20 gennaio 2020
Aggiornato 00:30
I Ciudadanos si asterranno

Spagna, nel rebus un'unica certezza: Rajoy non sarà più premier

Dopo il voto di ieri, il futuro politico spagnolo è un'incognita a numerose variabili e con una, minima, certezza. Sia come sia, il premier uscente Mariano Rajoy non potrà vedersi riconfermato alla testa del governo

MADRID - Dopo il voto di ieri, il futuro politico spagnolo è un'incognita a numerose variabili e con una, minima, certezza. Sia come sia, il premier uscente Mariano Rajoy non potrà vedersi riconfermato alla testa del governo.

I numeri non bastano
Se in termini numerici il conservatore Partido Popular ha confermato i sondaggi e conquistato 123 seggi, ben lontano dal numero magico di 176 che gli consentirebbe di governare da solo (i socialisti si sono fermati a quota 90, mentre gli emergenti Podemos e Ciudadanos sono rispettivamente a 69 e 40), in termini politici il durissimo colpo inferto al tradizionale bipolarismo spagnolO almeno una prima vittima (eccellente) l'ha fatta. La sentenza - per ora la prima e la più netta del voto di ieri - si è andata consolidando nel corso della giornata. Per il leader popolare spagnolo Mariano Rajoy si chiudono le porte di un possibile ritorno alla guida del governo. Il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha confermato che voterà no a un eventuale nuovo governo guidato dal premier uscente. Sulla stessa linea Podemos.

Da Podemos e socialisti, mai sostegno a Rajoy
Parlando in conferenza stampa, il leader di Podemos Pablo Iglesias ha chiarito che la sua formazione politica non darà il sostegno a nessun governo guidato dal Partito Popolare. Dal canto suo, Cesar Luena, socialista, ha affermato che il Psoe non appoggerà nessun esecutivo con alla tesa Mariano Rajoy. A loro volta, i liberali di Ciudadanos hanno già preannunciato l'intenzione di astenersi, sicché Rajoy non avrà i voti per una nuova investitura a capo del governo. 

Tentativo fallito
«Cercherò di formare un governo - aveva detto Rajoy la scorsa notte dalla sede del partito conservatore - credo che la Spagna abbia bisogno di un governo stabile». «Bisognerà discutere a lungo, dialogare ed arrivare a degli accordi» ha detto ancora Rajoy che, a questo punto, almeno sul piano personale dovrà rassegnarsi a rinunciare alla guida dell'esecutivo.

Cosa succede ora
La costituzione spagnola prevede che il re, Filippo VI, designi, dopo un giro di consultazioni, un candidato con l'incarico di formare il governo. L'investitura è prevista in prima votazione a maggioranza assoluta, ovvero 176 voti su 150. In caso di scacco, la nomina del premier può passare a maggioranza semplice, ma anche in questo caso Rajoy non ha la possibilità di spuntarla senza il sostegno di Ciudadanos.  E proprio il leader di Ciudadanos Albert Rivera commenta: «la palla ora è nelle mani del partito socialista. Se decide di astenersi può consentire la costituzione di un governo... Spero che decidano in tal senso».

Iglesias: mai più una periferia della Germania
Ben diverso il tono di quello che probabilmente è il vero vincitore (ma non trionfatore) del voto di ieri, il leader di Podemos. Pablo Iglesias, dopo aver strappato il terzo posto, è intervenuto oggi mandando il suo «messaggio all'Europa». In conferenza stampa ha detto di volere che la Spagna non sia più un Paese sotto il controllo della Germania. «Il nostro messaggio all'Europa è chiaro. Per noi la priorità in termini di organizzazione del sistema politico è la sovranità della Spagna. La Spagna non sarà mai più una periferia della Germania. Lavoreremo per ridare un senso alla parola sovranità per il nostro paese» ha detto il leader di Podemos. Iglesias ha quindi ricordato le altre condizioni essenziali poste dal suo movimento. «Non è il momento di parlare di investiture, di chi sarà premier, eccetera. Abbiamo un programma e possiamo discutere di politica solo a partire da questo» ha spiegato il leader di Podemos, ricordando come i punti chiave del programma della formazione sono rendere inalienabili i diritti alla casa, alla salute, all'educazione e la necessità di riconoscere «la diversità dei popoli di Spagna». Sviluppi che lasciano aperte de facto tre possibilità: un governo di minoranza dei conservatori ma senza Rajoy alla guida, una grande coalizione popolari-socialisti (ma sempre senza il premier uscente) o una coalizione tra socialisti, Podemos e altri partiti di sinistra e nazionalisti. Ma quest'ultima appare ipotesi altamente improbabile.

(Con fonte Askanews)