23 agosto 2019
Aggiornato 04:00
Sfruttati, anche sessualmente, nelle farm australiane

Anche gli italiani sono immigrati vittime di tratta

Giovani stranieri sfruttati, pagati poco più di 3 dollari all'ora per 11 ore di lavoro al giorno, per raccogliere cipolle, vendemmiare o allevare polli. A volte, lo sfruttamento è anche sessuale. Ma non parliamo di africani schiavizzati nel meridione d'Italia. Parliamo di emigrati italiani, inviluppati in una rete di barbaro sfruttamento in Australia.

BRISBANE - Giovani stranieri sfruttati, pagati poco più di 3 dollari all'ora per 11 ore di lavoro al giorno, per raccogliere cipolle, vendemmiare o allevare polli. A volte, lo sfruttamento diviene selvaggio, barbarico, e padroni e padroncini chiedono  addirittura prestazioni sessuali per integrare la paga. No, non parliamo di migranti stranieri sfruttati a Rosarno o nel meridione italiano: parliamo di emigrati italiani, inviluppati in una rete di barbaro sfruttamento in Australia.

Il documentario scottante
Una situazione disvelata recentemente da un documentario di 45 minuti intitolato: «Sgobbare: gli sporchi segreti dietro il cibo fresco», andato in onda sulla tv australiana Abc. Un'inchiesta che dimostra come il destino di 11 mila giovani italiani migranti nella nuova «Terra promessa» potrebbe diventare analogo a quello delle centinaia di africani sfruttati ogni giorno per pochissimi euro dalle nostre parti. 

250 le segnalazioni di sfruttamento da parte di italiani nel 2014
In larga maggioranza si tratta di giovani provenienti da paesi orientali, ma, tra loro, gli italiani non sono un gruppo poco folto. La maggior parte diplomati e laureati, sbarcati in Australia con la speranza di una vita migliore, e più garanzie per il futuro. Nel solo 2014, sono state 250 le segnalazioni giunte da italiani delle condizioni di vero e proprio schiavismo incontrate nelle farm australiane. Le cifre non sono chiare, perchè sugli 11.000 italiani in Australia, non si sa quanti esattamente lavorino nelle campagne. Inoltre, i più tacciono sulle condizioni di lavoro perché hanno paura di perdere il preziosissimo permesso di soggiorno. Il permesso di lavoro stagionale, infatti, consente di superare le severe leggi australiane sull’immigrazione e di avere una prima sistemazione nel Paese. La speranza, ovviamente, è che dalla campagna, prima o poi, arrivi l'occasione di spostarsi altrove, per ottenere un lavoro più qualificato.

Testimonianze sconvolgenti
L’inchiesta ha fatto particolarmente scalpore in Australia, e ha messo in ginocchio l’immagine di alcune società che si servono dai fornitori-aguzzini, che sono finite sotto boicottaggio con il passaparola dei social network. Il ministero dell’immigrazione ha cercato di metterci una pezza, consigliando ai migranti di rivolgersi «ai mediatori giusti». Ma l’indignazione è salita ancora perché il governo ha comunque respinto la richiesta di istituire una task-force internazionale per accertare i fatti e prevenire gli abusi. Le testimonianze riportate dal Corriere della Sera sono terrificanti: due ragazze, impiegate per un'azienda che produceva cipolle rosse, hanno raccontato di aver lavorato dalle sette alle sei di mattina, anche sotto la pioggia, e senza poter andare in bagno. Un ragazzo, addirittura, è scivolato giù da un tetto, ferendosi gravemente, senza che il datore di lavoro ammettesse la sua responsabilità. Una situazione ai limiti della barbarie, dove le vittime sono nostri connazionali.