17 settembre 2019
Aggiornato 16:30
L'analista a Roma: qua a dire ciò che succede

Ucraina, l'analista: l'unica strada è il dialogo

Secondo Victor Levytsky, direttore dell'Istituto ucraino di strategie globali per lo sviluppo e l'adattamento (Uisgda), l'unica via percorribile per la risoluzione della crisi è la diplomazia

ROMA (askanews) - L'unica strada possibile per la soluzione al conflitto in Ucraina è «la diplomazia» e «le armi vanno messe da parte», perché se questa fosse stata la soluzione sarebbe arrivata «già un anno e mezzo fa».Ne è convinto Victor Levytsky, direttore dell'Istituto ucraino di strategie globali per lo sviluppo e l'adattamento (Uisgda), arrivato a Roma per una conferenza alla sede di rappresentanza dell'Unione Europea sulle strategie di uscita dal conflitto tra Kiev e Mosca. Di posizioni divergenti rispetto a quelle del governo centrale ucraino, più aperto alle richieste dell'Est filorusso, Levytsky sottolinea di essere nella capitale italiana per «raccontare quello che sta succedendo» nel Paese, da dove spesso arriva una realtà a suo giudizio filtrata.

Via d'uscita diplomatica
«Quello in Ucraina non è un discorso legato all'economia o alla politica, lo scontro non verte su questo piano ma su quello delle ideologie, delle ideologie globali", spiega Levytsky ad askanews durante una pausa della conferenza, moderata dal direttore Paolo Mazzanti e organizzata da Usigda con la collaborazione di Link Campus University, Eurasiatx, Centro Eurasiatico di Comunicazione e Conoscere Eurasia, «Dobbiamo dimenticare le armi, metterle da parte, perché se il conflitto si fosse potuto risolvere con le armi, questo sarebbe già successo un anno e mezzo fa. L'unica via di uscita possibile è quella diplomatica, ma in questo percorso dobbiamo capire che intorno al tavolo negoziale dovranno sedersi persone che non facciano minacce o siano arroccate sulla propria posizione, perché questo non ci porterà da nessuna parte, sarà la fine».

L'importanza del dialogo
Secondo il direttore dell'Uisgda, «tutte le parti - America, Russia, Ucraina - devono capire che questo non è solo un problema interno all'Ucraina e che ormai è uscito fuori dai suoi confini e da quelli dell'Europa. Deve esserci un'ideologia di integrazione dell'Ucraina, senza lo scontro tra ideologie o civiltà; un'idea che renda unica l'Ucraina, invece di dividerla con Kiev da una parte e il Donbass dall'altra».Ma con le forze politiche attualmente in campo, anche in Russia, un accordo è raggiungibile? «Il dialogo", sottolinea, «deve partire da questo punto: tutte le parti coinvolte devono avere dei limiti entro i quali parlare, dai quali non si può derogare. Da questo deve esserci la spinta per negoziare».

Gli aiuti ci sono
Quanto allo scenario di un fallimento economico dell'Ucraina, i media - ricorda Levytsky - «sottolineano ripetutamente questo rischio, ma i soldi da fuori arrivano, ad esempio gli aiuti dall'Europa: ci sarebbe già stato il default, come ci sarebbe stato in ogni Paese in cui i debiti crescono quasi del 100% e il pil continua a precipitare?». C'è anche uno spunto sull'attuale emergenza immigrati per far capire le ripercussioni della situazione. «Il conflitto in Ucraina ha già cambiato l'Europa, ma forse l'Europa se ne renderà ancora di più conto se ci saranno sette milioni di ucraini che si sposteranno intorno al Continente?", conclude il direttore dell'Uisgda, «Ma è un paradosso per far capire la situazione. Non cambia niente quanto si parla del conflitto, cambia come se ne parla. L'establishment europeo ha informazioni già politicamente filtrate, spesso di propaganda, e quando le riceve se sono in sintonia con il suo pensiero le accetta, altrimenti le accantona. Per questo siamo venuti qua a parlare, per dire quello che sta succedendo: se l'Europa pensa che questa situazione non abbia ripercussioni su di lei si sbaglia, perché ogni giorno diventa invece sempre più importante».