26 gennaio 2020
Aggiornato 13:30
Tanti i nodi da sciogliere per la Gran Bretagna

Cameron tra Ue, Scozia e Irlanda

L'avanzata spettacolare dei nazionalisti scozzesi, unita all'intenzione di David Cameron di indire il referendum sulla permanenza britannica nell'Ue, promettono un futuro molto incerto al Regno che all'indomani delle legislative appare meno unito che mai.

LONDRA (askanews) - L'avanzata spettacolare dei nazionalisti scozzesi, unita all'intenzione di David Cameron di indire il referendum sulla permanenza britannica nell'Ue, promettono un futuro molto incerto al Regno che all'indomani delle legislative appare meno unito che mai.

Appartenenza a Ue in dubbio?
Se l'obiettivo del premier che si assicura un altro mandato a Downing Street potrebbe essere quello di rinegoziare i termini dell'appartenza britannica alla casa europea, infatti, la convocazione del referendum. Progetti elettorali di natura divergente (il Partito nazionalista di Scozia è filo-europeo), ma che assieme potrebbero scatenare un sisma di dimensioni difficili da prevedere. D'altronde Cameron è ben cosciente del pericolo che incombe dalla Scozia e non resterà certo a guardare.

Il ruolo della Scozia
L'epicentro delle preoccupazioni per la tenuta del Regno composto da quattro nazioni - Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord, Galles - è oggi infatti Edimburgo. «I nazionalisti del SNP hanno perso una battaglia, ma hanno vinto la guerra», secondo Kate Jenckins, analista della London School of Economics (LSE). Il partito guidato da Nicola Sturgeon ha tradotto in vittoria al voto generale la sconfitta di misura al referendum sull'indipendenza scozzese di sei mesi fa, facendo incetta di 56 seggi su 59 in una parte del Regno considerata fino a poco tempo fa inespugnabile feudo laburista.

Cameron lancia messaggi di unità, ma l'indipendenza è l'obiettivo della Scozia
Cameron, parlando stamani dopo la sua rielezione nel seggio di Witney ha subito tenuto a lanciare un messaggio di unità e di disponibilità a fare concessioni sul piano dell'autonomia. «Soprattuto voglio riunire il nostro Paese, il nostro Regno Unito, attuando prima possibile la devolution sia per il Galles sia per la Scozia» ha detto. «Voglio che il mio partito e il governo che vorrei guidare possano reclamare il manto di una nazione, un Regno Unito». La maggioranza degli osservatori concorda sul fatto che per Sturgeon «l'indipendenza resta l'obiettivo ultimo», come ribadisce Tony Travers, altro esperto della LSE. Questo, al di là della cautela nei toni, delle dichiarazioni sempre volte a rassicurare. La questione non è immediatamente all'ordine del giorno, è stata la linea dettata dalla leader del SNP durante la campagna elettorale, ribadendo che la priorità è ottenere maggiori poteri in termini di gestione delle finanze.

Sturgeon vuole i labour al governo
Sturgeon prima del voto ha sempre dichiarato di volere i Labour al governo, respingendo i dubbi di chi suggeriva che, in fondo, le sarebbe convenuto un esecutivo conservatore, proprio per accelerare il cammino verso un nuovo referendum. La «Merkel scozzese» ha seccamente negato di averlo ammesso in una conversazione con l'ambasciatore francese, che ha sua volta ha smentito i rumours, ma i dubbi sono rimasti. Ora, in ogni caso, la vittoria dei Tories alla Camera dei comuni minaccia seriamente di ampliare le distanze tra SNP e «quelli di Westminster». E non solo. Il trionfo dei nazionalisti scozzesi rischia infatti di ispirare i nazionalisti gallesi del Plaid Cymru, che al voto di ieri hanno rafforzato le loro posizioni nella più povera delle delle quattro nazioni del Regno, incerta sulle proprie ispirazioni. Il Plaid Cymru - di centrosinistra - è avanzato del 12 per cento. E la leader Leanne Wood, che ci tiene a chiamare «La signora Windsor» la Regina Elisabetta II, può compiacersi anche per aver preservato il capitale di tre seggi a Westminster. Quarantatrè anni, Wood ha esordito alla corte della grande politica durante la campagna elettorale partecipando al dibattito tra i setti principali partiti, avvertendo il Labour di non considerare cosa fatta il suo sostegno dopo il voto: è un'idea «arrogante», ha detto.

Le rivendicazioni irlandesi
Il rafforzamento dei nazionalisti in Scozia e Galles è inoltre accompagnato da un'impennata delle rivendicazioni in Irlanda del Nord per maggiori poteri. Il tutto, con lo spettro di una possibile «Brexit» - la fuoriuscita della Gran Bretagna dall'Ue - fatto di nuovo aleggiare oggi dallo stesso Cameron. Ancora prima dei risultati definitivi, infatti, il leader conservatore ha rilanciato la prospettiva di un referendum sulla membership britannica all'Unione europea, che lui ha promesso entro il 2017. La Gran Bretagna «deve convocare il referendum che deciderà il futuro del Regno Unito in Europa».

Nodo Ue
C'è chi pensa che a questo punto Cameron potrebbe anche anticipare i suoi piani, per poter rinegoziare con l'Ue le condizioni per restare dentro l'Ue. Questo potrebbe essere il vero obiettivo, ragionano molti analisti, anche perchè un voto sul "Brexit" potrebbe portare con sè uno «Scotxit", l'addio della Scozia al Regno. Nicola Sturgeon tra l'altro è filo-europea e ha già messo in chiaro che una eventuale fuoriuscita britannica dall'Unione non avrebbe come conseguenza l'archiviazione del capitolo dell'indipendenza scozzese.