6 giugno 2020
Aggiornato 23:00
Francia 2017

Quale sarebbe un buon risultato per Marine le Pen alle presidenziali?

A prescindere da una vittoria, l'obiettivo di Marine potrebbe essere quello di migliorare il risultato di suo padre che al ballottaggio del 2002 mobilitò un blocco anti Front National che portò Jacques Chirac all'Eliseo con una sorta di plebiscito.

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PARIGI - A quasi sei mesi dalle presidenziali francesi, i politologi specialisti del Front National valutano le luci e le ombre della candidatura di Marine le Pen. Secondo Jean-Yves Camus molta parte del fascino vincente della figlia del leader più longevo e carismatico dell'estrema destra transalpina si appoggia sull'impressione di sapersi identificare con l'uomo e la donna della strada e su quello, oggi più importante che mai, di non avere mai fatto parte delle cerchie di potere. Virtù che maschera e compensa la mancanza di esperienza.
A prescindere da una vittoria, l'obiettivo di Marine potrebbe essere quello di migliorare il risultato di suo padre che al ballottaggio del 2002 mobilitò un blocco anti Front National che portò Jacques Chirac all'Eliseo con una sorta di plebiscito.
«Quale sarebbe un buon risultato per Marine le Pen alle presidenziali?» si chiede Camus. «Fare molto meglio al ballottaggio di suo padre. Nel 2002, l'80% votò per Chirac, il 19% per Jean-Marie le Pen. Se Marine arriva al secondo turno a un 60/40, sarebbe straordinario. Un cambio di passo gigantesco».

Il ruolo del voto femminile
Una parte importante del voto la giocherà il voto femminile che segna il 53% degli iscritti. Secondo la sociologa Nonna Mayer, il futuro di Marine dipende dalla sua capacità di captare l'elettorato popolare femminile. Nel 2012 ci è riuscita. Non resta che vedere che cosa succederà nel 2017. Alla luce soprattutto delle strategie che intenderà adottare.
«Se continua sino in fondo sulla linea della demonizzazione dovrà smettere di proporre la demarcazione tra 'noi' e 'loro', 'quella gente là con cui non è possibile fare alleanze', dando un taglio netto alla delegittimazione della classe politica e al cuore delle politiche del Front national, quella della preferenza nazionale» spiega la Mayer. «Se farà così, dimostrerà di potersi considerare la leader di un partito non a priori emarginato. Ma in questo modo perderà il suo indiscutibile appeal, quello della 'demonizzazione', della radicalità alternativa, dell'orco cattivo».
Che per molti è sinonimo di non compromissione con una classe politica, sia di destra moderata sia di sinistra, che di fronte alle emergenze epocali del momento, recessione economica, crisi dei migranti e terrorismo, non sembra in grado di proporre soluzioni concrete e affidabili.

Qualcuno direbbe: è la vita in carrozza dell'opposizione, bellezza...

(Immagini AFP)

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