20 agosto 2019
Aggiornato 13:30
Gli Usa di oggi sono più ingiusti e spietati di quelli di 8 anni fa

Otto anni di nulla: la presidenza Obama si conclude con l’incoronazione di Hillary Clinton

Il bilancio di un presidente che doveva cambiare tutto al grido di «Yes, we can». Ma non ha potuto e voluto fare nulla. E ora tocca alla signora Clinton.

WASHINGTON - Con il più banale degli slogan, degno di un qualsiasi anti-berlusconismo italiano, la convention democratica ha incoronato Hillary Clinton quale prossima candidata alle elezioni presidenziali statunitensi. Non ci si poteva aspettare nulla di diverso da un Paese, gli Stati Uniti, dove non vota più nessuno e le lobbies economiche dettano l’agenda dei candidati a suon di finanziamenti. Meglio così, l’appoggio di Bernie Sanders a Hillary Clinton mette bene in evidenza che anche lui fa parte della tragedia della democrazia statunitense attuale. Uno spettacolo teatrale costoso che si celebra ogni quattro anni. Il compito di Sanders era quello di dare una qualche parvenza di umanità ad un partito, quello democratico, ormai appiattito sullo strapotere delle legioni di avvocati e Ceo afferenti alle varie multinazionali che lo dominano. L’ha fatto egregiamente, impersonificando l’amico dei poveri che ora si allinea alla volontà del partito. Come un Bersani o un Cuperlo qualsiasi.

 

Sanders è stato fischiato quando ha detto che si deve sostenere la Clinton, ma poi è arrivata la moglie di Obama che ha fatto anche lei il ruolo che le compete, cioè dire che il pericolo è Trump e quindi bisogna stare uniti per fermarlo. Fine delle contestazioni «democratiche», doveroso atto di una commedia ben fatta. Fine del programma. La pochezza di questo schema è umiliante per un Paese che osa criticare la democrazia altrui, e vuole perfino esportare la propria a suon di bombardamenti a tappeto in giro per il mondo.

Ora di Trump si può legittimamente pensare il peggio possibile, ma non si può in alcun pensare che possa fare più danni del programma di Hillary Clinton. Un programma guerrafondaio, molto più di quello del miliardario repubblicano, socialmente iniquo nonostante qualche passaggio liberal degli ultimi giorni, inventato lì per là per non rovinare troppo la festa della convention e dare un appiglio qualsiasi ai vari Sanders del partito.
A Hillary Clinton manca solo l’appoggio del Presidente in persona.

Barack Obama lo ricorderemo come la più grande delusione dei tempi recenti: Malcolm X lo avrebbe definito «un negro bianco». Un uomo che doveva cambiare tutto, che ha avuto ben otto anni a disposizione per ridare fiato alla civiltà degli Stati Uniti dopo la presidenza di George Bush, da tutti considerato come un incapace.
Ma Obama, come la Clinton, come Sanders e come tutti gli altri non possono fare un bel nulla, perché la democrazia statunitense è proprietà privata di hedge fund, fondi assicurativi e pensionistici, banche, corporation.

Illuminante è in questo senso, leggere il saggio «Come salvare il capitalismo», Fazi editore, di John Reich, ex segretario di Stato con il presidente Clinton, economista e docente universitario. Reich scrive chiaramente che la presidenza Obama ha rafforzato tutte le sperequazioni economiche, e sociali, che stanno affondando il capitalismo occidentale, non solo statunitense.

Pagine veramente illuminanti sull’impotenza di ogni Presidente, che sia bianco o nero, che sia uomo o donna, che sia liberal o conservatore di fronte allo strapotere delle lobbies. E’ la democrazia di coloro che chiedono sanzioni un giorno sì e l’altro pure alla Russia del dittatore Putin.

In questo contesto alcune idee di Donald Trump , che piaccia o no, sono di totale rottura. L’uscita dal Wto, idea che Obama – per non parlare della signora Clinton – non possono nemmeno sognare, ridà fiato alla classe media e povera statunitense. La folle corsa al ribasso sul costo del lavoro, redistribuzione della ricchezza andata a favore di Ceo, grandi azionisti e avvocati d’affari, ha trasformato gli Stati Uniti in un Paese di lavoratori poveri. Le statistiche che provano l’aumento degli occupati durante la presidenza Obama non fanno altro che certificare l’aumento della schiavitù salariata negli ultimi otto anni.

E se da un lato i poveri che lavorano sono diventati un esercito, dall’altra, durante la presidenza Obama, i ricchi che non fanno nulla sono diventati sempre più ricchi e potenti. Si parla di un gruppo sociale che non fa assolutamente nulla. Si tratta di quelle persone che non hanno investito i loro capitale nel lavoro, ma in fondi finanziari che a loro volta finanziano le varie campagne elettorali. Barack Obama non ha cancellato praticamente nulla delle riduzioni fiscali inventate da George Bush per i super ricchi che non fanno nulla e prosperano sulla rendita. Le statistiche, i numeri, i fatti che Reich porta nel suo libro non lasciano spazio ad alcun dubbio.

Uscire dal Wto, ridare fiato alla produzione made in Usa, smetterla di svalutare i salari: questo propone quel pazzo di Donald Trump. Ovviamente la signora Clinton su tutto questo non si esprime nemmeno, troppo occupata a raccogliere fondi dai banchieri di Wall Street che poi le presenteranno il conto.

Gli Stati Uniti sono un Paese molto più duro rispetto otto anni fa. Un paese più ingiusto e spietato, grazie a un presidente nero che si accinge a incoronare un’altra icona del cambiamento che, se saremo fortunati, non farà nulla.