22 agosto 2019
Aggiornato 20:00
Non ha rivali, ma gli ultimi scandali l'hanno indebolita

Presidenziali Usa 2016, la Clinton vince in empatia, ma cade sull'onestà

La popolarità di Hillary Clinton è la più bassa dal 2008: colpa dei recenti scandali sull'ambigua attività di fundraising della fondazione di famiglia e sull'uso di un server e-mail privato da Segretario di Stato. Perché, allora, l'ex first lady, in campagna elettorale, sembra non avere ancora rivali?

WASHINGTON – A cinque mesi dall’avvio della campagna elettorale per le primarie americane, in vista delle presidenziali 2016, è ormai chiaro quale sia il candidato che, da un capo all’altro dello scacchiere politico, stia dominando incontrastato: Hillary Clinton. Ex first lady, ex Segretario di Stato, ex «avversaria» di Obama tra i Dem, la signora della Casa Bianca stacca nei sondaggi gli altri candidati della sua parte, senza che ancora tra i Repubblicani emerga qualcuno capace di tenerle testa.

Lo scandalo delle e-mail
Eppure, secondo i sondaggi di Washington Post-ABC, la popolarità della Clinton è la più bassa dall’aprile 2008 a questa parte. Il Washington Post attribuisce tali dati all’erosione della credibilità dell’ex first lady  connessa alle ambigue attività di fundraising della Fondazione Clinton e al famigerato «e-mail gate». Pare infatti che la Clinton non solo utilizzasse un account di posta elettronica personale per le sue comunicazioni da titolare del Dipartimento di Stato, ma anche che, per farlo, si appoggiasse a un server registrato all’indirizzo della sua casa di Chappaqua, New York, a nome di una misteriosa identità: attività del tutto escluse dalla legge federale.

Per gli americani, la Clinton manca di onestà...
C’è allora chi, come il New York Times, riflette sulle «abitudini caotiche» di casa Clinton, e chi, come il Washington Post, ritiene che, da sempre, i peggiori nemici dei Clinton siano loro stessi. Per il quotidiano della capitale, Hillary, quasi seguendo le orme del marito – che si autosabotò con il Lewinsky-gate –, si sarebbe letteralmente sparata un colpo ai piedi. In effetti, lo scandalo sulle e-mail non è affatto privo di conseguenze, in quanto indice della maggiore tendenza, da parte dell’ex Segretario di Stato, alla segretezza piuttosto che alla trasparenza: non un buon presupposto  per un aspirante alla Casa Bianca. Il sondaggio Post-ABC parla chiaro: solo il 41% degli intervistati ha dichiarato di avere fiducia nella trasparenza della Clinton, contro un  52% che non la ritiene onesta. Non solo: il 55% ha dichiarato di disapprovare l’uso di un server e-mail privato da parte dell’allora Segretario di Stato (così anche un terzo degli elettori democratici); e il 50% non apprezza l’ambigua gestione del fundraising per la fondazione di famiglia (la pensa così più di un quarto dei democratici).

... ma i Repubblicani di empatia
Perché, allora, la Clinton continua a dominare la campagna? Per il Washington Post,  se il problema dell’ex Segretario di Stato è l’onestà, i candidati repubblicani ne avrebbero uno non meno serio: l’empatia. Per il 49% (contro un 46%) degli intervistati, la Clinton è in grado di capire i problemi della gente, mentre ben il 55% (contro un 35%) pensa il contrario di Jeb Bush. E la percezione pare generalizzata ai partiti: già in un sondaggio di gennaio, i Democratici appaiono più in grado di comprendere le problematiche del popolo rispetto ai Repubblicani. Quadro che perpetua quanto accadde nel 2012, quando Obama, nei sondaggi, staccava Mitt Romney soprattutto sulla capacità di interpretare i sentimenti del popolo. Pare proprio che, questa volta, agli americani spetterà soprattutto decidere se, in nome dell’«empatia», saranno disposti a chiudere un occhio sull’«onestà».