26 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Anche Erdogan vuole partecipare alla battaglia

Iraq, per l'offensiva a Mosul gli Usa inviano altri 500 soldati

Nuovo invio di forze militari da parte degli Stati Uniti in Iraq, in preparazione dell'offensiva anti-Isis a Mosul. Offensiva da cui Erdogan non vuole rimanere escluso

MOSUL - Nuovo invio di forze militari da parte degli Stati Uniti in Iraq prima del via all'offensiva delle forze irachene per la liberazione di Mosul, ultima grande roccaforte dello Stato Islamico (Isis) nel Nord del Paese arabo. Lo riferiscono i media curdi (LEGGI ANCHE «Non solo Isis. Perché Mosul potrebbe diventare la nuova Aleppo»).

Altri 500 militari
«Una forza composta da 500 militari della base Fort Riley Usis nel Texas si dirigerà in Iraq in una missione di addestramento e formazione», scrive sul suo sito on-line la tv satellitare curda «Rudaw» che cita un comunicato dell'esercito americano.

Operazione Mosul
«I compiti di questa forza riguardo all'operazione di Mosul dal pugno dell'Isis si limitano a dare consigli», prosegue il comunicato prima di indicare che le forze Usa «appoggeranno l'operazione nelle piane del Tigri e dell'Eufrate»; due grandi fiumi del Paese che passano, uno dentro la città e l'altro a ovest della provincia di Ninive il cui capoluogo è Mosul.

L'Isis sventa un golpe
Lo Stato islamico (Isis) avrebbe sventato un golpe ordito da uno dei comandanti del gruppo terroristico, che «voleva consegnare» la roccaforte del Califfato - Mosul - all'esercito iracheno. Lo riferiscono fonti di sicurezza irachene e abitanti del capoluogo citati dalla tv satellitare al Arabiya. Secondo le fonti dell'emittente, «l'organizzazione di Daesh (acronimo in arabo dell'Isis) ha sventato un piano di ribellione ordito da uno dei comandanti del gruppo che tradendo l'organizzazione voleva contribuire alla consegna della città alle forze governative». Un piano che secondo al Arabiya «aveva come obiettivo minare le linee di difesa dell'organizzazione a Mosul», erette per prepararsi all'annunciata offensiva governativa su Mosul.

Atrocità
Inoltre la fonte ha riferito che l'Isis «la settimana scorsa ha giustiziato 58 jihadisti accusati di essere coinvolti nel piano». Abitanti di Mosul citati dall'emittente panaraba hanno riferito che «i comandanti dell'organizzazione coinvolti sono stati uccisi per annegamento ed i loro corpi sono stati seppelliti in una fossa comune scavata alla periferia della città».

Le minacce di Erdogan
ll presidente Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di ricorrere al «piano B» se alle forze della Turchia non fosse permesso di prendere parte alla programmata e massiccia offensiva delle forze irachene - sostenuta dagli Stati Uniti - per liberare Mosul dalle milizie jihadiste. «Siamo determinati ad avere il nostro posto tra le forze della coalizione in Iraq per l'unità dell'Iraq. Se le forze della coalizione non vogliono la Turchia, attueremo il piano B. Se questo non funzionasse, attueremo il piano C», ha detto Erdogan durante un discorso a Konya.

Piano B e piano C
Il capo dello Stato non ha chiarito che cosa prevedano il piano B e il piano C. Erdogan si è scambiato reciproche accuse con il premier iracheno Haider al-Abadi sulla presenza delle forze armate turche nel nord dell'Iraq. Ankara teme che l'operazione per riconquistare Mosul possa essere guidata dalle milizie sciite e comprendere anche le milizie curde che si contrappongono alla Turchia. Ha chiesto a gran voce che i suoi timori siano presi in considerazione.

Forze occupanti o di supporto?
Mentre la Turchia afferma che Baghdad ha chiesto supporto per addestrare i combattenti e riprendere Mosul, la seconda città irachena, i parlamentari iracheni hanno detto a inizio mese che le forze di Ankara sono «forze occupanti» nel loro Paese. Erdogan ha però ribadito che Baghdad ha invitato le forze turche alla base Bashiqa per addestrare i combattenti per quella che sarà la battaglia più dura e complessa nella lotta in Iraq contro lo Stato Islamico. «Voi ci avete invitato a Bashiqa e ora ci dite di andarcene. Mi dispiace ma i miei connazionali restano lì. I miei fratelli turcomanni sono lì, i mie fratelli arabi sono lì, i miei fratelli curdi sono lì. Loro dicono 'vieni', loro dicono 'per favore, aiutateci'», ha ricordato Erdogan.

(Con fonte Askanews)