21 aprile 2021
Aggiornato 10:00
Attacco alla Francia

Molenbeek, terreno fertile per l'estremismo islamico

E' in uno dei 19 municipi di Bruxelles che gli inquirenti puntano per cercare di ricostruire le tappe degli attacchi di venerdì sera a Parigi. Non è la prima volta, del resto, che il quartiere compaia nella cronaca per i suoi legami con l’internazionale jihadista. Una ricorrenza che ora preoccupa gli altri abitanti.

BRUXELLES - Ancora una volta, all'indomani di un attentato del terrorismo islamico in Europa, è il comune belga di Molenbeek, nell'agglomerazione di Bruxelles, che emerge nelle cronache come una delle basi di preparazione e di partenza di almeno una parte dei terroristi, come sembra dimostrare la retata della polizia e almeno un arresto, in collegamento con la strage di Parigi.

E' stato così, sistematicamente - come ricorda oggi il quotidiano belga «Le Soir» - fin dall'assassinio, il 9 settembre 2001 in Afghanistan, del comandante Massoud, il «Leone del Panjshir», che guidava la guerriglia contro i talebani. L'assassino, Abdessatar Dahmane, aveva frequentato a lungo il centro islamico belga di Molenbeek, così come Hassan El Haski, considerato il pianificatore degli attentati di Casablanca nel 2003 e di Madrid nel 2004.

Più recentemente, Mehdi Nemouche, l'autore dell'attacco contro il museo ebraico di Bruxelles (maggio 2014), aveva affittato una stanza per tre mesi a Molenbeek prima dell'attentato.

Non solo: le armi utilizzate per gli attentati contro Charlie Hebdo nel gennaio scorso sarebbero state comprate proprio a Molenbeek, oltre che in un'altra cittadina belga Charleroi. Inoltre, da Molenbeek veniva uno dei membri della cellula terrorista di Verviers, nei pressi di Bruxelles, smantellata nel gennaio 2015.

Molenbeek è un comune di 96mila abitanti a forte densità di popolazione immigrata (non solo di origine nordafricana, ma anche italiana). L'età media è di 34 anni e 10 mesi, tre anni in meno della media della regione di Bruxelles-capitale, mentre il tasso di disoccupazione era nel 2012 del 30,7% contro il 22,5 della media di Bruxelles, per i giovani di meno di 25 anni saliva al 41,6%, sei punti in più della media.

In questa situazione sociologica disastrata, dove la marginalizzazione dei giovani immigrati è la regola, trovano terreno fertile la propaganda jihadista e la radicalizzazione delle nuove generazioni. Non solo attraverso i centri islamici e le moschee (ce ne sono venti su 80 in totale in tutta la regione), ma anche attraverso i contatti personali nella vita di strada e di quartiere.