16 giugno 2021
Aggiornato 09:30
Rivalità intestina tra i due principi ereditari

Arabia Saudita, lotta di potere al vertice

Una lotta di potere al vertice del regno saudita. Una rivalità intestina, che secondo analisti e diplomatici occidentali, vede come protagonisti i due più potenti principi della famiglia reale

DUBAI - Una lotta di potere al vertice del regno saudita. Una rivalità intestina, che secondo analisti e diplomatici occidentali, vede come protagonisti i due più potenti principi della famiglia reale: il principe ereditario il 56enne, Mohammed Bin Nayef, che è ministro dell'Interno e capo dell'antiterrorismo da una parte e dall'altra il secondo erede al trono, principe il trentenne Mohammed Bin Salman, che oltre ad essere ministro della Difesa è anche il figlio prediletto dell'attuale sovrano. Secondo il protocollo del regno, i due occupano il primo ed il secondo posto nella linea di successione al 79enne re Salman bin Abdulaziz al Saud salito al trono il 23 gennaio 2015 dopo la morte di re Abdullah.

Lotta dietro le quinte
Una lotta dietro le quinte che emerge proprio mentre il regno sta affrontando alcune delle sue più grandi sfide degli ultimi anni. L'intervento militare nello Yemen, il crollo dei prezzi del petrolio e la crescente violenza jihadista stanno mettendo alla prova la leadership della ricca monarchia appena nove mesi dopo l'ascesa al trono di Salman. Di recente, i governanti del regno, hanno dovuto affrontare anche le dure critiche per la calca di pellegrini alla Mecca avvenuta lo scorso mese, che secondo dati non ufficiali ha causato la morte di 2.200 persone.

Rivalità
Per Frederic Wehrey del Programma Medio Oriente presso il «Carnegie Endowment for International Peace» di Washington, si tratta di una rivalità emerse «in seguito ad alcune inquietanti politiche sia a livello internazionale che interno». L'analista definisce «irresponsabile» la campagna militare lanciata nello Yemen da una coalizione araba guidata dall'Arabia saudita e inoltre accusa l'alleato chiave dell'occidente di aver sposato all'interno «una linea dura» allontandosi dalle riforme volute dal defunto sovrano Abdullah. Le tensioni tra i due principi sono emerse dopo la rimozione, voluta dal re Salman sei mesi fa, dell'erede al trono principe Moqren, che fu designato da Abdullah.

Accumulatore di potere
Nei mesi successivi, il giovane Mohammed bin Salman è stato promosso a secondo erede, "per puntellare il suo potere", dicono gli analisti. «Un sacco di gente vede questo come una sorta di un colpo di Stato (...) di una fazione per prendere il potere per sé», afferma Stephane Lacroix, uno specialista della politica saudita Arabia docente all'università di Parigi. Il caso di Moqren dimostra che «questa posizione di vice principe ereditario è un po 'precaria', ma aiuta a spiegare come Mohammed bin Salman sta rafforzando la sua posizione», dice un diplomatico occidentale. Oltre ad essere ministro della Difesa, Mohammed bin Salman dirige il principale Consiglio per il coordinamento economico del regno, ed è membro del consiglio di sorveglianza dell'Aramco, la compagnia petrolifera di Stato del più grande esportatore di petrolio al mondo. «Mohammed bin Salman sta chiaramente accumulando, molto rapidamente, un potere straordinario e molta influenza. Questo è destinato a turbare i suoi rivali», afferma Wehrey. Il vice principe ereditario «ha la necessità di strutturare la sua posizione per diventare insostituibile, al momento della morte di suo padre» perché non ha alcuna garanzia di come Mohammed bin Nayef, come re, lo tratterebbe, come spiega un altro diplomatico straniero. Mohammed bin Salman, che ha uno stretto rapporto con il padre, «agisce come se fosse l'erede apparente, quindi crea ovviamente tensioni», dice Lacroix. Inoltre, i diplomatici vedono nella rimozione decisa dal sovrano nel mese di settembre di Saad al-Jabri - un ministro di Stato legato a Mohammed bin Nayef - come un ulteriore segnale della rivalità tra i due. Tuttavia, finora non c'è stata una mossa decisiva contro il ministro dell'Interno, che è ampiamente rispettato all'estero per aver guidato la lotta contro Al-Qaida e altri gruppi jihadisti nel suo Paese. «Penso che si tirerebbero la zappa sui piedi se tagliano fuori Mohammed bin Nayef», dice un diplomatico occidentale, il quale riferendosi al principe ereditario precisa: «E' molto rispettato in Occidente. E' attendibile, in particolare nella lotta al terrorismo».

Le preoccupazioni per la guerra in Yemen
Il principe ereditario ha la lealtà delle forze del ministero degli interni, e la maggior parte dei membri della famiglia reale che hanno sostenuto la sua ascesa finale al trono come «qualcosa di normale», obietta un'altro diplomatico. Per quest'ultimo, «se una potente fazione era davvero pronta a muoversi contro il principe ereditario, l'occasione si era presentata» con la tragedia dei Pellegrini alla Mecca per la cui sicurezza doveva pensare la polizia. «Se volevano sbarazzarsi di lui, potevano farne il capro espiatorio», dice il diplomatico occidentale. Un altro segnale di rivalità, per alcuni diplomatici, è rappresentato dal fatto che alcuni membri della famiglia reale sarebbero a disagio per la gestione di Mohammed bin Salman della guerra in Yemen. Secondo Wehrey, «Si potrebbe sostenere che tutta l'operazione Yemen era stata in parte concepita per puntellare il potere del ministro della Difesa». Una guerra iniziata lo scorso marzo ed ancora in corso, che ha alti costi economici. Costi che hanno spinto il governo di Riad a tagliare la spesa pubblica, attingendo alla riserve finanziarie del regno e addirittura fare ricorso a debiti per affrontare un deficit record del bilancio dello Stato a seguito del dimezzamento delle entrate petrolifere rispetto all'inizio dello scorso anno. Per il momento, gli analisti e i diplomatici credono che, la rivalità appare contenuta e ci sono poche possibilità che la famiglia al Saud imploda: In passato, «spesso si era insinuata la fine della famiglia al Saud per vari motivi», dice un diplomatico occidentale che aggiunge: «Sono ancora qui (...) ancora un'isola di stabilità in Medio Oriente».

(Con fonte Askanews)