4 dicembre 2020
Aggiornato 19:00
Il terzo Pontefice a visitare il campo di concentramento

Il silenzio di Papa Francesco ad Auschwitz

La scelta di non pronunciare discorsi nel campo di sterminio. Poi la visita e l'omaggio a padre Kolbe. Sul libro d'onore scrive: «Signore, perdono per tanta crudeltà!». In serata il discorso a parco Blonie di Cracovia: «Dio è nei profughi, nei rifugiati, nelle vittime del terrorismo e delle guerre, nei deboli e negli sfruttati».

CRACOVIA - Solo e in silenzio è entrato ad Auschwitz, passando sotto l'arco in ferro con la nota scritta «Arbeit macht frei», il lavoro rende liberi, solo e in silenzio si è raccolto davanti al piazzale in cui venivano impiccati i deportati, nella cella dove era rinchiuso il francescano Massimiliano Kolbe, che si sacrificò per salvare un compagno di prigionia, davanti al «muro della morte» lungo il quale venivano disposti i condannati al plotone di esecuzione, solo e in silenzio ha ascoltato il salmo 130, «de profundis», salmodiato in ebreo da un rabbino e in polacco da un prete, davanti al monumento in 23 lingue dedicato al milione e mezzo di persone che assassinate a Birkenau dal 1940 al 1945. Papa Francesco ha scelto le modalità del pellegrinaggio, la solitudine e il silenzio, appunto, per la visita nel lager nazista più famigerato della storia.
«Signore abbi pietà del tuo popolo! Signore, perdono per tanta crudeltà!», le poche parole lasciate dal Papa ad Auschwitz, per iscritto sul libro d'onore.

Francesco è il terzo Papa che visita Auschwitz
I suoi predecessori, il polacco Giovanni Paolo II e il tedesco Benedetto XVI, non avrebbero probabilmente potuto, per l'intreccio tra la storia del Novecento e la loro nazionalità, fare la scelta del silenzio che ha fatto oggi Francesco. Jorge Mario Bergoglio, peraltro, ha parlato sul tema, quando nel 2014 ha visitato il memoriale della Shoah a Gerusalemme, lo Yad Vashem: «'Adamo, dove sei?'. Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: 'Adamo, dove sei?' In questa domanda c' è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi... ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: 'Dove sei?', qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell'Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo...». Ma ad Auschwitz, come ha detto il rabbino argentino Abraham Skorka, amico personale del Papa che lo ha accompagnato nella visita, il Papa ha dato «un messaggio di impossibilità di dire qualcosa davanti all'orrore della Soah». Ha scambiato solo qualche parola con undici sopravvissuti al lager, ovviamente tutti molto anziani, alcuni ultracentenari, che ha baciato e abbracciato. Ha lasciato un foglio con qualche parola accanto al cero che ha acceso a Birkenau. Ma il Papa non ha parlato. Lo stesso Jorge Mario Bergoglio lo aveva preannunciato, sul volo di ritorno dall'ultimo viaggio, in Armenia: «Io vorrei andare in quel posto di orrore senza discorsi, senza gente, soltanto i pochi necessari... Ma i giornalisti è sicuro che ci saranno! Ma senza salutare questo, questo... No, no. Da solo, entrare, pregare... E che il Signore mi dia la grazia di piangere».

(con fonte Askanews)