25 gennaio 2022
Aggiornato 08:00
In vista dell'accordo sul nucleare

Obama tratta sotto banco con Ayatollah

Aggirare il Congresso statunitense in caso di accordo sul nucleare con l'Iran. E' l'obiettivo del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, secondo il New York Times. Cercherà la sospensione delle sanzioni, che rientra nei suoi poteri a prescindere dalla volontà del Congresso.

NEW YORK - Aggirare il Congresso statunitense in caso di accordo sul nucleare con l'Iran. E' l'obiettivo del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, secondo il New York Times.

TRATTATIVE IN CORSO PER IL NUCLEARE - Washington è da tempo impegnata in un difficile confronto sul programma nucleare iraniano con Teheran per cercare di raggiungere un accordo entro cinque settimane, che sarebbe accolto dalla Casa Bianca come il più importante a livello internazionale dell'era Obama. Difficile prevedere se l'intesa sarà raggiunta, nei termini stabiliti o grazie a un ulteriore prolungamento dei colloqui, ma la Casa Bianca ha già preso una decisione molto importante: in caso di accordo, Obama farebbe tutto il possibile per evitare il voto del Congresso sull'abrogazione delle sanzioni.

OBAMA CONTRO IL CONGRESSO - Un'intesa, infatti, è possibile solo se gli Stati Uniti metteranno fine alle dure sanzioni contro Teheran, che hanno fortemente indebolito l'economia iraniana. Obama, però, non ha l'autorità per abolire in maniera definitiva le sanzioni, un passo che può essere intrapreso solo dal Congresso. C'è però un'alternativa: il dipartimento del Tesoro americano, in uno studio dettagliato, ha concluso che Obama ha l'autorità per sospendere la gran parte delle sanzioni senza ottenere l'assenso del Congresso.

SERVONO TRE ACCORDI - Anche se il partito democratico dovesse mantenere la maggioranza in Senato, dopo le elezioni di metà mandato del 4 novembre, le possibilità che il Congresso possa abrogare le sanzioni sono ridotte. Per questo, ha dichiarato un funzionario dell'amministrazione, la Casa Bianca non cercherà "per anni" un'intesa in Congresso. Per arrivare a un accordo definitivo con l'Iran, sottolinea il Times, ne servono in realtà tre: il primo è tra i negoziatori del presidente Obama e il team guidato dal ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif; il secondo è tra Zarif e le componenti conservatrici in Iran che non vedono i vantaggi di un accordo con la comunità internazionale; il terzo è tra Obama e il Congresso.

IL SENATO NON SI FARA' DA PARTE - L'accordo con l'Iran non sarebbe formalmente un trattato internazionale e quindi non avrebbe bisogno dell'approvazione dei due terzi del Senato. Nonostante ciò, il Senato non ha intenzione di farsi da parte: il presidente della commissione Esteri, il democratico Robert Menendez, ha presentato una proposta di legge per rafforzare le sanzioni contro l'Iran, nel caso non fosse raggiunto un accordo entro il 24 novembre, la data fissata dai Paesi che sono impegnati nei negoziati (oltre a Iran e Stati Uniti, gli altri quattro membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ovvero Regno Unito, Francia, Russia e Cina, e la Germania). Il repubblicano Mark Kirk ha invece detto che «il Congresso non permetterà al presidente di sbarazzarsi unilateralmente di sanzioni che il Senato ha passato con 99 voti favorevoli e zero contrari", riferendosi alla votazione con cui, nel 2010, gli Stati Uniti hanno imposto la più dura serie di sanzioni a Teheran.