28 ottobre 2020
Aggiornato 16:00
Il NYTimes si sorprende delle somiglianze tra Donald e Silvio?

Se la «sindrome Trump-Berlusconi» è la sindrome di un Occidente che ha fallito

Il New York Times ha parlato di «sindrome Trump-Berlusconi», evidenziando le profonde somiglianze tra i due politici e le circostanze che hanno favorito la loro ascesa. Ma più che le analogie tra The Donald e il Silvio del '94, dovrebbero colpirci quelle tra gli Usa e l'Europa di oggi: stesse paure, stessa disillusione, stessa disperata ricerca di nuove risposte.

NEW YORK - Hillary Clinton e Donald Trump non hanno avuto rivali. La prima ha sbaragliato il senatore Bernie Sanders in Florida, Ohio, Carolina del nord, Illinois, ma non è riuscita a sconfiggerlo anche nel Missouri; il secondo si è aggiudicato gli stati «piglia-tutto» della Florida e dell'Illinois, ma non è riuscito a conquistarsi l'Ohio, andato a John Kasich. In compenso, Marco Rubio si è definitivamente ritirato dai giochi, e quella dei repubblicani rimane una sfida a tre, con Cruz che ancora cerca di sfilare il primato al newyorchese uomo d'affari. Ma, a meno di grossi colpi di scena, Trump e Clinton sono ormai proiettati verso la vittoria. 

Trump il Berlusconi d'America?
E ancora una volta, ad attirare l'attenzione dei media internazionali è stato lui: il magnate plurimiliardario dal parrucchino ossigenato, il «fenomeno Trump», che a sorpresa sta letteralmente conquistando l'America. Sono gli stessi analisti americani a non riuscire a spiegarsi in che modo un personaggio come The Donald, cresciuto a pane e reality show, possa essere in grado di convincere il «serioso» elettorato americano, solitamente tanto benpensante, conservatore e «composto». Quasi a dire che Trump, più che americano, potrebbe essere un fenomeno europeo: e a questa tesi ci si avvicina il New York Times, paragondando il candidato repubblicano al politico-businessman che ha guidato l'Italia per un ventennio, Silvio Berlusconi. Sì, proprio quel primo ministro che suscitava l'ilarità d'oltralpe e d'oltreoceano, e per il quale ogni persona straniera che ci capitava di incontrare ci interrogava tra il sarcastico e lo stupito, chiedendoci come fosse possibile che qualcuno come Berlusconi - nonostante gli scandali, i processi, le ombre, le gaffe - fosse tanto amato e voluto dal popolo italiano. 

I punti di incontro con il Cav
Secondo Roger Cohen, che parla addirittura di una «sindrome Trump-Berlusconi», a colpire non sono tanto le somiglianze nel background imprenditoriale-televisivo, la comune ossessione per la virilità e l'universo femminile, e le paragonabili bizzarrie caratteriali. Ciò che davvero accomuna Donald Trump e Silvio Berlusconi sarebbe lo spirito del tempo che ha portato alla loro ascesa: quella che ha visto la nascita di Forza Italia, cioè, era un'Italia stagnante, stanca, disillusa dall'implosione della democrazia cristiana e dei partiti tradizionali dopo Tangentopoli. E Berlusconi si presentava come una figura nuova, lontana dall'establishment politico, che parlava un linguaggio inedito e fortemente attrattivo per il popolo italiano. Non è difficile trovare i punti di incontro con Donald Trump: la frustrazione per un sistema economico che continua a mostrare tutte le sue falle, un grande deficit commerciale con la Cina, la potenza americana in declino sulla scena internazionale, un sistema corrotto dal denaro. Da qui, la «dottrina della resurrezione» di Trump: nulla di molto diverso da quello che, nel 1994, Berlusconi promise agli italiani. 

Usa ed Europa più simili di quanto ci si aspetta
Ma c'è una cosa che il New York Times non considera. Donald Trump, per alcuni aspetti, potrebbe facilmente essere accostato anche ai giovani e rampanti leader europei di oggi: da Marine Le Pen a Matteo Salvini, passando per i movimenti di estrema destra che sempre più stanno montando in Europa. Più che essere simile al Berlusconi del 1994, dunque, il «fenomeno Trump» accomuna, di fatto, gli Stati Uniti all'Europa di oggi: un'Europa sempre più scettica su se stessa, prostrata dalla crisi, spaventata dall'immigrazione, dove la classe media è sempre più irrimediabilmente distaccata dai partiti, ed è alla disperata ricerca di un interlocutore autentico e possibilmente anti-sistema. E agli americani sta accadendo esattamente quello che, ormai da anni, sta avvenendo agli europei: c'è la stessa disillusione, e soprattutto ci sono le stesse paure. E' tutto l'Occidente ad essere pressato dalle stesse angosce, dalla stessa rabbia, disilluso dal medesimo fallimento. E se oggi un uomo come Trump rischia di diventare presidente degli Stati Uniti, proprio come vent'anni fa uno come Berlusconi ha rivoluzionato politica e cultura nel nostro Paese, è solo il segno dei tempi che passano ma non cambiano di molto: e di un Occidente che, ormai da tempo, ha un disperato bisogno di nuove risposte.