23 luglio 2024
Aggiornato 03:30
Le 4 iniziative del pacchetto che Juncker proporrà mercoledì

Emergenza rifugiati, quasi pronta la risposta dell'Ue

E' ormai tutto pronto a Bruxelles per la risposta che la Commissione darà all'emergenza rifugiati

BRUXELLES (askanews) - E' ormai tutto pronto a Bruxelles per la risposta che la Commissione darà all'emergenza rifugiati, con il discorso sullo stato dell'Unione, che il presidente Jean-Claude Juncker terrà davanti alla plenaria del Parlamento europeo, mercoledì mattina a Strasburgo, e che sarà incentrato sulla «relocation», ovvero sull'obbligo di ripartire fra tutti gli Stati membri una buona parte dei richiedenti asilo giunti nei tre paesi più esposti al flusso dei migranti, Italia Grecia e Ungheria.

Proposte di Juncker
Le proposte che presenterà Juncker saranno discusse martedì pomeriggio, durante la riunione settimanale dei commissari, sempre a Strasburgo. Dalle fughe di notizie più o meno orchestrate e da diverse fonti della Commissione è trapelato già molto di quello che ci sarà nel pacchetto, contro cui c'è già stata una levata di scudi dai soliti paesi dell'Est; questa volta, però, queste reticenze degli Stati ex comunisti si sono scontrate con un appoggio forte ed esplicito alle iniziative di Bruxelles da parte di molti altri Stati membri, soprattutto dai più grandi, Germania Francia e Italia, mentre anche la Spagna, inizialmente contraria, ha ammorbidito le sue posizioni.

Il nuovo pacchetto
Il pacchetto conterrà almeno quattro nuove iniziative: 1) una nuova proposta di «relocation» (ricollocamento) fra i vari Stati membri, a carattere temporaneo (per i prossimi due anni), di 120.000 rifugiati arrivati in Italia, Grecia e Ungheria, che si aggiungerà all'analoga proposta già fatta a maggio per 40.000 rifugiati (fra quelli arrivati nelle sole Italia e Grecia); 2) un meccanismo permanente per la ridistribuzione "automatica" dei rifugiati, sulla base di criteri oggettivi, ogni qualvolta i flussi d'immigrati superano una certa soglia d'emergenza in uno o più paesi membri; 3) una lista comune di paesi di provenienza «sicuri», che permetta di velocizzare - fino a ridurle ad appena qualche giorno - e di uniformare e rendere coerenti le procedure per accertare se un richiedente asilo abbia o no diritto alla protezione internazionale; 4) nuove procedure più rapide, severe ed efficaci, per rimpatriare chi è immigrato irregolarmente per motivi economici e non ha diritto all'asilo, sempre che il paese di provenienza rispetti lo stato di diritto e sia «sicuro» (ovvero che non vi siano conflitti in corso o rischi di persecuzione o tortura).

Le nuove quote della «relocation»
Fra i 120.000 nuovi rifugiati da ripartire fra gli Stati membri, 54.000 verranno dall'Ungheria, 50.400 dalla Grecia (che si aggiungono ai 16.000 della proposta di maggio, per un totale di 66.400) e 15.600 dall'Italia (si aggiungono ai 24.000 della proposta di maggio, per un totale di 39.600). La grande maggioranza dei 120.0000 ricollocamenti sarà assorbita da Germania (31.443, il 26,2%), Francia (24.031, il 20%) e Spagna (14.931, il 12,04%). Seguono Polonia (9.287, il 7,7%), Olanda (7.2014, il 6%), Romania (4.646, il 3,9%), Belgio (4.564, il 3,8%) e Svezia (4.469, il 3,7%). Le cifre, confermate oggi da fonti della Commissione, non sono ancora definitive perché nella «relocation» provvisoria, potrebbero intervenire anche, volontariamente, altri paesi europei non membri dell'Ue, come Norvegia e Svizzera, o l'Irlanda che, come la Gran Bretagna e la Danimarca, ha un opt-out garantito dal Trattato di Lisbona. Da notare che fra i paesi più restii, oltre la Polonia, che avrebbe una delle quote più importanti, l'Ungheria ha tutto da guadagnare, visto che dovrebbe non accogliere, ma inviare in altri Stati membri una parte dei richiedenti asilo arrivati sul suo territorio, mentre alla Repubblica ceca verrebbe chiesto di prendere 2.987 rifugiati (il 2,5% dei 120.000), e alla Slovacchia 1.502 (appena l'1,3%). 

La lista dei paesi «sicuri»
Oggi ogni paese dell'Ue ha una propria lista di paesi terzi in cui si considera di poter rimpatriare i migranti irregolari per motivi economici che non hanno titolo all'asilo, senza che rischino di subire persecuzioni o torture. La lista unica, comune per tutti gli Stati membri, dovrebbe permettere alle autorità competenti di risolvere rapidamente (riducendo i tempi delle procedure "da sei mesi a cinque giorni", secondo fonti della Commissione) i casi dubbi, quando le domande d'asilo sono usate strumentalmente dai migranti economici che non ne avrebbero bisogno. La lista conterrà tutti i paesi candidati all'adesione all'Ue, e dunque i paesi dei Balcani occidentali, compresi Serbia e Kosovo, e la Turchia. Questo non significa che non saranno presi in conto casi individuali particolari, per esempio dissidenti politici, che potrebbero avere bisogno della protezione internazionale nonostante la provenienza da un paese teoricamente «sicuro».

Il trattamento dei rifugiati «ricollocati»
Ogni rifugiato che sarà «ricollocato» avrà diritto a 6.000 euro che saranno pagati dal bilancio Ue, come era già stato deciso nella proposta di maggio riguardante la prima «relocation». I richiedenti asilo arrivati in Italia, Grecia o Ungheria potranno esprimere le loro preferenze per il paese dell'Ue in cui essere "ricollocati", ma saranno i paesi «ospiti» a decidere chi prendere in priorità, tenendo anche conto delle competenze e delle lingue eventualmente parlate dai rifugiati. Quando le richieste eccederanno le disponibilità, i rifugiati dovranno accettare di andare nel paese che verrà loro offerto, e in cui gli verrà concesso l'asilo, con alloggio e reddito minimo garantiti fino a quando non avranno trovato lavoro.

O le quote o la multa
I paesi membri che dovessero rifiutare le quote loro assegnate potrebbero essere sottoposti a delle multe o sanzioni, secondo le indiscrezioni sul nuovo pacchetto. E' ancora da vedere come funzionerebbe il meccanismo, e quale sarebbe l'entità delle multe (probabilmente proporzionale al Pil), ma l'idea è che il denaro andrebbe a finanziare un fondo per i rifugiati ospitati negli altri paesi. Si tratta, comunque, per ora, di uno degli aspetti più controversi e meno chiari del pacchetto.

Le procedure di approvazione
La nuova proposta di «relocation» per 120.000 rifugiati dovrà essere approvata a maggioranza qualificata dal Consiglio Ue, con la «consultazione» dell'Europarlamento. Se il Consiglio vuol modificare alcuni aspetti della proposta contro il parere della Commissione, quelle modifiche devono essere approvate all'unanimità. E' quello che è successo con la prima proposta del maggio scorso, dove il Consiglio ha deciso, all'unanimità, di dare alle quote di ridistribuzione dei migranti, carattere volontario e non obbligatorio (tanto che finora solo 32.000 richiedenti asilo sono stati ricollocati, su 40.000 richiesti dalla Commissione). La proposta per il meccanismo permanente e automatico di ridistribuzione dovrà invece passare per la procedura di co-decisione vera e propria, con maggioranza qualificata in Consiglio e con il Parlamento europeo pienamente coinvolto, che potrà approvare o respingere il testo. Il pacchetto sarà discusso per la prima volta dal Consiglio Ue durante la riunione dei ministri dell'Interno convocata a Bruxelles il 14 settembre. Ma non è escluso, e sembra anzi sia sempre più probabile, che vi sia un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo entro fine settembre, per dare al pacchetto un imprimatur politico al massimo livello, e per cercare un maggior grado di consenso con gli Stati membri contrari, evitando magari di imporre loro la decisione con la maggioranza qualificata.