5 dicembre 2023
Aggiornato 07:00
Tutte le ipotesi di un nuovo omicidio «à la russe»

Chi ha ucciso Nemtsov? Le 5 piste dell'inchiesta

È una vera bomba per l'attualità russa la morte di Boris Nemtsov, 55 anni, critico implacabile di Vladimir Putin, ma ormai un ex: ex vicepremier, ex golden boy di Etsin e politico marginale persino per l'opposizione.

MOSCA - È una vera bomba per l'attualità russa la morte di Boris Nemtsov, 55 anni, critico implacabile di Vladimir Putin, ma ormai un ex: ex vicepremier, ex golden boy di Etsin e politico marginale persino per l'opposizione. Una bomba, soprattutto alla vigilia di una manifestazione che già dal suo battesimo voleva essere un problema per il Cremlino: il corteo di domani era stato annunciato come «Primavera» e l'opposizione tra le righe, faceva trapelare il desiderio di portare la Maidan a Mosca, ossia una nuova ondata di proteste, cavalcando l'onda dei disagi economici russi provocati dal barile debole. Ora gli oppositori puntano il dito contro il potere centrale, come già successo per altri omicidi eccellenti, dalla reporter Anna Politkovskaya all'oligarca Boris Berezovskij. Mentre il Cremlino, e anche l'ex fautore della perestroika Michail Gorbaciov denunciano una volontà di «destabilizzare» il Paese, proprio quando la crisi tra la Russia e l'Ucraina stava prendendo una china discendente.

REBUS SERVITO «À LA RUSSE» - L'omicidio prende dunque tutti i colori dell'attualità politica, ma anche le ombre del solito rebus servito «à la russe». O meglio di un sacrificio, sotto le vigili telecamere del Cremlino, di cui sono cosparse le torri rosse della fortezza. Nemtsov è stato ucciso all'imbocco del ponte più centrale di Mosca, quello che dalla Piazza Rossa porta verso l'altra riva della Moscova: al tempo degli zar era la traiettoria tra la dimora del sovrano e il quartiere dei ricchi mercanti. Ma Nemtsov era anche la strada per tornare a casa. Viveva a pochi metri di distanza.

NEMICO DI PUTIN - Tutti i collaboratori di Nemtsov e gli altri colleghi di opposizione sembrano puntare il dito contro il potere centrale, sottolineando il tempismo dell'assassinio. Nella recente manifestazione pro Putin a Mosca, Nemtsov compariva su alcuni cartelli come «organizzatore della Maidan» e quindi nemico. In base alle indiscrezioni, l'ex vicepremier stava redigendo un nuovo dossier anti Putin, questa volta su un tema molto delicato per Mosca: gli spostamenti delle truppe russe in relazione all'Ucraina. Un nuovo capitolo, dopo altri libelli regolarmente distribuiti alle manifestazioni di piazza: «Putin. Risultati. 10 anni», «Putin. La corruzione». Secondo altri, c'erano state minacce precise nei suoi confronti e Alexander Zaldostanov, il capo degli harleysti russi pro Putin, «il chirurgo» era stato citato su Twitter mentre esprimeva il seguente concetto: la paura della morte è l'unico modo di fermare la Maidan in Russia.

LA TESI DEL SABOTAGGIO - il potere centrale russo questa volta ha esternato con grande velocità. Attraverso il suo portavoce Dmitri Peskov, Putin ha definito l'assalto «un brutale omicidio con tutte le caratteristiche di un assassinio su commissione, puramente provocatorio». Peskov ha anche notato che Nemtsov dal punto di vista politico non rappresentava una minaccia per Putin. Più diretto l'ex leader sovietico Mikhail Gorbaciov: «Il delitto sul ponte (accanto al Cremlino) è un tentativo di spingere la situazione verso una complicazione, forse anche di destabilizzare il paese, di rafforzare l'opposizione», ha detto. Sia da una parte che dall'altra, è chiaro il riferimento ad interventi esterni rispetto alla situazione russa, come già le reiterate accuse agli Usa e all'Occidente di essere dietro alla rivolta della Maidan a Kiev.

CRIMINE ATTENTAMENTE PIANIFICATO - Secondo il Comitato di Inchiesta russo il crimine è «stato attentamente pianificato», come anche «il luogo scelto per l'uccisione» ha detto il portavoce del Comitato Vladimir Markin. Secondo l'indagine, Nemtsov si stava dirigendo con la sua compagna nel suo appartamento, che si trova vicino alla scena del delitto. «Ed è ovvio che gli organizzatori e gli esecutori di questo crimine erano consapevoli del percorso».

PISTA ESTREMISMO ISLAMICO - A Mosca si segue anche una pista di estremismo islamico nelle indagini sulla morte dell'oppositore anti Putin e Nemtsov, che a quanto emerge, aveva preso una posizione netta sulla strage a Parigi alla redazione di Charlie Hebdo e «per questo aveva ricevuto minacce», dice Markin.

ALTRE PISTE - esistono comunque altre tracce seguite dagli investigatori che rispondono a Putin. Anche se con meno convinzione, non vengono escluse le possibilità di un omicidio legato alle attività commerciali di Nemtsov o anche per odio o antipatia personale.

Fonte AskaNews