16 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Lista unica nazionalista, ma indipendentisti in calo nei sondaggi

Catalogna verso il voto, spettro indipendentista nuova grana per l'Europa?

Dopo le amministrative che hanno sancito la vittoria di Podemos e Ciudadanos, la maratona elettorale spagnola, prima dell'ultimo appuntamento delle politiche, prevede la chiamata alle urne della Catalogna del 27 settembre

MADRID (askanews) - Dopo le amministrative che hanno sancito l'entrata in scena dei partiti populisti di Podemos e Ciudadanos - senza tuttavia spodestare le formazioni tradizionali, Pp e Psoe - la maratona elettorale spagnola affronta la penultima tappa prima delle politiche di novembre: la Catalogna infatti andrà alle urne il 27 settembre, agitando lo spettro indipendentista.

Il voto del 27 settembre
Il presidente regionale catalano Artur Mas formalizzerà infatti oggi la data del voto, evitando di convocare delle elezioni plebiscitarie (cioè convocate su una singola questione, e quindi assai simili al referendum già bocciato dalla Corte Costituzionale) per evitare possibili ricorsi legali da parte di Madrid. Ma varando una lista unica nazionalista il cui programma si basa di fatto sulla richiesta di indipendenza - se necessario anche unilaterale - dal resto della Spagna.

Soluzione federalista la preferita?
Il contesto tuttavia sembra meno promettente per le speranze dei nazionalisti rispetto allo scorso settembre: i sondaggi danno il «sì» all'indipendenza in calo, mentre aumenta il numero di coloro che si dicono favorevoli ad una soluzione federalista o comunque di maggiore autonomia. Una soluzione di buon senso che però si scontra al momento con la scarsa buona volontà del governo centrale, che dopo aver impedito per vie legali la celebrazione di un referendum, per i mesi successivi ha sostanzialmente ignorato la questione limitandosi a ricordare che una dichiarazione unilaterale di indipendenza non è prevista - quindi, non permessa - dalla Costituzione.

Scissioni politiche
Dall'altra parte, la crisi ha provocato la scissione dei nazionalisti conservatori di Convergencia i Uniò: i primi, che mantengono l'appoggio a Mas, si sono dunque uniti con gli indipendentisti di sinistra di Esquerra Republicana (Erc) per presentare una lista unica (Junts pel sì) formata da rappresentanti della società civile e guidata dall'ex eurodeputato Raul Romeva. Uniò invece si è di fatto unita al fronte del federalismo, già integrato dai socialisti del Psc, in forte calo di consensi; contrari a qualsiasi ipotesi secessionista rimangono ovviamente i conservatori del Partido Popular e Ciudadanos, mentre Podemos - come già accaduto per le municipali di Barcellona - non presenterà una propria lista alle regionali, privilegiando le questioni di ordine sociale rispetto a quelle istituzionali (ma nel complesso vedendo di buon occhio la celebrazione di un referendum catalano sul diritto a decidere).

Coinvolgere l'Europa
Quale che sia l'esito del voto, la speranza degli indipendentisti è quella di riuscire a coinvolgere l'Europa nel processo politico, speranza che però si basa necessariamente su una vittoria alle urne a larghissima maggioranza che i sondaggi sembra al momento smentire - e sulla effettiva volontà di Bruxelles di interessarsi alla questione.

Due mesi dopo le politiche
Soprattutto, non va dimenticato che due mesi dopo si terranno le politiche e il Pp - in fortissima perdita di consensi anche epr numerosi casi di corruzione - non ha la minima intenzione di entrare in trattative con il rischio di perdere anche quel voto «patriottico» che ha sempre costituito il bacino principale della formazione post-franchista. Solo dopo le politiche sarà quindi possibile valutare quali siano le effettive forze in campo: in caso di vittoria dei socialisti, con magari un appoggio esterno di Podemos, una soluzione in senso federalista diverrebbe una possibilità; difficile infatti - anche in caso di affermazione del Pp - ipotizzare una dichiarazione di indipendenza unilaterale, priva di sbocchi legali e che giungerebbe in un momento in cui l'Ue è alle prese con altri problemi. 

Bisognerebbe solo applicare la Costituzione...
Va notato tuttavia che tale soluzione federalista non si differenzia molto dallo Stato attuale, almeno in teoria. Il problema infatti è che lo «Stato delle Autonomie» come definito dalla Costituzione, è rimasto in gran parte sulla carta, e non solo per colpa della destra: anche i socialisti hanno spesso privilegiato la necessità di prendere voti su scala nazionale, piuttosto che in alcune determinate regioni. Dopo oltre trent'anni molte delle competenze - soprattutto fiscali - delle Comunità Autonome non sono state ancora trasferite: paradossalmente, l'unica regione che gode di una sostanziale autonomia da un punto di vista finanziario sono i Paesi Baschi - perché nemmeno Franco, grato all'appoggio della grande borghesia basca, derogò i «fueros» di origine medievale.

Devolution, questa sconosciuta
Per risolvere o quanto meno alleviare il problema catalano basterebbe - o almeno, fino a due anni fa sarebbe bastato - dunque rimettere in carreggiata il meccanismo generale di devolution, specie fiscale: probabilmente si renderebbe a questo punto necessaria una riforma costituzionale che desse effettive garanzie di applicazione dei meccanismi autonomici. Va ricordato infatti che lo statuto di autonomia catalano approvato dalle Cortes sotto il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero e dal successivo referendum degli stessi catalani è stato drasticamente limitato dalla Corte Costituzionale, intervenuta su ricorso dei movimenti dell'ultradestra e dello stesso Pp: un «vulnus» che la Catalogna non ha perdonato e che di fatto ha innescato la crisi odierna.