7 dicembre 2019
Aggiornato 20:30
Per politologo Crapez la sconfitta al secondo turno è fisiologica

Francia, il Front National non supererà il 50% prima di diversi decenni

Per il politologo Mar Crapez la sconfitta del Front National al secondo turno è tutt'altro che una sorpresa e, anzi, rappresenta un dato fisiologico. E il partito di Marine Le Pen non supererà il 50% prima di alcuni decenni

PARIGI - Politologo all'università di Sophiapol (Paris-X), per Mar Crapez la sconfitta del Front National al secondo turno è tutt'altro che una sorpresa e, anzi, rappresenta un dato fisiologico. Ma soprattutto, dall'analisi dei dati comprati degli ultimi appuntamenti elettorali, appare una tendenza: in proiezione il Front National non arriverà a superare la fatidica soglia del 50% al secondo turno prima di diversi decenni.

Dato fisiologico
Tra i fattori di debolezza strutturale del Front sui due turni elettorali, dice Crapez a Le Figaro, l'affluenza alle urne, che quando è signiticativa penalizza la Le Pen, e la discontinuità dei dati elettorali ottenuti dal Front recentemente. Contrariamente a quanto si pensi, dice Crapez, quella dell'FN non è affatto «una curva ascendente» o «un'ascesa inarrestabile».

Tra semi-successo e semi-smacco
Il ragionamento e il giudizio di Crapez si basano sull'estrapolazione dei dati tra le europee del 1985 (quando il Front strappò un 21% a Marsiglia) ad oggi. In realtà, aggiunge Crapez, il voto di ieri per il Front national più che un «semi-successo» è un «semi-scacco», e questo in raffronto ad esempio alle europee del 1998 quando il Front, giocando per così dire in terza posizione, si era ritrovato di fatto a orientare la situazione politica complessiva giocando come arbitro e ago della bilancia della contesa.

La rimonta dei socialisti
L'ultimo dato, riguarda la possibilità di un «nuovo bipartitismo», possibilità evocata esplicitamente dalla Le Pen. In realtà, dice Crapez, è un'ipotesi di scuola e comunque ancora molto lontana all'orizzonte. Nello schema politico francese gli elementi di continuità restano profondi. In questo quadro è da leggere l'affermazione dei socialisti, che ottenendo quasi la parità con la destra di Sarkozy hanno sorpreso e non poco. Perché il fatto, conclude Crazet, è che anche la destra classica, apparentemente vincitrice di questa tornata elettorale, in realtà non è andata così bene. Il «gran vincitore del secondo turno», è, per quanto possa sembrare paradossale, il partito socialista.

Corsica
A tutto ciò si deve aggiungere il dato della Corsica, dove hanno ottenuto una storica vittoria i nazionalisti battendo sinistra uscente e destra e relegando l'estrema desta sotto il 10%. La lista «Per la Corsica» ha ottenuto il 35,50% dei voti, staccando destra e sinistra, mentre il Front national si è fermato al 9,80%. «L'isola di bellezza», nota per i suoi paesaggi paradisiaci che attirano milioni di turisti, riempie le cronache con le azioni violente dei separatisti contro il governo di Parigi. «E' la vittoria della Corisica e di tutti i corsi» ha dichiarato ieri sera all'annuncio dei risultati Gilles Simeoni, leader dei nazionalisti, accolto dai canti e dalle grida di migliaia di sostenitori che agitavano al bandiera corsa, bianca con la teste di moro, nelle vie di Ajaccio, Bastia e delle altre città dell'isola.

Non una semplice circoscrizione
Simeoni, eletto lo scorso anno sindaco di Bastia, ha aggiunto che l'elezione illustra «una volontà profonda di vera alternativa, una sete di democrazia, di sviluppo economico, di giustizia sociale». «E' servita una lunga marcia di 40 anni per arrivarci" ha detto il dirigente degli indipendentisti Jean-Guy Talamoni, dedicando alla vittoria "ai prigionieri e ai ricercati». "Saremo gli eletti di tutto il popolo» ha aggiunto Talamoni, affermando che «la Corsica non è una semplice circoscrizione amministrativa francese, ma un Paese, una nazione, un popolo».

(Con fonte Askanews)