20 settembre 2019
Aggiornato 14:00
Un filo di speranza c'è, ma i problemi sono ancora tanti

Ucraina, i tanti nodi da risolvere (nonostante la nuova tregua)

Anno nuovo, tregua nuova. Il 2016 parte con l'ennesimo tentativo di mettere un coperchio alla pentola del Donbass sempre in ebollizione, ma i nodi politici restano

KIEV - Anno nuovo, tregua nuova. Il 2016 parte con l'ennesimo tentativo di mettere un coperchio alla pentola del Donbass sempre in ebollizione. Da oggi scatta nel Sudest dell'Ucraina il cessate il fuoco sul quale si è accordato mercoledì a Minsk il Gruppo di contatto che comprende i rappresentanti del governo ucraino, dei separatisti filorussi e di Mosca, sotto l'ombrello dell'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Il rilancio del processo di pace, arrivato sotto la spinta del Cremlino e del nuovo negoziatore russo Boris Gryzlov, è supportato dal presidente ucraino Petro Poroshenko che ieri si è sentito in conferenza telefonica con la cancelliera Angela Merkel e il capo di stato francese Francois Hollande. Ma che oggi ha messo i puntini sulle "ì", tornando la reclamare il ritorno del Sud-est del Paese (oltre che della Crimea) sotto controllo ucraino, cosa che a suo avviso dovrà avvenire già nel 2016, con l'aiuto di Usa ed Ue.

Mai una vera tregua
Quasi un anno dopo la sottoscrizione degli accordi di Minsk II, firmati nella capitale bielorussa all'inizio di febbraio 2015, la road map per la pacificazione è diventata un percorso ad ostacoli che periodicamente necessita di essere aggiornato. Se entro la fine dell'anno appena terminato l'intesa avrebbe dovuto essere implementata in tutti i suoi punti, in realtà nemmeno l'obbiettivo primario di una vera tregua è mai stato raggiunto e il numero delle vittime della guerra iniziata nell'aprile del 2014 è salito a oltre 9000, le ultime registrate proprio negli ultimi giorni.

Tutti i punti non realizzati
Le schermaglie lungo la linea del fronte non sono mai terminate e il ritiro delle armi pesanti così come il rilascio dei prigionieri da entrambi i lati non sono stati mai completati. I passi fondamentali richiesti da Minsk II come le elezioni locali nel Donbass e l'approvazione della legge sul decentramento da parte del parlamento a Kiev non sono ancora stati compiuti ed è proprio su questi che si concentra ora la ripresa del dialogo fra tutte le forze in campo. Un punto sottolineato puntualmente da Mosca, che accusa il governo ucraino di tenere in stallo il processo di pacificazione.

Verso le elezioni
In teoria le elezioni locali nelle repubbliche indipendentiste di Donetsk e Lugansk dovrebbero tenersi a febbraio e già entro la fine di questo mese, prima della chiusura della sessione di lavoro della Rada, dovrebbe arrivare il sì dei deputati alla riforma costituzionale e alle autonomie regionali. Il condizionale è però in entrambi i casi d'obbligo, alla luce degli slittamenti precedenti e dello stato attuale delle cose. Perchè nonostante gli sforzi del Gruppo di contatto, la questione delle elezioni rimane in alto mare, dato che non è ancora in vista nessun accordo tra separatisti e governo ucraino sullo svolgimento della tornata elettorale con regole condivise. E anche perchè a Kiev il governo del premier Arseni Yatseniuk naviga da mesi nella tempesta e alla Rada non ha al momento la maggioranza dei due terzi necessaria per far passare la legge sul decentramento. Anche i toni tra Cremlino e Bankova non hanno scatenato negli ultimi giorni molto ottimismo, dopo che Vladimir Putin ha sottolineato lunedì in una lunga intervista al quotidiano tedesco Bild le inadempienze ucraine, ribadite anche nella telefonata di ieri con Barack Obama. Poroshenko ha da parte ua accusato la Russia di voler sabotare gli accordi di Minsk.

Un filo di speranza
Ma nonostante tutto c'è anche un filo di speranza che il 2016 porti davvero qualcosa di nuovo e secondo diversi analisti il principale segnale in questo senso sarebbe proprio l'arrivo di Boris Gryzlov nel Gruppo di contatto. Il nuovo inviato speciale russo, che lo scorso dicembre ha sostituito l'ex ambasciatore a Damasco Azamat Kulmuhametov, prima dell'incontro di ieri a Minsk si era visto direttamente con Poroshenko a Kiev a porte chiuse ed è uno dei fedelissimi di Putin. Il fatto che quest'ultimo gli abbia affidato il compito di mediazione sulla scacchiera ucraina è stato interpretato come la volontà del Cremlino di voler imprimere maggior forza nelle trattative per raggiungere un compromesso stabile.

(Con fonte Askanews)