20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Nuovo vortice di violenza, ieri assalto al Consolato USA

Turchia nel caos, i tre lati del terrore

La Turchia si trova di nuovo scaraventata in un vortice di violenza. Nelle ultime ventiquattro ore Istanbul e la provincia sudorientale di Sirnak sono stati colpiti da una serie di attacchi che hanno causato almeno nove morti (tra i quali sei agenti di polizia) e dodici feriti

ISTANBUL (askanews) - La Turchia si trova di nuovo scaraventata in un vortice di violenza. Nelle ultime ventiquattro ore Istanbul e la provincia sudorientale di Sirnak sono stati colpiti da una serie di attacchi che hanno causato almeno nove morti (tra i quali sei agenti di polizia) e dodici feriti. Le esplosioni avvenute ieri mattina nel sudest sono state attribuite al Pkk, l'attacco dinamitardo avvenuto ieri in tarda notte nella questura di Sultanbeyli a Istanbul è stato rivendicato da un'organizzazione di estrema di sinistra poco nota chiamata Unità di difesa popolare; l'assalto al Consolato degli Stati Uniti, dove è stata arrestata una delle due autrici, è stata infine rivendicata da un'altra organizzazione di estrema sinistra, Dhkp-c (Partito di liberazione dei rivoluzionari/fronte).

Crescendo di attacchi
Il Pkk e il Dhkp-c, insieme allo Stato islamico, sono stati al centro di una vasta operazione di polizia condotta in numerose province turche, avviata dopo l'attentato kamikaze del 20 luglio scorso avvenuto a Suruc, nel sudest della Turchia, in cui hanno perso la vita 32 persone. In seguito all'esplosione, attribuita a un presunto membro dell'Isis, il Paese ha assistito a un crescendo di attacchi dinamitardi, sparatorie e arresti. Nelle ultime settimane sono state fermate oltre 1.300 persone, di cui circa 850 (per la maggior parte attivisti politici del partito filo-curdo Hdp) accusati di legami con il Pkk. Nel frattempo, l'aviazione turca ha iniziato a bombardare le postazioni dei ribelli curdi nel Nord Iraq causando la morte di almeno 390 militanti, e in misura molto inferiore le postazioni dell'Isis in Siria. In parallelo alle operazioni aeree, il gruppo armato curdo ha accentuato gli attacchi in Turchia causando la morte di almeno ventinove ufficiali, undici civili e un centinaio di feriti, mentre le prefetture di otto province del sudest hanno dichiarato 37 aree «zone temporanee di sicurezza», in pratica zone dove vige temporaneamente una sorta di legge marziale, con un pericoloso rimando a situazioni sperimentate nel Paese negli anni Novanta.

Contemporaneamente in azione
Sabato scorso il premier Ahmet Davutoglu ha detto che «l'Isis, il Pkk e il Dhkp-c sono entrati contemporaneamente in azione, come se qualcuno avesse premuto un bottone». Ha aggiunto che «il loro obiettivo è portare la Turchia a una guerra interna. Quando si tratta di ordine pubblico non trattiamo niente con nessuno. I nostri prefetti prenderanno tutte le precauzioni necessarie». Ma cosa vogliono le tre organizzazioni prese di mira dal governo provvisorio del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp)?

Il Dhkp-c
Considerato un gruppo terroristico dalla Turchia come dagli Stati Uniti e dall'Unione europea, è nato nel 1994 dalle ceneri del suo predecessore, il gruppo Dev Sol (Sinistra rivoluzionaria). L'organizzazione, che rivendica una visione contraria alle posizioni della Nato, degli USA e della Turchia, ha realizzato negli ultimi decenni sporadici attacchi in Turchia e all'estero, prendendo di mira in particolar modo gli interessi americani. L'obiettivo principale dell'organizzazione è quello di eliminare l'influenza della Nato e degli Stati Uniti in Turchia. Il Dhkp-c risulta solo una delle decine di organizzazioni di estrema sinistra attive nel Paese ed è sospettata di avere compiuto diversi attachi dinamitardi alle sedi della polizia turca. Tra le azioni più recenti rivendicate dal gruppo, l'attentato suicida effettuato alla sede dell'ambasciata americana ad Ankara nel 2013, dove un agente turco è rimasto ucciso; gli attentati realizzati all'inizio del 2015 contro la sede del presidente del Consiglio a Istanbul-Besiktas e contro un commissariato della stessa città; il rapimento avvenuto lo scorso marzo di Mehmet Selim Kiraz, procuratore della Repubblica turca, rimasto poi ucciso nello scontro a fuoco tra i sequestratori e gli agenti di polizia. Le autorità turche realizzano regolarmente delle retate contro presunte cellule dei membri del Dhkp-c. Ma il governo turco è anche stato criticato diverse volte di utilizzare tali operazioni per mettere a tacere voci dell'opposizione politica.

Il Pkk
Dopo trent'anni di lotta armata tra il Pkk (considerato un'organizzazione terroristica da Ankara, Washington e Bruxelles) e lo Stato turco in cui sono morte 40mila persone, nel 2012 i guerriglieri curdi hanno dichiarato il cessate il fuoco. A seguito di diversi mesi di incontri condotti segretamente tra l'intelligence turca e Abdullah Ocalan, leader del Pkk in carcere dal 1999, nel marzo 2013 Ankara ha avviato ufficialmente le trattative con il movimento curdo per trovare una soluzione pacifica alla questione curda. Tuttavia i negoziati, che hanno alternato momenti di intesa a forti divergenze tra le parti, negli ultimi cinque mesi si sono quasi completamente bloccati. Le autorità turche, dal loro canto, affermando di avere dato alla popolazione curda numerose concessioni culturali e linguistiche (ritenute insufficienti dal movimento politico curdo), premono per un disarmo del Pkk e la conseguente reintegrazione di una parte dei suoi membri nella società turca. Sul fronte opposto, il Pkk vede nelle nuove postazioni della polizia e nelle dighe costruite da Ankara nel sudest un piano per dare ai militari superiorità nella regione.

Caos
Questa tensione, seguita dall'arresto di numerosi attivisti curdi e al numero crescente di scontri con le forze armate, ha portato il Pkk a interrompere la tregua l'11 luglio, fino a quando l'espansione delle forze dell'ordine della regione e gli arresti non sarebbero cessati. Il 24 luglio scorso Ankara ha iniziato a bombardare le postazioni del Pkk nel nord dell'Iraq. Questi bombardamenti potrebbero avere ripercussioni sulla lotta all'Isis in Siria. Il Pyd, braccio siriano del Pkk, è infatti parte attiva nella lotta condotta dalla coalizione anti-Isis guidata dagli Usa a favore del quale la Turchia ha da poco concesso l'utilizzo della base aerea militare di Incirlik. Anche il movimento curdo risulta scisso al suo interno, dato le non poche discrepanze sulla rivendicazione degli attentati. Il Partito democratico dei popoli (Hdp) filo-curdo e di sinistra, che è entrato in parlamento con il 13% dei voti, si trova a sua volta nel fuoco incrociato del Pkk (assieme a Kck - Unione delle comunità del Kurdistan, ombrello sotto il quale si raccolgono le diverse formazioni curde) e Ankara. Quest'ultimo accusa l'Hdp di essere asservito al Pkk e cerca di sottrargli legittimità politica. D'altro canto non è raro che il Pkk e il Kck contraddicano le affermazioni dei leader dell'Hdp. Un comportamento che, secondo qualche osservatore, vorrebbe evitare che l'Hdp assuma maggior peso nelle contrattazioni sulla questione curda.

Isis
La Turchia, che al pari degli Stati uniti e dell'Unione europea, considera l'Isis un'organizzazione terroristica, è stata a lungo accusata di sostenere logisticamente i membri dell'organizzazione, facilitandone l'accesso dalla Siria in Turchia. Ankara, che ha sempre negato le accuse, nelle ultime settimane ha preso dei provvedimenti per incrementare il controllo delle frontiere e la collaborazione con altri Stati europei per prevenire il passaggio dei combattenti stranieri diretti tra le fila dell'Isis in Siria. Dopo l'attentato di Suruç, attribuito dall'esecutivo turco ad un presunto membro turco dell'Isis, il governo provvisorio di Ankara, dando seguito ad alcune operazioni già avviate nelle settimane precedenti, ha effettuato delle retate contro presunte cellule del gruppo. Le azioni del governo hanno portato i presunti membri dell'Isis a rivolgere delle minacce ad Ankara attraverso siti in lingua turca attribuiti all'organizzazione e la rivista del gruppo Kostantiniyye. Le autorità e i servizi segreti sono stati accusati di non contrastare attivamente i movimenti jihadisti interni al Paese. Un recente rapporto preparato dal Chp, il partito repubblicano di opposizione principale, ha riportato quanto in alcune città sia facile fare proselitismo per attirare nuove reclute, aggiungendo che gli appelli rivolte alle autorità da parte dei genitori dei ragazzi coinvolti rimangono spesso inascoltati. Tutto ciò ha portato alcuni osservatori a ipotizzare che Ankara continui ancora a non prendere aperta posizione contro l'Isis, utilizzandolo invece come pretesto per attaccare soprattutto il Pkk.