21 novembre 2019
Aggiornato 02:30
Dopo il secondo dibattito televisivo

Tutti contro Donald Trump. I veri motivi per cui i rivali lo odiano, ma gli elettori lo amano

I giornali hanno incoronato Carly Fiorina come vincitrice del secondo dibattito televisivo, ma a far da protagonista è stato ancora lui, Donald Trump. Tutti i motivi per cui i suoi rivali lo temono, ma i repubblicani lo amano sempre di più

WASHINGTON – Dopo la memorabile performance del primo dibattito, dove Donald Trump aveva mostrato i muscoli anche a colpi di battute «sessiste», nel confronto di ieri sera i muscoli gli sono serviti per difendersi. Perché quello che gli americani hanno visto in diretta tv è stato perlomeno – come lo definisce il Washington Post«inusuale»: non un Trump immediatamente vincitore, ma impegnato a difendersi dagli attacchi dei rivali. Tre ore di dibattito serrato lo hanno messo sulla difensiva, ma Trump lottava per giocare in offensiva. La stampa internazionale è concorde nel dare a Carly Fiorina la palma della vittoria quale vera rivelazione dello show; ma la verità è che Trump, nonostante i colpi degli avversari, non è caduto: anzi, è riuscito a dominare la conversazione. A dimostrarlo, l’intero impianto del dibattito: come scrive il Washington Post, ciò che è andato in scena è stato «Trump contro tutti», o meglio «tutti contro Trump». Perché l’aggressività degli altri candidati verso il miliardario non dimostra nient’altro che la forza di quest’ultimo: e i suoi sfidanti devono aver compreso che, per risalire la china, sarebbe stato necessario sfidarlo direttamente e tirare fuori il carattere. Insomma: Fiorina sarà stata la rivelazione, ma Trump, ancora una volta, ha dettato il ritmo.

Che cos’ha in più Trump?
Naturalmente, tutto può ancora cambiare, ma per ora resta il fatto che il 39% dei repubblicani intenzionati a votare alle primarie pensa che Trump sarebbe il miglior candidato per sconfiggere i democratici. Ma che cos’ha Donald Trump che gli altri non hanno? I soldi, viene da dire, e certamente può essere una delle risposte. Il candidato, infatti, vanta la solidità dell’uomo d’affari che è riuscito ad accumulare un patrimonio nel settore immobiliare, nonostante nel dibattito la stoccata di Carly Fiorina sui suoi debiti abbia avuto particolare risonanza. Ma non è solo la ricchezza: mettiamoci anche il fatto che Trump non sia un «politico di professione», ma sia riuscito negli anni a costruirsi una consistente personalità mediatica. Soprattutto, però, il 69enne vince per il suo linguaggio, assai più diretto e provocatorio di quello degli altri candidati.

Politicamente scorretto
Trump esprime ad alta voce e fuori di retorica ciò che (segretamente?) pensa quella fetta di americani che non si sente rappresentata: pensieri che non passano per quel «politicamente corretto» costantemente esibito dai suoi avversari. Così, una frase come «i messicani sono tutti criminali e stupratori», oltre a destare scandalo in certi settori di elettorato, rintuzza l’animo a chi, invece, sui temi dell’immigrazione tifa per un forte giro di vite. Anche le cadute di stile diventano punti a suo favore, permettendogli di convogliare un autentico arcobaleno di sensibilità, tradizionalmente diffuse ma non sempre espresse tra l’elettorato repubblicano. Contemporaneamente, il suo messaggio non potrebbe essere più semplice: «gli Stati Uniti sono i più forti, e grazie a me lo saranno ancora di più, perché io non ho paura di niente e vi darò tutto ciò di cui avete bisogno».

Difetti o punti di forza?
Trump domina, in fin dei conti, perché esibisce «artisticamente», quasi come un dandy, i suoi difetti, e li rovescia in autentici punti di forza. Poco rispettoso verso le donne, a volte scurrile, sposato per ben tre volte (la moglie più recente ha 25 anni di meno), kitsch quanto basta e carico di disprezzo per immigrati, banchieri (li chiama avvoltoi), politici di tutte le razze: tutto ciò diventa una sua componente fondamentale e fortemente mediatica. Così, le critiche non lo abbattono: tutt’altro, lo alimentano. A dimostrarlo, il dibattito di ieri, di cui, volente o nolente, è stato il protagonista. Insomma, Trump è Trump: una ricetta unica e irripetibile, che ai repubblicani fa decisamente gola.