30 settembre 2020
Aggiornato 20:30
La candidata ha pubblicato il suo «vero piano» su Twitter

Chi libererà il mondo dall'Isis? Non Hillary Clinton

Dopo le pessime notizie degli ultimi giorni, ne sono giunte due buone sul fronte della lotta all'Isis: la riconquista di Palmira da parte dell'esercito siriano sostenuto dalla Russia, e l'offensiva di quello iracheno su Mosul. Intanto, Hillary Clinton pubblicava su Twitter il suo «vero piano» per sconfiggere Daesh. In tre, «illuminanti» slide

DAMASCO - Un mondo dominato dal terrore. Le cronache di questi ultimi giorni ci restituiscono l'immagine di un pianeta dove, da Occidente a Oriente, è sempre più difficile dormire sonni tranquilli. Una settimana fa, i brutali attacchi a Bruxelles, nel cuore dell'Europa; a Pasqua, un attacco suicida nella città di Lahore ha ucciso più di 70 persone intente a festeggiare il giorno più importante per la Cristianità. Numerosissimi gli esempi che si potrebbero proporre: si pensi solo agli ultimi attentati che hanno sconvolto la Turchia, o a tutti quelli che, ogni giorno, insanguinano il Medio Oriente. Insomma, dovremo abituarci a convivere con il terrore?

Le due buone notizie nella lotta all'Isis
In realtà, proprio in questi giorni di sangue, sono giunte anche due buone notizie. La prima, la riconquista da parte dell'esercito di Assad, con il forte supporto aereo della Russia, di Palmira, la città siriana famosa per il suo straordinario patrimonio archeologico, in parte distrutto dalla furia iconoclasta dell'Isis. La perdita di Palmira rappresenta davvero un brutto colpo per Daesh, forse uno dei peggiori da quando, nel 2014, ha proclamato il Califfato in parte dell'Iraq e della Siria. La seconda buona notizia è che l'esercito iracheno ha finalmente lanciato l'offensiva su Mosul, terza città dell'Iraq, conquistata dall'Isis nel giugno 2014. L’operazione, denominata Al Fateh (conquista), è stata preceduta da un intenso bombardamento dell’aviazione statunitense contro la base principale dell’Is. Un portavoce dell’esercito ha dichiarato che l’offensiva potrebbe concludersi rapidamente, perché «il morale dei jihadisti è molto basso». Nonostante ciò, la situazione irachena rimane molto difficile. La principale sfida resta infatti il progetto di riforma e la formazione di un nuovo governo, mentre l’ultimatum lanciato dal leader sciita Muqtada al Sadr sta per scadere e i ministri hanno cominciato a dimettersi. Per non parlare della Siria, dove, nonostante i progressi, la tregua e i negoziati, il cammino per la pacificazione è ancora molto lungo.

Il «vero piano» di Hillary
E mentre in tante parti del mondo si susseguivano attentati, e in altre ancora coraggiosi eserciti si scontravano con la furia dei jihadisti per liberare i propri Paesi, dall'America Hillary Clinton, aspirante presidente degli Stati Uniti, pubblicava sui social network la sua «illuminante» ricetta per sconfiggere l'Isis. Una ricetta prontamente sintetizzata con tre slide, oggi tanto di moda, dal benaugurante titolo «A real plan to defeat Isis», «Un vero piano per sconfiggere l'Isis». E il «piano» - neanche a dirlo - è davvero geniale: il primo punto consiste nel «portare via all'Isis le sue fortezze in Siria e Iraq»; il secondo è «smantellare il network globale del terrore»; e il terzo recita: «Rafforzare le nostre difese in patria e prevenire gli attacchi». Un progetto davvero geniale, se non suonasse, in realtà, drammaticamente banale, scontato e, soprattutto, già sentito.

I veri nemici dell'Isis
Anche perché quello, a grande linee, era il piano di Obama quando inaugurò la grande coalizione contro l'Isis, che però, prima dell'intervento russo, ha fatto praticamente solo buchi nell'acqua. Il tentativo americano di sostenere i ribelli siriani contro Assad non ha fatto altro che rafforzare i jihadisti, mentre ora la riconquista di Palmira è stata portata a termine dall'esercito governativo, sostenuto dai raid russi. In una telefonata al presidente Vladimir Putin, Bashar al Assad ha infatti confermato che il supporto di Mosca è stato fondamentale per la riconquista di quell'importante sito archeologico. E se Putin, certamente mosso da precisi calcoli geopolitici, non fosse intervenuto, difficilmente si sarebbe potuto ottenere un simile risultato. Soprattutto, se l'Occidente avesse continuato a fomentare la rivolta. Intendiamoci: non che Assad sia un sovrano illuminato; tutt'altro. Eppure, l'ossessione occidentale per il regime change - la storia lo ha ampiamente dimostrato - non ha fatto altro che seminare il caos e compattare gli estremisti. Non è un caso che i nemici più pericolosi per l'Isis siano i coraggiosissimi curdi: per sconfiggere i jihadisti, più che le bombe lanciate dall'alto, è necessaria la presenza di combattenti sul terreno. Il sostegno agli eserciti governativi è dunque fondamentale. E se fosse stato per Hillary Clinton, difficilmente i militari siriani sarebbero riusciti a liberare Palmira.

La promessa di Hillary
Senza contare, poi, che la Clinton è la stessa che caldamente consigliò l'intervento in Libia nel 2011, e che ancora oggi lo difende convintamente. Da quella guerra non richiesta contro Gheddafi, il Paese è piombato nel caos, ed è diventato terreno fertile per i jihadisti dell'Isis. Non solo: la Clinton votò anche a favore dell'intervento in Iraq nel 2002, che ha posto le basi, di fatto, per l'ascesa di Daesh dalle ceneri di Al Qaeda. E il fatto che oggi, con quelle 3 brillanti slide, intenda promettere agli americani e al mondo intero che, da presidente, sarà in grado di sconfiggere lo Stato islamico non dovrebbe farci dormire sonni tranquilli.