20 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
I professionisti della sicurezza informatica non plaudono ad Anonymous

Gli sceriffi di internet: «L'hackeraggio contro l'Isis? Speriamo non sia solo propaganda»

Anonymous attacca ancora. Nel mirino della comunità hacker più celebre al mondo c'è, dalla strage parigina del Charlie Hebdo, lo Stato Islamico. Con un video diffuso in rete, gli hacktivisti dichiarano guerra all'Isis 'spegnendo' o disattivando centinaia di account Twitter e Facebook di jihadisti.

MILANO«Il problema di giustificare operazioni di questo genere è che nessuna di queste operazioni è giustificabile». Così un membro del consiglio direttivo dell'Associazione Italiana Professionisti Sicurezza Informatica commenta e condanna gli ultimi attacchi condotti da Anonymous nei confronti dell'Isis. «Anche se un utente qualsiasi di qualsiasi sistema informatico dimentica di settare una password abbastanza forte, comunque non è in nessun caso giustificato l'hackeraggio nei suoi confronti. Se anche qualcuno non si comportasse in maniera corretta e lasciasse aperta la porta di casa, comunque a nessuno è consentito entrare e fare danni», spiega in un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it.

IN CERCA DI NOTORIETA'? - È chiaro, chiarissimo il concetto: violare la rete è reato, l'azione portata avanti dal gruppo di cyberattivisti lo è altrettanto. «Il fenomeno dell'hackeraggio, così com'è condotto anche da Anonymous, purtroppo è normale, non sono neanche operazioni in certi casi particolarmente difficili da condurre. Il fatto che Anonymous abbia provveduto a pubblicizzare un'operazione di questo genere, viene anche a vantaggio della fama che Anonymous si costruisce di essere capace di fare qualsiasi operazione online», continua il membro dell'AIPSI. «Da quanto mi risulta, sono stati hackerati account di Twitter e di Facebook, qualche down sui siti web, ma se i membri dell'Isis attaccati non sono particolarmente organizzati purtroppo non è un'operazione complicata. Diversa è la valenza non tanto tecnologica, quanto politica di questo hackeraggio mirato a strutture o comunque personaggi appartenenti all'Isis. Chiaramente dà una certa notorietà ad Anonymous che, ricordo, è stato colpito l'anno scorso dalle operazioni della polizia, con qualche arresto».

L'APPETIBILITA' DELLO STATO ISLAMICO - È un modo di farsi pubblicità, dunque? «Le motivazioni dei cosiddetti hacker o cracker sono di vario tipo. Tecnicamente quelli più pericolosi tendono a non farlo sapere in giro, sempre parlando in senso generale. Sembra un po' una mossa propagandistica, per lo meno dall'esterno. La parola hacker deriva da un verbo americano che è totalmente inoffensivo. In generale l'azione dell'hacker può essere anche molto complicata, dipende sicuramente dall'appetibilità dell'obiettivo. Cioè in questo caso l'appetibilità deriva dall'aver attaccato tutti i siti dell'Isis, ventimila pare abbiano dichiarato, e questo porta sui giornali: l'appetibilità deriva da quello. L'appetibilità più alta è, chiaramente, dove sono i soldi. Quindi a questo punto le modalità di attacco possono anche essere molto molto complesse, protrarsi nel tempo, non con un singolo attacco, ma con molti attacchi, come succede in genere. La cosa più semplice è successa quando sono state hackerate le fotografie delle star, perché non avevano protetto gli account e riuscire a questo punto ad entrare in possesso di questo tipo di informazioni, non dico che fosse semplice, ma appunto è come se abbiano lasciato aperta la porta di casa e qualcuno è riuscito ad infilarsi».

#OpISIS: LA GUERRA DEI CYBERATTIVISTI - «Sarete trattati come un virus, e noi siamo la cura». Così la comunità hacker più celebre del mondo annuncia che la guerra all'Isis non si arresta e andrà avanti finché il virus non sarà estinto. Come? Spegnendo e disattivando gli account di Twitter e Facebook di presunti appartenenti al mondo jihadista. Ha inizio l'operazione #OpISIS. L'intenzione di Anonymous è stata comunicata attraverso un video apparso sulla rete un paio di giorni fa in cui si ribadisce quanto annunciato dagli hacker all'indomani della strage parigina del Charlie Hebdo. «Attaccheremo e metteremo offline tutti i siti della galassia jihadista», dicevano il 9 gennaio, in quella che è stata battezzata #OpCharlie e che ha dato il via alla guerra alla Jihad. E mantenendo fede alla promessa fatta, oggi gli 'hacktivisti' – così sono stati battezzati gli attivisti hacker, i dissidenti della rete – tornano a colpire lo Stato islamico e 'spengono' centinaia di account.

L'ATTACCO ALL'ISIS - «L’Operazione Isis continua. Siamo musulmani, cristiani,ebrei» e, ancora: «i terroristi che si definiscono Stato islamico non sono musulmani». Queste le parole del comunicato diffuso nelle ultime ore dalla comunità online che agisce nel più completo anonimato. Nessun ceto sociale, nessuna età e nessuna religione: Anonymous si autoproclama paladino della giustizia, surclassa qualsiasi legge e agisce nel nome della giustizia. I seguaci del califfato non avranno tregua, Anonymous continuerà la sua guerra nei confronti del terrorismo, iniziando – come accaduto nelle ultime ore – a spegnere gli account dei reclutatori della guerra santa combattuta dai terroristi al grido di «Allah ». «Vi daremo la caccia – recita in conclusione il video diffuso da Anonymous – spegneremo i vostri siti, account, email e riveleremo chi siete. D'ora in poi non ci sono luoghi sicuri per voi online. Sarete trattati come un virus e noi siamo la cura. Internet è nostro».