come il mestiere di presidente cambierà anche Donald J. Trump. «Non è un uomo ideologico», ha aggiunto, scommettendo anche che il nuovo Presidente terrà fede a tutti gli impegni internazionali degli Stati Uniti. In particolare, quelli che gli Usa hanno verso gli alleati della Nato, coloro che Obama sta appunto andando a rassicurare. 

Il gap di retorica: l'ultima speranza di Obama
«Con me, il presidente-eletto ha espresso grande interesse nel mantenere le nostre relazioni strategiche più importanti e posso testimoniare del suo impegno nei confronti delle Nato e della Trans-Atlantic Alliance», ha puntualizzato Obama. E pazienza se Trump, in campagna elettorale, ha mandato tutt'altri segnali, definendo la Nato addirittura «obsoleta» e ripetendo come un mantra la sua intenzione di riequilibrare gli apporti dei suoi membri a vantaggio di un maggiore disimpegno economico da parte degli Usa. Pazienza pure se, mentre Obama assicurava che nulla cambierà nell'Alleanza Atlantica, il suo successore parlava al telefono con Vladimir Putin - contro il quale le iniziative Nato sono rivolte -, auspicando un miglioramento nelle relazioni e soprattutto una collaborazione in Siria. Obama confida nell'esistenza di un «gap di retorica» tra quello che Trump promette e quello che farà davvero. A partire dall'intesa con l'Iran sul nucleare, che - fa intendere l'attuale Presidente - nonostante le promesse di The Donald non salterà.

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Trump manterrà le sue promesse, o ha ragione Obama?
Probabilmente, Obama è supportato anche dall'esperienza di otto anni di presidenza, che devono avergli insegnato che, specialmente in politica estera, non è l'inquilino della Casa Bianca a dettare in toto la linea degli Usa nel mondo. Ci pensano il Pentagono, la Difesa, l'intelligence, gli apparati, a imprimere una direzione, e a mantenere, da un'amministrazione a un'altra, una sostanziale linea di continuità. A sentire Trump, però, quella continuità verrà esplicitamente rotta. Tanto che in Europa si respira aria di grande preoccupazione. Basti sentire le dichiarazioni del ministro della Difesa tedesco Minister Ursula von der Leyen, secondo la quale, dopo la vittoria di Trump, l'Ue dovrebbe assumersi maggiore responsabilità nell'assicurare la propria sicurezza. Aggiungendo - quasi un monito al nuovo presidente Usa - che l'Europa ha bisogno sia dell'Ue che della Nato, e che le due organizzazioni dovranno continuare a cooperare fruttuosamente. 

Il freno di Obama alla rottamazione firmata Trump
Se c'è una cosa, insomma, che dalle parole di Obama emerge chiaramente non è certo che nulla cambierà con la presidenza Trump: piuttosto, emerge la preoccupazione dell'attuale inquilino della Casa Bianca e dei suoi interlocutori europei. Il tentativo di Obama è insomma duplice: da una parte rassicurare gli alleati e il mondo intero, per facilitare una transizione che si preannuncia per nulla semplice; dall'altra parte cercare di scongiurare fino all'ultimo la «rottamazione» promessa da Trump della sua eredità, facendo leva sulla responsabilità connessa alla carica, «molto più grande di una singola persona», ha detto ai giornalisti. Ed ecco perché quel candidato «incompetente», diffusore di idee strambe, quel candidato da «reality show», dopo la sua elezione è diventato improvvisamente un uomo «pragmatico e non ideologico», «sincero nel voler governare bene», e che soprattutto «rispetterà gli impegni presi»