3 marzo 2024
Aggiornato 03:00
Russia | Omicidio Nemtsov

C'è l'identikit del killer di Nemtsov

Il cielo grigio schiacciava Mosca mentre il corteo in memoria di Boris Nemtsov si dipanava attraverso il centro. Un clima pesante e senza speranza. Bandiere russe che marciavano in fila, portate da manifestanti con volti scuri.

MOSCA (AskaNews) - Il cielo grigio schiacciava Mosca mentre il corteo in memoria di Boris Nemtsov si dipanava attraverso il centro. Un clima pesante e senza speranza. Bandiere russe che marciavano in fila, portate da manifestanti con volti scuri. Gonfi di pianto e segnati dallo sgomento. Sfilavano sul lungo riva del fiume sino al ponte verso la Piazza Rossa, dove meno di 48 ore prima, si consumava l'assassinio dell'ex golden boy di Boris Eltsin e politico anti Putin.

Una promessa mancata - Doveva essere il grande ritorno dell'opposizione russa: i suoi organizzatori, solo qualche settimana fa, sognavano la «Primavera» moscovita dopo la Maidan ucraina. Era invece una festa al contrario, come lo sono un po' tutti i funerali e le marce funebri. Gli slogan «Russia senza Putin» erano scanditi sommessamente. I «Je suis Nemtsov» o lo striscione nero «gli eroi non muoiono» erano più che dei mantra primaverili, il crepuscolo autunnale di un futuro che a detta di molti non si preannuncia per nulla allegro.
Ma in fondo cosa c'è di più triste della morte violenta di una promessa mancata, quale era appunto Nemtsov. Prima star in ascesa della politica anni Novanta, poi oscurato da Vladimir Putin e persino disconosciuto dallo stesso Boris Eltsin, colui che lo aveva scoperto.
Quello che si leggeva negli occhi dei moscoviti scesi in piazza oggi - intorno a 50 mila persone molti dei quali con il tricolore russo - era soprattutto la disillusione di poter cambiare una storia, che a un certo punto ha preso una tangente diversa da quella che ci si aspettava. E ora, con lo scontro in Ucraina tra Kiev e separatisti leggermente sopito, ma non risolto, ogni minuto sembra il preludio di qualcosa di terribile.

C'è poi la cronaca. Un deputato ucraino del gruppo Petro Poroshenko è stato fermato dalla polizia russa durante la marcia: si tratta di Alexey Goncharenko che rischia grosso, e potrebbe diventare un imputato con l'accusa di coinvolgimento nel massacro di Odessa, il 2 maggio 2014. Messo sotto interrogatorio, mentre proprio oggi a Kiev si è tenuta una preghiera interreligiosa per la liberazione di Nadia Savchenko, la pilota ucraina detenuta in Russia con l'accusa di complicità nell'omicidio di due reporter in Ucraina.
Ci sono le polemiche. In primis quella che è andata a lambire l'ambasciatore Usa a Mosca, John Tefft, accusato di aver portato un mazzo di fiori con il bicolore ucraino sul luogo del delitto. Immediata la smentita via Twitter della diplomazia a stelle e strisce: «una bufala», che però in rete si è rapidamente diffusa.
C'è la curiosità morbosa sulla fidanzata modella - poco più che ventenne - di Nemtsov, Anna Duritskaja che ha assistito all'assassinio del suo uomo e ora è messa sotto stretta sorveglianza. E ancora alcuni volti che sembrano riemergere dagli anni Novanta: dall'ex socio di Mikhail Khodorkovsky, Platon Lebedev, apparso nel corteo, a Irina Khakamada, anche lei politica del passato che propone di dedicare una strada all'amico Boris.

E ancora l'identikit del killer, fuggito su un'auto targata Caucaso. Secondo l'indagine, si tratta di un uomo di 170-175 centimetri, corporatura media con i capelli scuri e corti, indossava dei jeans e un maglione marrone. Sarebbe saltato su una VAZ-21102, grigio metallizzato, con targa dell'Ossezia del Nord (le ultime tre cifre delle targhe russe indicano infatti la regione, Mosca ad esempio è 177). Il numero della targa è stato memorizzato da un testimone oculare, ma per ora non è stata rintracciata. Insomma cercarlo sarà come trovare un ago in un pagliaio.