9 dicembre 2019
Aggiornato 13:00

Arriverà dall’Ucraina una «primavera europea»?

Il 29 gennaio Seumas Milne, osservatore del Guardian , ha così commentato la posizione della NATO sugli avvenimenti in Ucraina: «Ogni dubbio in merito al fatto che gli sforzi dell’Ue di chiedere in moglie l’Ucraina siano strettamente legati alla strategia militare occidentale è stato dissipato oggi dal segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen»

L’accordo dell’Ue con l’Ucraina è adesso vitalmente necessario anche per la NATO. Le recenti guerre in Medioriente sono state fallimentari, impopolari e molto dispendiose. Con la loro conclusione si è rafforzata la tendenza di riduzione delle spese per la difesa nei paesi europei. Ma in Ucraina la presenza della NATO sarebbe economicamente giustificata. Nel corso dell’espansione verso l’Est dell’Europa le condizioni degli accordi con i nuovi membri e partner nella sfera della difesa garantiscono tradizionalmente alle strutture finanziarie ed economiche dell’Ue l’occupazione di nuovi mercati e risorse, l’espulsione e soppressione dei concorrenti esterni e locali.

Ma nel caldo delle battaglie senza sangue per le nuove terre gli strateghi europei sembra perdono di vista la condizione principale di qualsiasi vittoria, ossia le retrovie sicure. L’esercito dei diplomatici e dei funzionari è impaziente di iniziare la marcia verso est lasciando spensieratamente dietro le spalle i paesi battuti dalle multinazionali e dalle banche. I popoli di questi paesi sperano in un miracolo, ma i paesi poveri sono rimasti tali. I loro cittadini definiscono adesso l’Ue «Francogermania» e ritengono se stessi «europei di seconda classe». Non tutti sono pronti a rassegnarsi a tale stato delle cose. Scontri crudeli tra polizia e manifestanti, molto simili a quelli di Kiev, sono avvenuti in tutta l’Europa molto prima che in Ucraina.

Ma la somiglianza più pericolosa è un’altra. Come in Ucraina, l’ondata di malcontento popolare è stata dominata adesso da populisti e nazionalisti. I primi promettono una soluzione incredibilmente rapida di tutti i problemi, i secondi indicano i nemici e i metodi di conseguimento degli obiettivi. I metodi dei radicali sono noti. In Ucraina le necessarie soluzioni sono state strappate alle autorità per mezzo di bottoglie molotov e mediante l’occupazione di edifici amministrativi.

Già nel marzo dell’anno scorso Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo, in un’intervista allo Spiegel ha ammonito sul pericolo reale di una «primavera europea» calda. Ha paragonato l’attuale radicalizzazione degli umori in Europa con gli anni 1930 ed ha lanciato un avvertimento: «I demoni non sono stati cacciati via, gli stessi sono dormono». Secondo le sue parole, «chi ritiene che la eterna questione della guerra e della pace in Europa sia stata definitivamente seppellita compie probabilmente un errore fatale».

A quanto risulta, proprio tale errore viene fatto dalle autorità europee quando si affrettano a realizzare un nuovo dubbio progetto geopolitico. Appoggiando apertamente i radicali e i nazionalisti sul «fronte ucraino» svegliano inevitabilmente i «demoni» nella propria casa.

D’altronde, i dirigenti dell’Ue ritengono probabilmente che gli organi finanziari siano in grado di risolvere i problemi interni dell’Europa. Tali organi sono la Eurocommissione, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. La loro unione, non si sa perché, è stata chiamata con la parola russa «trojka». La trojka russa è un tiro di tre cavalli per una corsa veloce su lunghe distanze. La «trojka» europea non può invece vantarsi di una marcia veloce e di vittorie evidenti. Il carro pesante con i problemi europei si muove molto lentamente. Sorge la domanda: dopo essersi svegliati i «demoni» europei si aspetteranno pazienti un happy end?

Nella steppa presso la città ucraina di Kakhovka si erge un carro in bronzo amato di mitragliatrice, cioè un’altra versione di trojka. Questo monumento ricorda le battaglie della guerra civile. La guerra scoppiò allora perché i problemi interni venivano ignorati in nome del conseguimento di vittorie esterne. Non vorrei che per la difesa dell’economia europea dai «demoni» locali sulla «trojka» europea venisse un giorno montata una mitragliatrice.